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L’Esma lancia un nuovo allarme: le Ico di criptovalute hanno bisogno di regole


Reuters

2' di lettura

Il mondo dei criptoasset rimane ancora modesto come valore e per il momento non rappresenta una minaccia per la stabilità del sistema finanziario internazionale. Ma in ogni casoi l’Esma rimane decisamente «preoccupata per i rischi che pone in termini di tutela degli investitori e integrità dei mercati». L’organismo che sovrintende alle Authority finanziarie europee ha lanciato nei giorni scorsi un nuovo warning nell’ambito del suo lavoro per cercare di arrivare a un quadro regolamentare condiviso per il comparto.

Ma intanto le Ico, le offerte iniziali di valute utilizzate per finanziare iniziative di vario genere nel criptomondo, continuano a essere utilizzate in misura non indifferente, a dispetto dei rovesci finanziari delle criptovalute, bitcoin in testa. Ancora nel 2018 la raccolta di fondi tramite Ico è proseguita a ritmi solidi: nei dieci mesi allo scorso ottobre le offerte hanno raccolto 21 miliardi di dollari per finanziare quasi mille progetti rispetto ai 6,6 miliardi per 456 iniziative nell’intero 2017, stando ai dati di Coinschedule.

A dir la verità i flussi si sono contratti vistosamente negli ultimi mesi, a partire dal secondo semestre 2018, complice anche l’assenza di un quadro normativo che ha favorito il proliferare di iniziative poco trasparenti: a oggi i fondi raccolti da Ico nei primi tre mesi del 2019 ammontano a circa 575 milioni di dollari. D’altra parte i dati dello scorso anno sono stati gonfiati dalle due maggiori offerte mai realizzate, quelle di Telegram e di Eos, che insieme arrivano a quasi sei miliardi di dollari. A fare il punto della situazione domani a Milano sarà un evento organizzato da Fintechstage nell’ambito della Digital Week (presso Cba, Galleria San Carlo 6), dal titolo “Who’s afraid of Ico’s?”, durante il quale sarà esaminata anche la situazione regolamentare tra Italia e Svizzera.

D’altra parte, come sottolinea l’Esma, la normativa è ancora poco chiara e frastagliata a seconda delle legislazioni nazionali. La natura stessa dei criptoasset, strumenti non emessi o garantiti da Banche centrali con funzionalità che vanno dal sistema di pagamento all’investimento alla fornitura di prodotti e servizi, complica l’inquadramento regolamentare preciso. La stessa Esma enfatizza di nuovo nel suo ultimo report che al momento non si è arrivati ad alcuna definizione comune condivisa del termine “criptoasset” nelle leggi finanziarie europee.

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