scienza

L’esperto che ama i fiori e dà la caccia alle malattie delle piante

di Filomena Greco


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3' di lettura

Ha ottant’anni suonati ed è quello che si dice «un uomo di Scienza». Ha insegnato per una vita patologia vegetale, oggi collabora con Agroinnova, il Centro di competenza per l’innovazione in campoagro-ambientale e agro-alimentare dell’Università di Torino. «Nella mia vita ho contribuito a individuare oltre 450 nuove malattie delle piante, dei fiori e delle piante orticole» racconta. La passione per i fiori arriva da lontano, «sono figlio di unn floricoltore di Albenga – spiega – e ho sempre amato le piante. Mio padre avrebbe voluto che diventassi un medico, in un certo senso l’ho accontentato».

Non tutte le malattie sono mortali per le piante, dice Angelo Garibaldi, ma lui un contributo assai importante l’ha dato in almeno due casi: la peronospora del basilico, comparsa a inizio Duemila in Liguria e che ha rischiato di distruggere le colture liguri di piante, e poi la batteriosi dei kiwi, arrivata una ventina di anni fa dalla Cina, patologia che ha costretto all’abbattimento di mille ettari di coltivato ad esempio nel Saluzzese.

Com’è andata a finire con la peronospora del basilico e la batteriosi del kiwi? «Beh con la peronospora siamo a un buon punto, con un solo prodotto di sintesi si riesce a contenere la malattia» spiega. Mentre per il kiwi il percorso è diverso. «Abbiamo collaborato con i vivaisti – racconta Garibaldi – e abbiamo selezionato una varietà di kiwi che abbiamo battezzato noi come resistente all’attacco della batteriosi e che potrà lentamente sostituire le vecchie varietà».

Agroinnova ha fatto in questi anni un grosso lavoro per sviluppare tecniche di riconoscimento rapido delle malattie, grazie anche al sostegno dei fondi europei su diversi progetti. Individuare una patologia significa aprire la strada per la ricerca di una cura, anche se alcune battaglie sono difficili, quasi impossibili, come ad esempio «quelle contro le malattie che derivano da parassiti che hanno grandi capacità intrinseche di adattarsi, diventano resistenti a tutto».

Su questo fronte il professor Angelo Garibaldi, insieme a Maria Lodovico Gullino, docente di Patologia vegetale all’Università di Torino e responsabile di Agroinnova, ha lavorato per vent’anni. «Fortunatamente - spiega - oggi si fa la lotta integrata e si riduce il numero di trattamenti sulle piante, la situazione sta migliorando». La nuova minaccia oggi si chiama microtossina. «Si tratta di sostanze estremamente tossiche per l’uomo perché sono cancerogene, mutagene, anche a dosi basse, prodotte da funghi che attaccano granaglie e frutta secca» racconta.

La situazione dell’agricoltura in sessant’anni, racconta, è migliorata grazie alle migliori conoscenze biologiche, sui trattamenti e maggiore consapevolezza degli agricoltori. «Se io posso dare un consiglio – aggiunge – è quello di consumare il più possibile prodotti italiani, perché l’agricoltura italiana è molto controllata e sicuro, in Italia si fanno regolarmente analisi sui residui». Alla fine dei conti, dunque, la globalizzazione ha migliorato o danneggiato l’agricoltura? «In realtà - risponde - ha creato nuovi problemi, ogni anno segnaliamo fino a una dozzina di nuove malattie che arrivano dall’estero con i semi, si importano materiali da zone più calde con parassiti diversi che si adattano al nostro clima e diventano un problema».

Dunque meglio il “chilometro zero” e le colture autoctone, come dice SlowFood? «Beh loro sono un un po’ “komeinisti”» dice ridendo. «Io dico - aggiunge – che la soluzione sta nel sostegno all’agricoltura italiana perchè gli agricoltori hanno capito l’importanza di contribuire ad una alimentazione sana».

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