Famiglie e studenti

L’esempio cinese: lezioni a distanza con l’intelligenza artificiale

di Stefano Carrer

3' di lettura

Il più grande esperimento di massa di apprendimento a distanza è andato in scena in Cina dopo la pausa delle vacanze scolastiche per il Capodanno lunare: la diffusione dell’epidemia da coronavirus ha portato alla chiusura delle aule scolastiche e a un boom forzato dell’e-learning che, secondo vari analisti, consentirà alle imprese cinesi del settore di accelerare il loro sviluppo commerciale e tecnologico fino a porsi all’avanguardia delle «best practices» globali, compresa le applicazioni sempre più sofisticate dell'intelligenza artificiale.

Il Paese partiva già da una buona base: secondo le stime di iResearch Consulting Group, già nel 2018 il mercato dell’educazione online aveva fatto registrare un balzo del 25,7% a 251,7 miliardi di yuan (circa 36 miliardi di dollari). Entro il 2023, per la società di ricerche Frost & Sullivan, il mercato cinese arriverà intorno ai 100 miliardi di dollari, spronato da alcuni fattori favorevoli che altrove sono carenti.

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In primo piano c’è quello culturale. L’alto grado di competizione accademica e la diffusa ossessione dei genitori per una solida carriera scolastica dei figli: ogni anno dieci milioni di studenti tentano il «gaokao», l’esame di ammissione ai college che determina se e dove si possano compiere gli studi universitari (un passaggio esistenziale cruciale, in quanto fattore in grado di porre le basi per una carriera lavorativa di successo). Alla fine delle ore scolastiche, è piuttosto normale che gli studenti dedichino ulteriori ore di studio seguendo corsi e facendo verifiche online.

Altri elementi sono stati alla base dell’affermazione di tecniche avanzate di formazione che vanno al di là del mero apprendimento standard a distanza ma lo personalizzano in base all’intelligenza artificiale: il governo ha messo da tempo a disposizione incentivi e facilitazioni fiscali per le società che introducono avanzamenti tecnologici in tutti gli aspetti dell’e-learning (dall’insegnamento alla formazione dei docenti ,fino al management delle istituzioni scolastiche).

Nel decollo di molte aziende specializzate, ha avuto la sua importanza la possibilità di avere a disposizione una massa enorme di dati per raffinare gli algoritmi, anche per via dell’approccio molto meno riservato che altrove per le questioni di privacy. Non stupisce, quindi, che vari colossi del settore siano cinesi e che i loro fondatori si siano arricchiti come non mai in questo periodo grazie al balzo delle azioni in Borsa (a partire da Wall Street, dove non poche società cinesi del comparto si sono quotate a premessa di una loro espansione internazionale).

Il ministero cinese dell’Educazione ha reagito con lucida determinazione ed efficienza all’emergenza, chiamando a raccolta le principali società tecnologiche e di telecomunicazioni per creare tempestivamente una piattaforma in cloud in grado di gestire l’apprendimento contemporaneo a distanza di almeno 50 milioni di studenti.

Per chi non aveva accesso a pc, ci ha pensato la tv di Stato a introdurre costanti programmi educativi differenziati. Hanno fatto la loro parte le società specializzate: ad esempio, Tal Education - il principale gruppo cinese, assieme a New Oriental Education & Tecnology Group - ha offerto corsi gratuiti sui suo account Weibo per tutte le classi, mentre Vipkid (reduce dal maggiore round di finanziamento nel settore, per mezzo miliardo di dollari) ha fatto lo stesso per l’insegnamento dell’inglese ai bambini da 4 a 12 anni e Ding Talk (gruppo Alibaba) ha messo gli insegnanti in condizione di apprendere come utilizzare i suoi corsi livestream nel modo più efficace per gli alunni. «Il coronavirus sta ridefinendo l’industria dell’educazione online - ha dichiarato Eric Yang, fondatore di iTutor Group - mi attendo che in meno di tre anni le classi online sorpasseranno quelle in aule scolastiche». Tra i gruppi pià intenzionati a espandersi fuori dalla Cina, c’è Squirrell Ai, fondata sei anni fa a Shanghai e nota anche perché i suoi “robot-insegnanti”, con la loro intelligenza artificiale, hanno battuto stimati professori in pubblici dibattiti. Il coronavirus, insomma, potrebbero innescare una rivoluzione nelle modalità di apprendimento. Dentro la Cina e fuori.

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