settori in emergenza

L’elenco delle richieste della Camera dei Buyer alle istituzioni

Chiusi dal 12 marzo, i negozi multimarca della moda sono in crisi di liquidità e hanno bisogno di flessibilità su scadenze e oneri fiscali e previdenziali, canoni di locazione e defiscalizzazione di molte spese fisse e da fare per la ripresa


3' di lettura


Le proposte di Camera Buyer (Cbi) per sostenere la filiera nazionale, partendo dal quadro generale: la merce che si vende nei negozi di moda è merce deperibile e in 90 giorni di solito si sconta. La perdita di margine in queste condizioni – serrata totale dal 12 marzo, data di riapertura incerta – è quindi duplice per le aziende del comparto:
- Viene ridotto il tempo di vendita in negozio (e aumentato il tasso di sconto)
- Viene appesantita la cassa con l’arrivo della nuova collezione, mentre non è stata venduta la precedente;
- C’è il rischio di avere una montagna di rimanenze e tutto il mercato invaso da merce che costa poco e svilisce i marchi.

Tre possibili soluzioni
La prima è la modifica temporale dei sistemi di tempificazione stagionale, perché – spiega Francesco Tombolini, presidente di Cbi – l’errore più grande sarebbe lavorare come se nulla fosse cambiato. Non importa se le piattaforme praticano tanti sconti, Cbi propone:

- Spostamento dei saldi ufficiali in tardo agosto;
- Spostamento delle consegne per l’autunno-inverno (A-I) 2020-21 in settembre;
- Acquisto della primavera-estate (P-E) 2021 (in maniera molto minore) in settembre/ ottobre.

Occorre sostenere la gestione delle collezioni P-E ed A-I 20-21, poiché c’è bisogno di consolidare:
- I pagamenti della P-E;
- Sconti della P-E che avranno comunque bisogno di marginalità;
- Riduzione ove possibile di ordini dell’A-I, oppure sconti e marginalità;
- Pagamenti dell’A-I, “ritempificati”

Crisi di liquidità e circolante
Serve un fondo comune dove poter iscrivere tutte queste assenze di liquidità: continuare a pagare, molte volte in anticipo, merce ordinata in altri momenti e soprattutto con i negozi chiusi non è possibile. Il fondo
di garanzia collettivo potrebbe essere costruito con l’aiuto di una banca nazionale.

Gli accordi fiscali, contabili e amministrativi
La seconda soluzione riguarda altri tipi di spese e scadenze e potrebbe essere così declinata:
- Svalutazione massiva della merce P-E 20 e delle rimanenze, con conseguente defiscalizzazione del loro valore;
- Svalutazione massiva delle rimanenze dei semilavorati della P-E 20 e delle posizioni in lavorazione, con conseguente defiscalizzazione del loro valore;
- Defiscalizzazione di tutte le spese di marketing e di comunicazione;
d. Defiscalizzazione degli investimenti e delle revenues da attività digitale;
- Defiscalizzazione e creazione di bonus smart tax per tutti gli investimenti, nella costruzione di attività commerciale;
- Scalo di tutti gli oneri Inps per tutte le nuovi assunzioni sotto i 25 anni per i prossimi 5 anni;
- Defiscalizzazione di tutti i costi di sviluppo digitale:
- Bonus fiscale per la costruzione di prodotti con materiali in magazzino;
- Contributo in percentuale da definire del prelievo Iva per la messa a norma nelle aziende e nei negozi di dispositivi anti coronavirus;
- Contributo in super ammortamento per la svalutazione di tutta la merce A-I 20;
- Possibilità contabile di costruzione di un fondo svalutazione crediti/debiti deteriorati, per merce acquistata nell’anno 2020;
- Defiscalizzazione di tutte le entrate provenienti da vendite digitali;
- Contributo del 50% sulla costruzione di team digitali di creazione dei contenuti digitali sia lato prodotto sia lato spedizioni;
- Possibilità di capitalizzare tutte le spese di ricerca e vendita effettuate su Milano (per shoroom, fiere e negozi):
- Defiscalizzazione di tutti gli affitti commerciali per il comparto, dal 1/3/20 all’1/3/21, con relativa costituzione di un fondo di riserva negoziazione affitti.
- Premio all’esportazione, chiunque tra gli stakeholder della filiera ha una percentuale delle vendite all’estero, può fruire di un credito di imposta del 10 % per tutte le vendite imponibili maturate verso paesi esteri.

La terza soluzione, un fondo di garanzia
Per i prossimi cinque anni Cbi propone la nascita di un fondo per la moda, con queste finalità:
- Per tutti gli show room capitalizzazione delle commissioni iniziali spettanti su merce non consegnata per le stagioni P-E ed A-I;
- Contributo su tutte le vendite e l’ iva proveniente da vendite Italia ed estero dello 0,5%, per la costruzione di un fondo di garanzia perdite pregresse stagione P-E 20-A-I 20 , a partire dall’1/1/21 – all’1/1/26. Il fondo di garanzie perdite pregresse sarà il dispositivo di garanzia a colmare o collimare le perdite dei vari stakeholder, produttori, show room, commercianti, faconisti.

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