I casi

L’emendamento Vitiello, colpo di spugna al peculato: ecco i processi a rischio

di Ivan Cimmarusti


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(ANSA)

3' di lettura

L’emendamento 1.272 porta la firma di Catello Vitiello, massone cacciato dalle fila del Movimento 5 Stelle. È suo il testo che materialmente va a «svuotare» il reato di peculato, inquinando il ddl Anticoruzione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Il rischio è che la norma, come riscritta, vada a influire su una serie di processi in cui una parte della politica è finita imputata per peculato, ossia l’appropriazione o l’utilizzo di beni della Pubblica amministrazione. Tra i casi che potrebbe essere cancellati ci sono quelli che riguardano il vice ministro Rixi, l’ex governatore del Piemonte Cota, il capogruppo alla Camera della Lega Molinari.

Il caso “rimborsopoli” a Milano
Rischia di saltare anche l’accusa per l’ex presidente del Consiglio regionale lombardo Davide Boni e per l’ex capogruppo in Consiglio della Lega Stefano Galli. Entrambi sono imputati nel maxi processo sulla presunta rimborsopoli.
La sentenza del maxi processo milanese è prevista per il prossimo 18 gennaio. Era attesa per il 19 ottobre scorso, ma i giudici della decima sezione penale in quell’udienza hanno deciso di rinviare di tre mesi il verdetto per attendere le motivazioni della Cassazione che si è espressa, per la prima volta a luglio scorso, su un caso della presunta “rimborsopoli”, quello dell’ex consigliere lombardo del
Pd Carlo Spreafico, che aveva scelto il rito abbreviato e che attende un processo d’appello bis. Al centro del processo milanese ai 57 imputati, iniziato più di tre anni fa, ci sono le presunte spese «allegre» con i fondi pubblici dei rimborsi percepiti, che erano assegnati ai gruppi consiliari, e l’accusa di peculato e per alcuni anche di truffa. Il pm Paolo Filippini ha chiesto condanne tra 1 anno e 10 mesi e 4 anni. L’accusa principale di peculato ha una prescrizione lunga (12 anni e mezzo almeno), mentre il reato di truffa contestato, in particolare, all’ex presidente del consiglio regionale Davide Boni e all’ex capogruppo in Consiglio della Lega Stefano Galli è destinato ad essere cancellato a breve dalla prescrizione. Se dovessero essere riscritti i reati di peculato e abuso d’ufficio, sulla base dell’emendamento approvato ieri, le contestazioni del processo milanese che riguardano gli anni tra il 2008 e il 2012 potrebbero ricadere nell’abuso d’ufficio con pene più basse e prescrizione più rapida.

Spese pazze in Liguria
Spese «illecite» per 19mila euro. Rischia una condanna a tre anni e quattro mesi il viceministro alle Infrastrutture, il leghista Edoardo Rixi, alla sbarra degli imputati per fatti compiuti quando era consigliere regionale della Liguria. Il processo, però, potrebbe essere “cancellato” con l’emendamento Vitiello. Stando all’accusa dei pm - coordinati dal procuratore capo Francesco Cozzi - Rixi «nella sua qualità di capo del gruppo consiliare “Lega Nord Liguria Padania” e in quanto pubblico ufficiale» avrebbe presentato rendicontazioni irregolari dei costi sostenuti per le annualità 2010, 2011 e 2012. Gli inquirenti ritengono che il rappresentante del governo giallo-verde abbia sostenuto spese «non pertinenti all'attività politica prevista dalla legge regionale 38/1990, attestante il regolare impiego dei fondi pubblici percepiti dalla Regione Liguria». «Non commento», ha replicato il viceministro. Il processo riguarda altri 20 imputati, tra i quali ex e attuali consiglieri regionali.

Il caso della Regione Piemonte
Due deputati della Lega (il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari e Paolo Tiramani) e una di Fratelli d’Italia (Augusta Montaruli) sono tra i 25 condannati dalla Corte d’appello di Torino nel processo sull’uso dei fondi pubblici ai gruppi consiliari della Regione Piemonte durante il mandato (2010-2014) in cui il presidente era Roberto Cota, pure lui condannato. La corte ha inflitto una pena di 11 mesi a Molinari, un anno e 5 mesi a Tiramani, un anno e 7 mesi alla Montaruli e a un anno e 7 mesi per Cota. Al centro del processo le modalità con cui gli allora consiglieri regionali utilizzarono i fondi destinati al funzionamento del gruppo di appartenenza. Molinari è stato riconosciuto colpevole del peculato di 1.158 euro.

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