Podcast NarCovid

L’estradizione è un miraggio per i broker italiani re del narcotraffico. Un podcast per raccontarlo

Raffaele Imperiale, Rocco Morabito e Nicola Assisi attendono da tempo di essere riportati in Italia nonostante le promesse di tempi brevi: da oggi le loro storie nel Podcast Narcovid solo su Apple Podcast

di Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi

4' di lettura

I grandi broker italiani del narcotraffico attendo da mesi, a volte da anni, di essere ricondotti in Italia per scontare le pene o affrontare i processi. Nonostante le promesse che i tempi di estradizione sarebbero stati brevi, per i più importanti di loro non si vede ancora alcuna soluzione.

Le loro storie sono raccontate nella seconda puntata del podcast “Narcovid-Fiumi di soldi per i signori della droga ai tempi della pandemia”, disponibile solo su Apple Podcast Premium. Ecco solo alcuni cenni di alcune delle tante storie raccontate nella seconda puntata.

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Dalla Calabria

La prima è quella di Rocco Morabito, il narcotrafficante secondo investigatori e inquirenti in rapporti con la ‘ndrangheta, condannato complessivamente a 30 anni di carcere, che prima della cattura in Brasile il 24 maggio 2021, era considerato il secondo latitante più pericoloso dopo il boss trapanese Matteo Messina Denaro. Il ministro della Giustizia Marta Cartabia, il 10 giugno 2021, in Commissione parlamentare antimafia ha annunciato di averne chiesto l'estradizione.

Il ministro brasiliano della Giustizia e della pubblica sicurezza, Anderson Torres, ha dichiarato che il Brasile intensificherà sempre più la lotta contro la criminalità nazionale e transnazionale ma lo studio legale che assiste Morabito, “Leonardo de Carvalho e Silva Moretto”, afferma che le cause contro il loro cliente sono vecchie e dovrebbero già essere prescritte. Morabito ammette di aver avuto contatti con mafiosi italiani in passato, ma che l’affermazione che sia un associato è «fantasiosa». Nessuna sorpresa, dunque, se gli avvocati si oppongono all'estradizione, forti anche del fatto che Morabito ha una figlia brasiliana.

Il Boss Rocco Morabito

Altro pesce nella rete

In quei giorni della primavera 2021 cadde nella rete dell'Interpol in Brasile anche il latitante Vincenzo Pasquino, che a Torino è stato appena condannato in primo grado a 17 anni di carcere per narcotraffico. Da latitante, Pasquino ha favorito il rapido svolgimento del processo rinunciando a chiamare testimoni o a far valere qualsiasi tipo di impedimento. Nel processo non si è opposto all'acquisizione di tutti gli atti dell'indagine. Anzi: ha rinunciato a proporre testimonianze e perizie. Negli ambienti del Palazzo di Giustizia di Torino è stata definita una «condotta inconsueta», che gli è valsa uno sconto di pena.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, coordinati dalla Direzione antimafia di Torino, Pasquino avrebbe partecipato, tra la Calabria e il Brasile, a riunioni con un altro pezzo da Novanta del narcotraffico mondiale: il broker Nicola Assisi.

Padre e figlio

Come Pasquino – secondo le ricostruzioni di investigatori e inquirenti – anche Morabito ha avuto contatti con gli italiani Nicola e Patrick Assisi (rispettivamente padre e figlio), le cui radici sono aspromontane, arrestati a in un attico di lusso nel litorale di San Paolo il 9 luglio 2019. Nicola Assisi – al quale dava la caccia la polizia di mezzo mondo – è considerato da investigatori e inquirenti uno tra i maggiori fornitori in Italia di cocaina al servizio della ‘ndrangheta.

Padre e figlio attendono di essere estradati in Italia ma – anche per loro – i tempi sono imprecisabili e le procedure complesse. Il metro della Giustizia brasiliana è diverso da quello italiano e tiene conto anche del fatto che Patrick Assisi – condannato come suo padre a circa 30 anni di carcere nella sentenza di primo grado emessa a Torino nel novembre 2018 e dunque entrambi in attesa dell'appello – ha sposato una donna brasiliana ed è padre di due bambini nati a San Paolo.Il 30 giugno 2021 la Corte suprema brasiliana ha disposto l'immediata estradizione in Italia di Nicola Assisi ma il 12 dicembre 2021 il Tribunale Federale ha deciso di accogliere la richiesta della Procura Generale e di prolungare il periodo di permanenza di Nicola Assisi nel sistema penitenziario federale. Il 18 dicembre 2019 la seconda sezione della Corte suprema brasiliana ha autorizzato l’estradizione di Patrick Assisi ma anche in questo caso la procedura non è ancora giunta a conclusione.

In una dichiarazione rilasciata ai procuratori brasiliani il 12 settembre 2019, Patrick Assisi ha dichiarato: «Non appartengo alla mafia. Non sono mai stato vicino alla mafia, non sono mai stato vicino ai loro affari».

Lelluccio a Dubai

Secondo alcune voci – che attendono l'ufficializzazione da parte del Governo – il 13 gennaio 2022 gli Emirati Arabi avrebbero negato l'estradizione di Raffaele Imperiale, arrestato il 4 agosto 2021 a Dubai, con il suo braccio destro, Raffaele Mauriello. Uccel di bosco per la Giustizia italiana dal 27 gennaio 2016, Imperiale era schedato dal ministero dell'Interno come uno dei latitanti più pericolosi e protagonista ad alti livelli di traffico internazionale di stupefacenti e riciclaggio di denaro.

Jamal Salem Al Jallaf, direttore del Dipartimento di Investigazione criminale della Polizia di Dubai, ha svelato che Imperiale «usava un’identità falsa, quella di Antonio Rocco e usava più auto per nascondere i suoi movimenti quotidiani. Aveva scelto di vivere in una casa isolata con un punto di osservazione per monitorare quelli che lo avvicinavano». Imperiale – detto “Lelluccio Ferrarelle” perché da ragazzo consegnava vino e acqua minerale a Castellammare di Stabia, nella cintura metropolitana di Napoli – quando e se sarà estradato, in cella resterà pochissimo tempo.

Nel 2021 la Cassazione ha stabilito che dovrà scontare 5 anni, 10 mesi e 20 giorni di carcere. La prima condanna gli era stata inflitta nel 2018 a 18 anni di reclusione, sentenza che in appello venne ridotta a 8 anni e 4 mesi ma la Suprema Corte stabilì che ci fosse un errato calcolo iniziale e chiese di rimodulare la pena.


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