Nuovi brand

L’elettrico agevola l’arrivo in Europa dei costruttori cinesi

di Simonluca Pini

3' di lettura

La Cina è vicina. E le sue auto lo sono ancora di più. Il titolo del film di Marco Bellocchio del 1967 riassume perfettamente la situazione dell’automotive in Europa e in Italia. Se fino ad oggi i car maker cinesi erano una mosca bianca nei listini, ora la situazione è destinata a cambiare radicalmente. Norvegia e Germania saranno i primi ad “accogliere” l’avanzata cinese, grazie rispettivamente all’attenzione ai veicoli elettrici e al numero di clienti a disposizione. Il motivo? Il denominatore comune dei costruttori cinesi sarà l’alimentazione elettrica e ad elevata elettrificazione, andando così mettere la parola fine al gap motoristico con i costruttori europei.

Il tutto con un ricco corredo di tecnologia e linee piacevoli, anche se spesso poco originali, come nel caso della novità presentata da Great Wall Motor al salone della mobilità di Monaco di Baviera. La Coffee 01 segna il debutto europeo del marchio Wey e svela contenuti interessanti abbinati ad uno stile ispirato(per così dire) alle concorrenti europee. Annunciato come V71 in Europa, il Coffee 01 è un suv plug-in di taglia media con motorizzazione benzina 2.0 turbo da 150 kW.

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La potenza combinata di entrambi i motori raggiunge i 350 kW e 847 Nm. Il motore posteriore da 135 kW può spingere la vettura fino a 100 km/h in 7” circa, arrivando fino a 135 km/h. La batteria da 41,8 kWh offre un’autonomia elettrica fino a 150 chilometri. Prima auto prodotta in serie ad incorporare un microprocessore Qualcomm Snapdragon 8155 (progettato per usi automobilistici dal chip maker californiano, è dotato di connettività 5g. A bordo spicca il grande schermo da 14 pollici. Le prime consegne sono previste per la prima metà del 2022. Design meno riuscito per la Ora Cat, sempre gruppo Great Wall, ma contenuti interessanti come l’autonomia fino a 400 km a fronte di costi contenuti. Il Gruppo Geely invece ha scelto una strada diversa per ora, puntando all’acquisizione di costruttori europei come Volvo e iniziando a vendere in Italia modelli prodotti in Cina partendo dalla Lynk & Co 01. Oltre ai costruttori “tradizionali” automobilistici, il prossimo decennio vedrà l’arrivo anche di auto realizzate da aziende hi-tech come nel caso di Xiaomi che metterà sul piatto 10 miliardi per lo sviluppo di veicoli elettrici ad elevata automazione. Software e batterie saranno le sfide del prossimo decennio in materia di automotive e la Cina ricoprirà un ruolo centrale.

Tornando all’Italia, per capire l’avanzata cinese è utile osservare la strategia annunciata da Koelliker. All’importatore milanese fondato nel dopoguerra bisogna riconoscere il merito di aver sempre anticipato mode e tendenze.

Qualche esempio? Quella di diventare importatore unico di Hyundai nel 1990, di Jeep nel 1992 e di Kia nel 1999 vendendo in quest’ultimo caso oltre 300.000 vetture del marchio coreano fino al 2011 quando nacque Kia Motors Italy. Oggi invece è il turno dei marchi cinesi, come annunciato quest’estate con l’importazione di vetture a marchio Aiways, Karma, Maxus, Seres e Weltmeister andando così ad offrire un’offerta che spazia dai suv alle supercar passando dai veicoli commerciali.

Se i modelli elencati nasceranno in Cina e arriveranno in Italia, il colosso cinese Faw costruirà le proprie vetture anche nel belpaese. Infatti Faw, il più grande produttore di auto del paese asiatico con quasi 4 milioni di veicoli venduti in Cina e nella classifica Fortune 100 con 90 miliardi di dollari di fatturato, e Silk Ev avvieranno una produzione di auto elettriche e plug-in nella Motor Valley per un investimento complessivo di oltre un miliardo di euro.

La prima a nascere sarà la supercar S6, disegnata da Walter de Silva e prodotta nel nuovo stabilimento in costruzione a Reggio Emilia.

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