Sale in zucca

L’emergenza non è finita, le banche centrali non ritirino gli stimoli

Di fronte ad una situazione che resta straordinaria, occorre insistere con le misure straordinarie

di Giancarlo Mazzuca

(ymgerman - stock.adobe.com)

2' di lettura

Con il ritorno dalle ferie c'è un rischio che potrebbe incombere sull'economia: abbassare il livello di guardia perché si sta attenuando l'emergenza Covid. Tutto si starebbe così normalizzando ma attenti al facile ottimismo: teniamo alto il livello di guardia per evitare tante controindicazioni.

È il caso delle banche centrali europee che potrebbero anche decidere di chiudere i cordoni della borsa sulla scia di quanto starebbe già facendo la Fed americana. I segnali in tal senso sono evidenti tanto da provocare notevoli oscillazioni degli indici azionari: il presidente della Federal Reserve americana, Jerome Powell, starebbe, in effetti, spingendo per un deciso ridimensionamento delle politiche espansive attuate nell'ultimo anno, quelle politiche che sono servite a rilanciare l'economia internazionale. E sulla stessa linea è pronto a muoversi anche il segretario al Tesoro Usa, Janet Yellen.

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Per il momento, l'Europa sta alla finestra, con la Bce che sembra decisa a non voltar pagina. Non vorremmo, però, che Francoforte fosse poi costretta ad allinearsi alla politica monetaria statunitense costringendo Christine Lagarde a chiudere quei rubinetti che hanno dato ossigeno all'economia continentale. Non ci vorrà molto a capire se verrà imboccata questa strada perché a fine agosto, dal 26 al 28, si terrà a Jackson Hole la “convention” delle banche centrali e, in quell'occasione, il capo della Fed potrebbe annunciare il cambio di marcia con un programma di riduzione degli acquisti.

Secondo molti addetti ai lavori, tale mossa si rivelerebbe un errore per un motivo molto semplice: di fronte ad una situazione che resta straordinaria, occorre insistere con le misure straordinarie. A rassicurarci in tal senso è stata l'intervista rilasciata giovedì scorso al “Sole” dal presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, che ha ribadito la necessità di insistere con le politiche d'espansione – con misure “ad hoc”, a cominciare dalla riduzione delle tasse sulle imprese (Irap e Ires) e sul risparmio – per cercare di consolidare in autunno la ripresa economica. A questo punto, è la sua tesi, bisognerebbe insistere con le ultime misure per evitare un “boom” negativo: quello delle crisi aziendali. In tal senso, diventa prioritaria per l'Italia la prossima legge di Bilancio che dovrà cercare di contemperare tali esigenze di rilancio con l'«escalation» del debito pubblico arrivato in giugno a livelli-record.

Ma sullo stesso tema il “numero uno” di Assobancaria ha scritto anche un suo commento pubblicato su una rivista di vacanze: «Cortina Magazine». Nell'articolo, Patuelli ha ribadito che gli imprenditori dovranno attuare nuovi investimenti e che avranno quindi bisogno di essere maggiormente sostenuti. Ecco perché bisognerebbe dirottare sempre più il risparmio liquido degli italiani (oltre 1.756 miliardi con una crescita di 136 miliardi nell'ultimo anno) verso gli investimenti produttivi. E lo Stato dovrebbe quindi studiare nuovi incentivi fiscali in modo da sostenere davvero sia le imprese che il risparmio privato in una situazione economica (e non solo) così delicata. Come dare torto al presidente dell'Abi?

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