Aperture d’oltremanica

L’eleganza italiana conquista le vie di Londra: da Marinella a Barba, ecco i nuovi indirizzi

Sempre più numerose le boutique del formale made in Italy che aprono nel cuore della capitale britannica, pronte a far concorrenza allo stile british con la loro vocazione sartoriale

di Simone Filippetti

3' di lettura

Sotto i portici della ottocentesca Burlington Arcade, tra i negozi della più famosa galleria di lusso di Londra, nel cuore di Piccadilly, accanto alla Royal Academy of Arts, spunta un nuovo marchio italiano: è Marinella di Napoli. Il giorno dell'inaugurazione, ai primi di febbraio, gli ospiti hanno potuto scegliere e alcune sarte arrivate dall'Italia hanno confezionato in esclusiva e in soli 45 minuti la cravatta celebre e apprezzata in tutto il mondo.

Lo storico sarto-artigiano napoletano ha fatto indossare le sue cravatte ai presidenti americani di tutte le epoche e di tutti i colori politici: dall'inarrivabile JFK a Bill Clinton, dai Bush (padre e figlio) a Barack Obama, con l'eccezione di Donald Trump a cui i Marinella dissero di no 30 anni fa (ma Silvio Berlusconi gliene ha regalate alcune). Ora ha aperto un piccolo negozio in pieno centro, anche se non si tratta di un debutto vero e proprio: il marchio, infatti, aveva aperto anni fa un primo punto vendita nella capitale britannica, ma poi era stato chiuso. Da tempo, però, meditava un ritorno. «È un cerchio che torna a chiudersi», commenta Maurizio Marinella, contento di tornare nella città da dove, in fondo, tutto è partito. Ai primi del ‘900 suo nonno aprì il negozio di Riviera di Chiaia, davanti alla Villa Comunale, che all'epoca si chiamava Villa Reale: «Voleva vestire nobili e gentiluomini, e all'epoca lo stile dell'eleganza maschile era britannico», nota.

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Lo stile Marinella oltre la cravatta

La cifra inglese è ancora rimasta dopo oltre un secolo. Nella piccola ma raffinata boutique di Londra, Marinella non vende solo le tradizionali cravatte: da tempo la casa napoletana si è anche allargata a capispalla, camicie e altri accessori. Lo stile è coerente, ma è un modo per diversificare e incrementare i ricavi, in un mondo dove la cravatta sta diventando demodé, specie tra i giovani.

L'abbigliamento Made in Napoli della famiglia Marinella è l'ultimo in ordine di tempo, tra i marchi della moda italiana, a sbarcare a Piccadilly. Lungo la via, accanto alla storico palazzo di Fortnum&Mason, ha aperto da un paio d'anni il monomarca di Luca Faloni. Fondata nel 2014 a Torino, la casa di abbigliamento maschile, che si ispira alla filosofia slowear, e fa del minimalismo la sua cifra, vende ai londinesi capi con filati di cachemire Cariaggi (che è anche il fornitore di Brunello Cucinelli), cotone e lino di altissima qualità.

Il formale italiano a fianco dei big dell’eleganza britannica

Nel fazzoletto tra Piccadilly e la parallela Jermyn Street, da sempre il cuore dei negozi da uomo a Londra, negli ultimi anni si è assistito a una sorta di invasione di Made in Italy: c'è la moda pronta, e accessibile, di Boggi, catena da 180 negozi in tutto il mondo e oltre 200 milioni di fatturato, e un altro napoletano del lusso, Barba. Nato come terzista negli Anni 60, e oggi marchio di fascia alta, Mario Barba è la seconda generazione di un'azienda orgogliosamente familiare: il padre Antonio aveva un piccolo laboratorio a Secondigliano, dove produceva intimo maschile per note marche nazionali; il fratello di Mario, Raffaele, per anni ha girato l'Italia con una Fiat Tipo, portando con sé una valigetta 24 ore con il campionario, cercando commercianti che credessero nel loro prodotto. Oggi Barba non solo è nell'Olimpo dello shopping maschile di Londra, ma è anche diventato un marchio forte in Nord Europa: fattura 15 milioni di euro e impiega 150 dipendenti.

L’abbassamento dei prezzi causa Covid porta nuove aperture

Questa “colonizzazione” dello stile italiano nel sancta sanctorum dell'eleganza maschile britannica - ancora difesa da vetrine storiche come Tricker's, Church's o il barbiere-articoli per il corpo Taylor of Old Bond Street - è anche frutto del terremoto sul mercato immobiliare di Londra post Covid. Nonostante la spericolata politica del governo Johnson, cioè tenere tutto aperto per evitare il tracollo economico (che nel suo complesso ha funzionato), lungo Piccadilly molte vetrine sono state comunque abbandonate. Il Covid ha lasciato cicatrici. Ma non tutto il virus viene per nuocere: la chiusura di saracinesche ha avuto un effetto benefico sul mercato immobiliare, perché ha abbassato prezzi prima inaccessibili. Lo riconosce lo stesso Marinella: «Siamo entrati nella Burlington Arcade grazie al calo dei canoni dopo la crisi innescata dal Covid», dice. La pandemia apre anche opportunità.


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