Sette fondazioni

L’Emilia studia il grande Politecnico regionale

Bianchi (assessore Scuola): «Serve un'unica struttura per formare tecnici multitasking. Un Its per ogni corso non funziona»

di Ilaria Vesentini

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Oggi le sette Fondazioni Its della regione offrono 29 corsi biennali con oltre 600 iscritti

Bianchi (assessore Scuola): «Serve un'unica struttura per formare tecnici multitasking. Un Its per ogni corso non funziona»


3' di lettura

«L’idea originaria di una fondazione Its (le moderne scuole tecniche post diploma) per ogni corso non funziona. Oggi ne abbiamo sette sulla via Emilia. Dobbiamo creare un’unica grande struttura educativa politecnica di dimensione regionale, sempre ramificata nelle diverse specializzazioni territoriali di filiera, ma con maggior capacità di stringere relazioni internazionali, di favorire la contaminazione interna tra competenze e di promuovere all’esterno tra le famiglie e tra i decisori pubblici i propri percorsi, che sono garanzia di occupazione di qualità e di crescita per il sistema economico».

Così Patrizio Bianchi, assessore regionale Scuola, formazione, università, ricerca e lavoro, traccia il prossimo traguardo dell’albero dell’educazione dell’Emilia-Romagna: mixare meccanica, elettronica, informatica, creatività, con l’intento di rispondere in modo più efficace alla domanda mai appagata di profili tecnici multitasking da parte delle imprese e di arrivare all’ambizioso traguardo di incardinare le Fondazioni in un percorso continuo e omogeneo dalla scuola dell’obbligo all’università, portando tutti i giovani della via Emilia a una qualifica e quindi a una buona occupazione.

Oggi le sette Fondazioni Its della regione offrono 29 corsi biennali con oltre 600 iscritti. «Si devono anche al successo degli Its (corsi come quello modenese sui motori endotermici ha richieste pari a tre volte i posti disponibili) i record di crescita del Pil e di export della nostra industria. Scontiamo però ancora l’isolamento rispetto agli altri percorsi superiori e universitari, problema irrisolvibile senza una riforma del sistema scolastico italiano. E soffriamo l’assenza della componente femminile in aula e quindi poi in azienda, fattore che presto diventerà il vero limite allo sviluppo del nostro sistema industriale», afferma Daniele Vacchi, direttore della Fondazione Its Maker (Istituto superiore meccanica meccatronica motoristica e packaging), la più grande e rappresentativa in regione. Sono solo tre le ragazze iscritte su 250 studenti tra le sedi di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Fornovo (Parma), Forlì e Rimini, nonostante si tratti di percorsi accademici quasi gratis (200 euro per l’ammissione e 30 per l’esame finale) con un tasso di occupazione post diploma che sfiora il 100%, grazie alla fortissima collaborazione delle imprese (160 sono anche nell’azionariato della Fondazione) che curano direttamente il 70% delle docenze in aula.

Assieme alla rete politecnica la Regione ha investito moltissimo (370 milioni di euro stanziati, 120 già programmati fino al 2022) sul sistema Iefp-Istruzione e formazione professionale. «Il tasso di dispersione scolastica è già sceso sotto la soglia del 10% imposta dalla Strategia2020», spiega Bianchi. Nei cinque anni di legislatura e di vigenza del Patto per il lavoro, la Giunta Bonaccini è riuscita anche a ridurre del 4% la quota di Neet (oggi al 15,8%), ad aumentare del 3% la scolarizzazione (l’85% dei giovani ha una qualifica) e a ridurre la disoccupazione sotto il 5%.

In questa cornice volta a promuovere la cultura tecnica non universitaria si inseriscono anche le molteplici iniziative che partono direttamente dalle imprese, dalle Academy aziendali (29 quelle censite da Nomisma) a iniziative pilota come la prima Scuola di alta formazione in High performance engineering lanciata a Modena da Hpe Coxa (società di ingegneria per il motore da competizione), dove è l’università che entra in azienda, non viceversa, e riconosce crediti formativi ai ragazzi che studiano in fabbrica. Per finire con le cittadelle della scienza e della cultura, nate negli ultimi sei anni a Bologna grazie alla filantropia imprenditoriale per incubare imprenditorialità e alimentare la formazione continua, un unicum nel panorama nazionale: l’Opificio Golinelli, la scuola del sapere e del fare dell’omonimo farmacista fondatore di AlfaSigma, Marino Golinelli; la Fondazione Mast, costola del colosso del packaging Coesia di Isabella Seragnoli; Fashion Research Italy, il laboratorio della moda dell’ex patron di La Perla, Alberto Masotti.

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