Opinioni

L’equilibrio difficile tra tutela del patrimonio e turismo di massa

I politici eletti non hanno le competenze, mentre i tecnici sono privi di un mandato

di Mark Thatcher


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(Marka)

3' di lettura

A Roma sono scoppiate polemiche e azioni legali per il progetto di aprire un McDonald’s vicino alle Terme di Caracalla (costruite nel III secolo dopo Cristo). Il colosso americano del fast food vuole convertire un edificio esistente in una struttura con 250 posti a sedere, parcheggio per 180 macchine e un McDrive. Nel luglio del 2019 il soprintendente di Roma, dopo aver chiesto al Comune se l’area fosse protetta, aveva dato il via libera al progetto, ma dopo una grande polemica sui media, un alto funzionario del Mibact (il ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo) ha ordinato lo stop dei lavori, sostenendo che l’area era protetta. Ora la sospensione disposta dal Mibact è oggetto di ricorsi e la procura ha aperto un’indagine sulla procedura amministrativa.

La nascita di un McDonald’s di queste dimensioni accanto a un sito storico e in una città patrimonio mondiale dell’Unesco sarebbe uno choc per molti. I detrattori mettono l’accento su una tendenza più generale che ha visto l’apertura di fast food nei centri storici, perfino vicino al Pantheon. Inoltre, i problemi dei danni ai siti storici prodotti dal traffico automobilistico sono ben noti.

La questione, però, non è così semplice e solleva interrogativi più generali sul patrimonio culturale e lo sviluppo economico. Il primo di questi interrogativi è come conciliare la protezione dei siti storici e il turismo. Nuovi edifici possono risultare fuori posto, e il traffico produce danni. Ma il patrimonio culturale viene preservato per farlo apprezzare alla gente, e i visitatori hanno bisogno di mangiare e di bere, oltre che di visitare i siti; se tutti i servizi sono lontani dai centri storici, si rischia di creare «città-museo» prive di vita e capacità di sostentamento economico.

Sorgono quindi interrogativi complessi sulla conversione di edifici esistenti, la costruzione di nuovi edifici e la fornitura di servizi di trasporto per i visitatori. Le residenze di campagna inglesi normalmente trasformano i quartieri della servitù in sale da tè, ma non è un’opzione percorribile per le terme romane... E poi c’è il problema di quanto debba essere ampia l’area di tutela intorno a un sito: un perimetro protettivo per gli edifici intorno a «monumenti storici» (metodo usato per esempio in Francia) può contribuire alla loro visibilità, ma significa anche imporre restrizioni in ampi settori delle città. Quanto alle automobili, per poterne vietare l’uso servirebbero grandi investimenti nei trasporti pubblici e parcheggi enormi lontano dal centro.

E poi, ci sarebbe stata la stessa polemica se invece di un fast food si fosse trattato di un ristorante tradizionale italiano? Il concetto di patrimonio culturale va ben al di là degli edifici e include cibo, bevande e usanze. Piatti realizzati usando tecniche e ricette tradizionali sono un elemento fondamentale del patrimonio culturale italiano, al pari degli edifici. Ma la maggior parte della cucina tradizionale è relativamente recente e non risale al III secolo.

Conciliare o bilanciare la tutela del patrimonio culturale e lo sviluppo economico è una questione fortemente politica, quindi a chi spetta prendere decisioni difficili? I politici eletti hanno una legittimazione democratica e quelli locali devono rispondere alle persone più direttamente interessate dal turismo. Ma mancano di competenza e devono fare i conti con le pressioni elettorali immediate legate all’autorizzazione di progetti edilizi che offrono benefici economici, ma rischiano di danneggiare la preservazione del sito nel lungo periodo. Devono fare i conti anche con un quadro giuridico molto complesso: i dibattiti sulle Terme di Caracalla possono dipendere da un vincolo degli anni 50 e da un decreto del presidente della Repubblica del 1965. In Italia esistono strati e strati di tutele (locali, nazionali, paesaggistiche, vincoli dei beni culturali, vincoli urbanistici). I tecnici non eletti hanno esperienza e conoscenza della legge, ma non sono adeguatamente attrezzati per fronteggiare le critiche e l’esame dell’opinione pubblica. Lo status di patrimonio mondiale dell’Unesco è un marchio di rilevanza importante, ma lascia l’attuazione delle misure di tutela alle autorità locali, limitandosi a monitorarla.

La protezione del patrimonio culturale gioca un ruolo centrale nel futuro dell’Italia. Il turismo è un’industria in crescita e rappresenta più del 10% del Pil, senza contare i proventi di cose come cibo e vino, arte e moda. Ma una volta distrutto, il patrimonio culturale è difficile, se non impossibile, da ricostituire. Inoltre, è collegato all’identità nazionale, locale e personale. Conciliare o combinare la preservazione del patrimonio culturale e lo sviluppo economico è un compito realmente delicato.

(Traduzione di Fabio Galimberti)

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