pioniere italiane

L’eredità di Ketty La Rocca promossa all’estero dal figlio

Ritratto di una madre nell’intervista a Michelangelo Vasta che gestisce l’archivio. La sua opera nota in Germania ha un forte mercato in galleria

di Carlo Andrea Borloni e Costanza Sciuto*

Ketty La Rocca, collages, 1965, courtesy Archivio Ketty La Rocca Firenze

3' di lettura

Non c'è una galleria italiana che rappresenti Gaetana “Ketty” La Rocca, scomparsa prematuramente nel 1976. Per valorizzare il suo lascito il figlio Michelangelo Vasta, professore di Storia Economica presso l'Università di Siena, ha scelto di collaborare con gallerie internazionali.
Perché?
Più persone si sono esposte per rilevare l'archivio con il fine di portare le opere di mia madre all'estero, ma al momento ho rifiutato queste offerte. Le gallerie internazionali che si occupano delle opere di mia madre sono Amanda Wilkinson Gallery di Londra e Kadel Willborn di Düsseldorf. Non ci sono gallerie italiane che se ne occupano per una mia scelta personale, frutto della mia volontà, per far conoscere mia madre all'estero e inserirla nel mercato internazionale.
Lei è conosciuta, soprattutto, in Germania, poiché quando era ancora in vita aveva già un buon numero di contatti. Io mi occupo personalmente del rapporto con le gallerie, che a loro volta sono in contatto con i vari collezionisti.

Il lascito dell'artista è rimasto intatto?
Gran parte del lascito si trova nell'archivio di mia proprietà. Al momento alcuni lavori sono in circolo, alcuni sono sul mercato, altri vengono usati per la realizzazione di mostre personali, mostre nazionali e internazionali.

Loading...

Michelangelo Vasta, courtesy Mario Llorca Fotografo

Come e quando è nata l'idea di creare l'Archivio Ketty La Rocca?
È un processo che si è delineato nel corso degli anni. Ricevo richieste di collezionisti, studenti che desiderano realizzare la tesi su di lei, quindi ho deciso di istituire l'archivio. È aperto al pubblico solo su prenotazione, c'è una buona affluenza per visionare le opere. Un ringraziamento speciale va a mia moglie che mi aiuta nella gestione dell'archivio.

Avete in progetto di creare una fondazione a nome dell'artista?
È un pensiero che mi sono già posto, ma logicamente un progetto di questa portata non è una cosa immediata.

Ketty La Rocca, performance “Le Mie parole, e tu?”, 1974, Archivio Ketty La Rocca

Chi firma l'autentica delle opere?
Me ne occupo personalmente, quando viene richiesta, ma capita raramente che mi pongano un quesito del genere. L'archivio certifica l'originalità dell'opera, se i collezionisti trovano opere per strada sono io a decidere se queste siano originali o meno. Non è mai stato necessario effettuare una perizia calligrafica, conosco bene il lavoro di mia madre, meglio di chiunque altro.

In che modo vengono tutelati e valorizzati l'archivio e il lavoro dell'artista?
Le opere vengono tutelate con una buona conservazione. Per quanto riguarda la valorizzazione, l'unico modo è far sì che le opere vengano esposte nei musei di tutto il mondo, facendo così conoscere i lavori di mia madre all'estero.

Ketty La Rocca, «Craniologia n. 12», 1973, Archivio Ketty La Rocca

Esiste un catalogo delle opere e una guida dell'inventario dell'archivio?
No, non esistono né un catalogo né un inventario. Si possono trovare molte pubblicazioni ma un catalogo generale al momento non è ancora stato creato. È possibile che nei prossimi anni vengano realizzati entrambi, al momento già più persone si sono offerte per realizzarli, dovrò prima analizzare queste proposte per poi prendere una decisione.

Qual è il più bel ricordo che ha legato all'arte di sua madre?
Ho dei ricordi molto importanti legati a quando lei era ancora viva ed io ero bambino, siamo andati insieme alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma negli anni ‘70. Rammento che alla Quadriennale hanno partecipato i primi artisti dell'Arte Povera. Lo scorso ottobre 2019 sono state esposte due opere di mia madre durante la cerimonia di inaugurazione del nuovo MoMA di New York, l'evento si è tenuto in forma privata e ha riscontrato un grande risalto mediatico.

Secondo lei quale mezzo espressivo è stato più congeniale per sua madre?
La fotografia da lei rielaborata con scrittura sopra e accanto alle foto, scrittura come opera d'arte. L'utilizzo della scrittura è l'elemento più congeniale, più originale e più noto di Ketty La Rocca.

*Allievi della XVIII edizione del Master in Economia e Management dell'Arte e dei Beni Culturali di Milano - 24Ore Business School

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti