Riconversioni

L’Emilia punta all’autonomia per mascherine top di gamma: parte dalla Nuova Sapi la produzione di 150mila pezzi al giorno

A fattor comune i 40 anni di esperienza nei prodotti per la pulizia medicale e industriale, le Confindustrie provinciale e regionale, la Sanità e il Tecnopolo biomedicale di Mirandola

di Ilaria Vesentini

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(EPA)

A fattor comune i 40 anni di esperienza nei prodotti per la pulizia medicale e industriale, le Confindustrie provinciale e regionale, la Sanità e il Tecnopolo biomedicale di Mirandola


2' di lettura

La produzione in serie è partita ieri, nella fabbrica della Nuova Sapi di San Donnino di Casalgrande (Reggio Emilia) con 100mila mascherine chirurgiche prodotte in un giorno, con l'obiettivo di arrivare a brevissimo a superare i 150mila pezzi a regime, per rendere autosufficiente il territorio reggiano e garantire un prodotto certificato di altissima qualità a cittadini e personale medico-sanitario di tutta la regione.

La via dell’autonomia

La “Ferrari” emiliana delle mascherine è frutto di una riconversione record nata dal classico e vincente gioco di squadra dell’Emilia-Romagna: al fianco dell’azienda Nuova Sapi, 40 anni di esperienza nei prodotti per la pulizia medicale e industriale, si sono infatti allineati subito le Confindustrie provinciale e regionale, la Sanità regionale, il Comune di Reggio e il Tecnopolo biomedicale di Mirandola (nel distretto modenese), che ha testato e certificato i presidi medico-sanitari. Obiettivo: offrire in tempi rapidi una risposta alla carenza e alla bassa qualità dei dispositivi di protezione individuale in circolazione in Italia, di fronte all'emergenza Coronavirus.
Le mascherine sono composte da tre strati di tessuto non tessuto: quello esterno è idrorepellente, quello più interno è antibatterico, il terzo è anallergico per evitare abrasioni sul volto di chi lo indossa. Ulteriore accortezza è data dal taglio particolare nella zona degli occhi, che segue la forma del viso e senza ferretto, che la rende compatibile con l'uso degli occhiali protettivi.
«Da soli, senza l’ecosistema territoriale a supportarci per materie prime, test e certificazioni, non ce l’avremmo mai fatta a raggiungere in pochi giorni un tale volume produttivo», spiega Albano Giacobazzi, socio di Nuova Sapi. «Come con il terremoto del 2012 l’Emilia dimostra la sua capacità di reagire da sola e rimboccarsi le maniche, senza aspettare che l'aiuto arrivi dall'esterno. Abbiamo già un’altra decina di aziende che stanno certificando i loro presidi di protezione individuale e contiamo così di arrivare a breve alla totale autosufficienza», afferma il governatore Stefano Bonaccini.
Nel contempo anche il tecnopolo di Mirandola “Mario Veronesi” si è attrezzato in tempo record per diventare riferimento nazionale per eseguire i test sulle mascherine chirurgiche, grazie alle competenze e ai laboratori gestiti con la collaborazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia, specializzati in tossicologia, microscopia applicata e biologia cellulare, materiali, sensori, all’interno di un cluster di imprese biomedicali tra i più rilevanti nel mondo.
E in virtù della consolidata partnership della regione con il Guangdong, oggi sono arrivate in Emilia 220mila mascherine chirurgiche donate dalla Provincia cinese, destinate al magazzino farmaceutico centralizzato di Reggio Emilia per essere distribuiti in tutte le province e altre 20mila sono state donate dalla città di Heyuan gemellata con Ferrara. Con un messaggio da parte del governatore della Provincia cinese del Guangdong, Ma Xingrui: «Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino».

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