Pionieri

L’Erbolario, naturale su tutta la filiera da oltre 40 anni

L'azienda sostiene l'ambiente ma anche l'imprenditoria femminile

di Giulia Crivelli


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Gli interni dei negozi sono studiati a Lodi per creare un'atmosfera green e accogliente

3' di lettura

Forse basterebbe la crescita costante del marchio L’Erbolario e della sua notorietà, non solo in Italia, per dimostrare coerenza e autenticità di un percorso iniziato nel 1978.

Ma le parole e i pensieri di Franco Bergamaschi sono una piacevole conferma: oggi anche i marchi meno associati all’ambiente e alla sua tutela si sforzano di farne una bandiera e per tutti gli altri la sostenibilità è diventata parte integrante della strategia complessiva e di ogni iniziativa di marketing e comunicazione. Bergamaschi e la moglie Daniela Villa, con la quale fondò azienda e marchio, osservano sereni quanto accade nel mondo e, dalla sede di Lodi, a pochi chilometri da Milano, continuano a pensare come migliorare ulteriormente l’approccio all’ambiente, al territorio, alle persone. «Ci siamo sentiti innovatori ed è stata proprio la convinzione della bontà delle nostre idee a farci superare le difficoltà iniziali – racconta Bergamaschi –. Ai consumatori più giovani può sembrare strano, ma 40 anni fa il rispetto per l’ambiente, gli animali, l’equilibrio tra lavoro e vita privata non erano esattamente i temi del giorno. Io e mia moglie siamo partiti da una mini erboristeria di 20 metri quadri, ma avevamo grandi progetti, pensavamo davvero di fare qualcosa di nuovo e positivo. In fondo ci siamo riusciti».

Il gruppo è saldamente nella mani della famiglia Bergamaschi, anche grazie all’entrata in azienda della seconda generazione. Dal piccolo negozio iniziale si è arrivati a una rete di 180 monomarca, 50 dei quali di proprietà, che si aggiungono a una rete di distribuzione wholesale fatta da circa 3.200 erboristerie e 1.800 tra farmacie e parafarmacie. Oltre all’Italia, dove il marchio ha una brand awareness altissima, L’Erbolario è presente in 40 altri Paesi e il fatturato 2018 si è avvicinato agli 80 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti i quasi 50 milioni riconducibili alla rete di franchising e di Erbamea, la seconda creatura di Bergamaschi, nata nel 2004 e che produce erbe officinali e integratori alimentari.

L’espansione all’estero è importante e proseguirà, ma con paletti molti precisi: «Con gli amici della Lav, la Lega antivivisezionista, e altre associazioni abbiamo fatto tante battaglie per sensibilizzare e arrivare a vietare la sperimentazione dei cosmetici sugli animali – ricorda Bergamaschi –. In Italia, in Europa, in Occidente, i progressi sono stati enormi, ma ci sono ancora Paesi, come Cina e Russia, che richiedono esplicitamente che un prodotto cosmetico destinato agli esseri umani sia testato sugli animali. Stando così le cose, non possono essere mercati per L’Erbolario».

Come accade in ogni settore e come da qualche tempo sembrano aver compreso in molti – basti pensare al tessile-moda – la sostenibilità può essere tale soltanto se è di filiera. Anche in questo L’Erbolario ed Erbamea sono esemplari: le piante utilizzate nella produzione sono in gran parte coltivate nell’orto botanico di Lodi o arrivano dall’Umbria, dove ha sede Erbamea.

«Una rete distributiva come la nostra, capillare e che valica i confini italiani, è potenzialmente energivora: per gli aspetti logistici, di trasporto, imballaggio e packaging – sottolinea l’imprenditore –. Abbiamo costruito un polo logistico da oltre 25mila metri a Lodi e puntiamo alla massima efficienza energetica, grazie all’utilizzo di fonti geotermiche e i pannelli fotovoltaici ci rendono autosufficienti per l’energia elettrica».

Alla luce dei dati italiani non positivi su disoccupazione giovanile e scarsa presenza di donne nel mondo del lavoro – a ogni livello – Bergamaschi ha affiancato all’orgoglio ambientalista quello, potremmo dire, sociale: «Nel 2012 abbiamo lanciato il progetto Nes, acronimo ambizioso, perché sta per nuove erboristerie di successo. Serve a dare un’opportunità a giovani donne che aspirino ad aprire un’erboristeria o una farmacia, ma che non hanno la forza economica per farlo – racconta Bergamaschi –. La progettazione del punto vendita, l’arredo in comodato gratuito e la formazione, almeno due-tre settimane per iniziare, sono a carico del nostro gruppo. Chiediamo di vendere solo prodotti L’Erbolario ed Erbamea, ma non è un vero limite: ormai spaziamo dalla donna all’uomo, passando per le linee da bambino e persino per gli amici a quattro zampe». Nel 2017 il progetto Nes è stato rifinanziato per altri cinque anni e a oggi sono stati investiti cinque milioni: ci sono già oltre cento Nes in Italia, ma Bergamaschi e la moglie sperano che la rete cresca e in modo sempre più sostenibile e autonomo.

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