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L’efficienza energetica resta la scelta obbligata

Dopo il lockdown, le imprese hanno grande voglia di ripartire subito, investendo prima di tutto su strumenti che portano in primo piano la sostenibilità e la salvaguardia ambientale. Intesa Sanpaolo taglia i fondi al carbone

di Jacopo Giliberto

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(Epa)

Dopo il lockdown, le imprese hanno grande voglia di ripartire subito, investendo prima di tutto su strumenti che portano in primo piano la sostenibilità e la salvaguardia ambientale. Intesa Sanpaolo taglia i fondi al carbone


3' di lettura

Al bando i dubbi. Spazzare le incertezze. Anche se i segnali sono ambivalenti, come mostra il caso del petrolio, nel comparto dell’energia potrebbe non esserci alternativa alla sostenibilità. Il terrificante contagio virale ha dissolto il velo che offuscava molte cose e ne ha delineato in modo nitido i contorni.

Ora le imprese non hanno dubbi: bisogna frugare nelle tasche per cercare i pochi soldi disponibili per investire, e quei pochi soldi vanno usati per l’efficienza e la sostenibilità. Un indicatore per tutti: se Terna rileva che in aprile in Italia la domanda elettrica è crollata del 17,2%, ha osservato che in un mercato fatto più piccolo è cresciuto il peso delle rinnovabili, salito al 47%. In altre parole, in questi giorni quasi metà della corrente italiana viene da vento, sole e acqua.

La scelta di Intesa Sanpaolo

Il crollo dei prezzi del greggio induce a bruciare più greggio, ora più competitivo, ma al tempo stesso dice che la domanda con gradualità snobba il greggio. Nel mondo il nucleare torna a suscitare interesse, visto che non emette un filo di fumo né di CO2. In questi giorni Intesa Sanpaolo ha deciso di non sostenere più alcun progetto basato sul carbone e gli amministratori delegati dell’Oil and Gas Climate Initiative (Ogci), organizzazione internazionale di settore di cui Eni fa parte, hanno firmato una lettera aperta che ribadisce l’impegno per contrastare l’emergenza climatica.

Intesa Sanpaolo ha invece messo a punto un’offerta di finanziamenti “green” ovvero mutui e prestiti personali che premiano con condizioni di tasso vantaggiose chi acquista immobili ad elevata efficienza energetica e chi effettua una riqualificazione volta ad aumentarne la classe energetica di appartenenza. In Italia, solo il 30% degli immobili appartiene a una classe energetica medio-alta, il resto necessita di lavori .

La frenata economica indotta dal contagio – ma indotta soprattutto dalle misure per contrastarlo – dice che sopravvive meglio chi ha forzato verso l’efficienza energetica. Gli investimenti nell’efficienza energetica rallentano, e allarmi arrivano dalle associazioni delle imprese che producono risparmio di energia come l’Assoesco e l’Esco Unite, ma in questi tempi difficili il desiderio di risparmiare invoglia proprio gli investimenti nell’efficienza, come confermano gli incentivi del Governo.

La regola dei 67 anni

Ma anche le migliori intenzioni della politica sono tarlate dalla solita malattia italiana. La voglia compulsiva di normare. Il desiderio moralizzatore di imporre controlli quasi sempre inutili, sempre inapplicabili. Serviranno «67 anni per fare il Pniec», protesta Gibì Zorzoli, uno dei più autorevoli esperti di energia in Europa. I 67 anni di cui parla Zorzoli «sarà il tempo necessario per realizzare il Piano Nazionale Energia e Clima, se il tasso di autorizzazioni di impianti a fonti rinnovabili rimanesse quello del 2017-2018».

Nel 2019 erano in esercizio in Italia circa 900mila impianti con fonti rinnovabili elettriche, pari a 55.500 megawatt, e il Gestore dei servizi energetici aveva gestito 11,4 miliardi prelevati dalle bollette degli italiani per incentivare l’energia prodotta da rinnovabili.

Tre motivazioni che spingono la sostenibilità

« C’è grande voglia di ripartire subito e bene, investendo su nuove modalità che portano in primo piano la sostenibilità e la salvaguardia ambientale», sottolinea Simone Demarchi, amministratore delegato di Axpo Italia, fra le principali aziende del mercato energetico italiano. Axpo ha condotto una ricerca tra cento grandi imprese e per l’83% di esse occorre investire nell’ambiente e nella digitalizzazione. Aggiunge l’avvocato dell’energia Lorenzo Parola (Herbert Smith Freehills): «La crisi sta accelerando la transizione energetica per tre ragioni: una motivazione politica, una natura economica e, infine, radici sociologiche».

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    Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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