vivissime condoglianze

L’ età della paghetta


1' di lettura

Le cronache della settimana che precede il Natale registrano, a Torino, la condanna di un uomo a due mesi di prigione (con pena sospesa) perché non dava più soldi alla figlia. La quale, stando a quanto riferiscono alcune testate, avrebbe 33 anni. Pare che lui l’abbia anche aiutata a trovare un posto di lavoro come segretaria, ma poi la signora in questione ha perso l’impiego. Un particolare: il genitore si dichiara nullatenente e ora sarebbe disoccupato; è già oltre la sessantina e la faccenda cominciò nel 2012, quando la figlia lo avrebbe denunciato per aver smesso di contribuire al suo sostentamento. Risparmiamo altri dettagli, ma una domanda dobbiamo porcela: fino a quando si dovrebbe mantenere un figlio o passargli quella che un tempo si chiamava «paghetta»? Se diamo retta a Kant, che invitava a universalizzare le nostre opinioni, dovremmo ricordare che 33 anni erano quelli di Gesù quando finì sulla croce. Cosa sarebbe la civiltà Occidentale se scoprissimo che prendeva ancora una mancia dal padre Giuseppe? Novalis, uno dei massimi rappresentanti del romanticismo tedesco, morì ancor prima di aver compiuto i 29 anni. Vi risulta che riscuotesse una mancetta dalla famiglia? Pergolesi se ne andò a 26 anni e nemmeno in tal caso sono rimaste tracce di aiutini. Che dire? Semplicemente che la nostra società non smette di stupirci e che la famosa qualifica «bamboccioni» va ripristinata. Forse siamo ancora in tempo: un emendamento nella legge di stabilità in corso aiuterebbe a capire quanto dura l’età della paghetta.

(Modesto Michelangelo Scrofeo)

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