AUTOMOBILISMO

L’epopea dei rally di casa Lancia raccontati da Gianni Tonti

Negli anni 70 con la gestione tecnica del Reparto Corse ha vissuto i momenti più belli, culminati nella leggendaria vittoria del Montecarlo 1972

di Mattia Losi

Lancia Stratos, rally version 1972-1975 (Ansa)

2' di lettura

Dici Lancia e subito ti vengono in mente i rally: strade innevate, tornanti ghiacciati e discese scivolose. Ma anche nuvole di polvere, profumo di olio e benzina, assistenze in corsa giocate sul filo dei minuti. Dici rally e ti vengono in mente macchine leggendarie, che hanno fatto la storia di casa Lancia: macchine che negli anni 70, dominati dal più grande di sempre (Sandro Munari, spesso in coppia con l’altro grandissimo Mario Mannucci) si chiamavano Fulvia Hf e Stratos.

Uomini e macchine capaci di battere avversari ritenuti imbattibili, e di scrivere pagine indimenticabili destinate a rimanere per sempre, indelebili, nel grande libro dell’automobilismo sportivo.

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Insieme a quegli uomini e quelle macchine, con la responsabilità della gestione tecnica del Reparto Corse Lancia, c’era Gianni Tonti: che ha vissuto quel periodo preparando i mezzi per le gare, studiando le soluzioni da portare in corsa, traducendo in realtà i desideri, i consigli e le richieste dei piloti. Perché, in fondo, quella leggendaria Squadra Corse era un po’ come una grande famiglia: uomini che si muovevano all’unisono, come i componenti di un’orchestra, per arrivare alla vittoria. Spesso inconsapevoli che, con il loro lavoro, stavano firmando in prima persona tasselli importanti nella storia dell’automobilismo sportivo.

Il 2022 segna il traguardo dei 50 anni trascorsi dalla vittoria che più di tutte ha segnato l’epopea della Lancia: il Montecarlo del 1972, con la coppia Munari-Mannucci capace di realizzare il sogno impossibile, battere le Alpine e le Porsche al Rally di Montecarlo. Un vero e proprio mondiale in gara unica, affrontato con una macchina (la Fulvia 1.6 Hf) che sembrava destinata alla sconfitta ancora prima di partire. Una gara conclusa con un trionfo, irripetibile proprio per le condizioni avverse che Il Drago e Il Maestro (i soprannomi di Munari e Mannucci) seppero affrontare capovolgendo ogni possibile pronostico.

Gianni Tonti, a distanza di 50 anni, ricorda non solo il Montecarlo, ma tanti altri momenti: a partire dal Safari, più volte sfiorato e sfuggito dalle mani del Drago quando ormai sembrava un traguardo raggiunto. I ricordi di Gianni Tonti utilizzano una forma oggi comune, quella del podcast, e si intrecciano con la voce del figlio Ottavio che fa da “intervistatore”: una chiacchierata “padre e figlio” che permette di rivivere ricordi straordinari, ma anche di ascoltare aspetti e retroscena che difficilmente arrivavano fino alle orecchie dei tifosi.

Dal racconto emergono la passione per il lavoro, l’amicizia che legava i componenti della squadra, le straordinarie doti dei piloti che si intrecciavano con quelle altrettanto straordinarie dei meccanici: tutti impegnati a contrastare, ancora prima dei rivali in gara, le ristrettezze di un budget tutt’altro che illimitato. Con la voce di Gianni Tonti si torna sui tornanti del Turini, tra le sabbie del Safari, sulle strade scivolose del Tour de Corse e su quelle velocissime della Targa Florio. Ma si torna anche in officina, dove iniziava il lungo percorso di avvicinamento alla gara.

Un racconto per “lancisti”, senza dubbio, ma anche per tutti gli appassionati di motori: i podacast, con tanti momenti e aneddoti imperdibili, sono disponibili su Spotify e su Apple podcast (basta cliccare sulle due scritte per raggiungere le pagine dedicate).

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