un settore da 58mila aziende

L'estero traina la moda donna: 8 miliardi di export nella top 10 dei Paesi

Il fatturato totale ha superato i 90 miliardi (+0,8% sul 2018), grazie a 65mila imprese

di Giulia Crivelli

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Una sfilata all'interno del Fashion Hub

Il fatturato totale ha superato i 90 miliardi (+0,8% sul 2018), grazie a 65mila imprese


3' di lettura

«La moda deve e riesce, da sempre, a costruire ponti. Alzare muri è quanto di più estraneo alla sua natura, che è di apertura alla diversità». Sono le parole scelte da Carlo Capasa, presidente della Camera della moda italiana, per introdurre la fashion week che inizia oggi a Milano.

Le ha usate il 4 febbraio, in occasione della presentazione di questa tornata di sfilate, presentazioni ed eventi dedicate alle collezioni per l’autunno-inverno 2020-2021. Lo spunto era il crescente allarme – ma sarebbe meglio usare il termine psicosi – legato al corona virus e ai crescenti episodi di irrazionale diffidenza o, peggio, chiusura, verso la comunità cinese di Milano e di altre città italiane, oltre che verso i turisti. Sono passate due settimane ma le parole di Capasa, indipendentemente dall’evoluzione dell’epidemia di polmonite partite da Wuhan, restano attualissime.

In senso strettamente economico, la moda costruisce legami tra aziende di ogni dimensione (in Italia abbiamo la più complessa e sofisticata filiera del tessile-moda-abbigliamento, Tma, che esista al mondo) e tra settore manifatturiero e cliente finale: non tutti i comparti industriali hanno come riferimento i consumatori, il sistema moda sì. Importante anche il ponte che negli anni la moda ha costruito tra culture (si pensi alla via della seta) e, per quanto riguarda l’Italia, tra la nostra cultura (anche manifatturiera) e il mondo: stilisti e marchi del made in Italy sono un patrimonio per l’immagine del nostro Paese, oltre che un volano economico.

I dati a consuntivo del 2019
Nello scorso anno il fatturato del Tma (o sistema moda allargato) ha superato per la prima volta i 90 miliardi (90,237 per la precisione), crescendo dello 0,8% e con un traino dell’export (tornando ai ponti economici), salito del 6,2% a 71,552 miliardi, mentre l’import è aumentato “solo” del 2,5% a 39,3 miliardi. Importanti anche i dati sull’occupazione: il solo sistema moda (tessile, pelle, pelletteria, abbigliamento e calzature) dà lavoro direttamente a 515mila persone, grazie a 58mila aziende. Se si aggiungono i settori collegati (gioielli, bigiotteria, cosmesi e occhiali) il numero degli occupati sale a 620mila, quello delle imprese a 65mila.

Le previsioni per il 2020
Le prime foto al microscopio elettronico del coronavirus forse tra qualche anno verranno usate come ispirazione per stampe dall’allure psichedelico. Come ogni microrganismo, è a suo modo esteticamente affascinante, a partire dai colori. Così piccolo, così pericoloso, soprattutto per la velocità con la quale si propaga (inversamente proporzionale però al tasso di mortalità) e per la capacità che sta dimostrando di amplificare ataviche paure (per tacere degli inqualificabili atti di razzismo, purtroppo registrati in molti Paesi, dall’Italia agli Stati Uniti).

Effetti negativi di breve periodo li sta avendo anche sull’economia e sul sistema moda: secondo le previsioni dell’istituzione guidata da Carlo Capasa, nel primo trimestre il fatturato del Tma potrebbe calare dell’1,8%. Fare previsioni di medio termine è più difficile, si può però fare il confronto con l’epidemia di Sars del 2003-2004 e disegnare uno scenario minimo di impatto: la riduzione dell’export di moda italiana verso la Cina nel periodo gennaio-marzo potrebbe essere di 100 milioni, che potrebbero salire a 230 per il semestre.

Il comparto donna
Ancora più positivi i dati sul solo comparto donna, presentati in occasione della presentazione di Super, la fiera dedicata alle collezioni femminili organizzata da Pitti Immagine (si veda anche il pezzo in pagina. Al rallentamento della crescita sperimentato nel 2018, l’industria italiana della moda femminile (comprensiva di vestiario esterno, maglieria, camiceria e abbigliamento in pelle) ha ritrovato nuovo vigore in campo internazionale per la maggior parte del 2019.

Secondo le analisi preliminari elaborate dal Centro studi di Confindustria Moda per Sistema moda Italia (Smi), nel 2019 il fatturato è stimato in crescita del 2,6% a 13,7 miliardi: la moda femminile concorre a circa il 24,5% del turnover complessivo e la principale spinta al settore è venuta dalla domanda estera, mentre le vendite interne sono rimaste sotto tono. Secondo i dati Istat disponibili, relativi al periodo gennaio-ottobre 2019, l’export è cresciuto del 6,6%, per un valore che sfiora gli 8 miliardi.

Le esportazioni verso Paesi dell’Unione europea sono salite del 6,2% e valgono il 50,5 % del totale; quelle verso Paesi extra Ue sono aumentate del 7%. Ai primi cinque posti come mercati di destinazione ci sono Francia, Germania, Svizzera, Stati Uniti e Regno Unito.

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