Homewear

L’estero premia la casa Caleffi

di Marta Casadei

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Il punto vendita all'outlet The Mall


2' di lettura

«A livello congiunturale è un momento incerto per il tessile-moda, ma complice una crescente attenzione per la casa, che ha ritrovato una centralità nella vita delle persone anche grazie ai cooking show, per noi è un momento positivo. Vogliamo crescere puntando sui mercati stranieri, sul retail “fisico” e sull’online e potenziando la sostenibilità delle nostre collezioni». Guido Ferretti, amministratore delegato del Gruppo Caleffi, traccia una road map ambiziosa, ma al contempo ricca di sfide alla portata dell’azienda, dal 1962 specializzata nel comparto homewear. Oggi al gruppo, quotato a Piazza Affari, fanno capo sei marchi propri – Caleffi, Mirabello, Carrara, Scaldotto, Besana e MLab – e 11 licenze, tra cui, nel segmento luxury, le collezioni home linen Roberto Cavalli, Trussardi e Diesel.

Il 2016, dunque, è stato un anno positivo: il gruppo ha archiviato il 2016 con ricavi consolidati a 59,2 milioni di euro contro i 55,5 dell’anno precedente e utile netto a 0,5 milioni di euro, contro gli 0,3 milioni del 2015. La società ammiraglia è Caleffi, che nel 2016 ha messo a segno una crescita importante, passando da 40,9 a 46 milioni di euro e registrando un Ebitda pari a 2,4 milioni (nel 2015 erano 1,9) e utile netto a 600mila euro, contro i 100mila dell’anno precedente. Oggi gli occhi sono puntati sui mercati stranieri, con i prodotti del Gruppo venduti in 50 Paesi: «L’anno scorso abbiamo avuto un ottimo andamento in Italia, che a livello consolidato assorbe circa l’85% del fatturato e presidiamo principalmente con Caleffi – continua l’ad –. Negli ultimi anni abbiamo sentito il peso della crisi in Russia e del rallentamento della Cina, ma quest’anno ci aspettiamo notizie positive dall’estero: ad avere successo oltre confine sono soprattutto le nostre collezioni di altagamma made in Italy».

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Nel focus del Gruppo c’è, senza dubbio, la distribuzione: attualmente ai punti vendita wholesale – 2mila in Italia e 600 all’estero, cui si devono i 2/3 delle vendite – si aggiungono alcuni tra i department store più iconici al mondo (La Rinascente, Harrods, Tsum, Bloomingdale) e 20 negozi a gestione diretta che si trovano nei principali outlet italiani e, per ora, a Barcellona. «I negozi negli outlet vanno molto bene. Stiamo valutando di aprirne altri all’estero, in Francia – chiosa Ferretti –. E poi puntiamo sull’online, che assorbe intorno al 5% ma cresce a ritmi sostenuti, e interagisce molto bene con la rete di vendita “fisica”».

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