TURISMO&FINANZA

L’emiro del Qatar sogna la Costa Smeralda a Piazza Affari

di Simone Filippetti


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3' di lettura

A maggio il maltempo ha tenuto i vacanzieri lontano dalle isole. Ma ora in Costa Smeralda la stagione estiva è in pieno boom: le prenotazioni del Mediterraneo per alstrste 2018 sono in crescita. La notizia fa piacere più piacere a Doha che in Sardegna: nel 2012 il Qatar ha comprato il complesso turistico più famoso e lussuoso al mondo. Dopo cinque anni, l’investimento (non privo di polemiche per le accuse di cementificazione della costa e finito pure sotto la la lente dei magistrati per sospetta evasione fiscale da parte del venditore, la Colony Capital di Tom Barrack), a Doha i primi risultati: l’anno scorso, per la prima volta, la Smeralda Holding (quattro in tutto Cala di Volpe, Pitrizza, Romazzino e Cervo) 100 miloni di fatturato (di cui 82 dagli alberghi e il resto dalle attività collaterali come la marina, i cantieri navali, i campi da golf e l’immobiliare), con un margine operativo lordo di 32 milioni. La macchina inizia a ingranare, il tasso di occupazione delle camere è salito al 69%, ma sono numeri ben lontani dalle altre mete del lusso in Italia, dirette concorrenti: a Capri, per esempio, si tocca l’80%.

La differenza è solo dovuta ai mesi di apertura: in Costa Smeralda, la stagione turistica è decisamente troppo corta, da maggio a ottobre. Non avendo aumentato le cubature o costruito altre strutture, per lasciare la sensazione di esclusività per pochi eletti (e visti i prezzi lo sono: una suite ad agosto può arrivare anche a 30mila euro), l’unico modo per aumentare gli introiti è tenere gli alberghi aperti più a lungo.

Per Al Thani, l’emiro del Qatar che è oggi il principale investitore nel turismo in Italia (dal rinato Hotel Gallia di Milano all’Excelsior di Roma), il traguardo potrebbe essere lo sbarco a Piazza Affari per la Costa Smeralda. PIano a lungo emri perché di un’eventuale quotaizone in Borsa non se ne parlerebbe prima del 2023 (quando finirà lì'attuale piano industriale che ). Al momento per l’emiro del Golfo affascinato dall’Italia (ha comprato pure la maison Valentino e il mega complesso urbanistico di Porta Nuova a Milano) quello in Sardegna è un investimento di lungo termine dove non ha intenzione di guadagnare o puntare al ritorno immediato (non sono previste cedole o dividendi dalla Smeralda Holding).

La ragnatela che ha tessuto in Sardegna è di quelle pazienti e strategiche: investimenti sistemici, dai resort, alla compagnia aerea Meridiana (ora diventata Air Italy), con un occhio al sociale (l’ospedale Mater Dei di Olbia), anche se i più maliziosi dicono sia stata un’operazione di captatio benevolentiae verso la gente del posto, che comunque già beneficia di un da 35 milioni, tra stipendi dei dipendenti e indotto. Numeri che fanno del Qatar il principale motore economico della Gallura: un atout anche per la politica estera di Doha, che sta cercando di spezzare l’isolamento imposto dagli altri paesi del Golfo Persico che hanno imposto un pesante embargo sul paese un tempo amico.

Quanto il fondo sovrano Qia, Qatar Investments Authority colosso da 250 miliardi di dollari, abbia pagato la Costa Smeralda, non si è mai saputo (si vocifera attorno ai 200 milioni di euro); è invece nero su bianco quanto il Qatar stia investendo per il rilancio: 120 milioni. Appena insediati hanno messo un loro uomo di fiducia: Mario Ferraro, ex manager del Hilton Molino Stucky a Venezia, che ha varato un imponente piano di rilancio per attrarre clientela più giovane: nuovi ristoranti con chef stellati (da Novikov a Rafael Rodriguez), restyling deli interni (griffati Poliform), una zona di shopping di lusso ed eventi (il «Waterfront», attrazione dell’estate 2018), un premio letterario (in diretta competizione con Capri), e affollati cartellone estivi (il 2018 spazierà dalla chef star Joe Bastianich a mostre su Salvador Dalì). Oggi la clientela è un mix internazionale bilanciato: come numero europei e americani sono gli ospiti più affezionati; ma come spesa russi e arabi sono i più generosi.

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