ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’analisi

L’eterno ritorno delle  cattedre vuote

Già nel 1979 si parlava di programmazione nel reclutamento dei prof ma nel 2022 avremo 150mila supplenti: qualcosa non ha funzionato

di Luisa Ribolzi

(Robert Kneschke - stock.adobe.com)

2' di lettura

Nel 1979, il XII Rapporto del Censis sulla situazione sociale del paese parlava per la scuola della «necessità di una programmazione nel reclutamento del personale». Nel 2022, si stima che a settembre serviranno circa 150mila supplenti. Si direbbe dunque che la programmazione, ammesso che sia stata fatta, non ha funzionato, sostituita da un andamento ciclico in cui lʼequilibrio veniva momentaneamente ristabilito da periodiche sanatorie. La scuola sembra condannata a funzionare in una continua emergenza: eppure il fabbisogno di insegnanti può essere stimato con buona approssimazione. A monte di questa situazione, vedo due ordini di ragioni.

La scarsità dellʼofferta

Da anni, uno dei principali problemi dei paesi industriali è la difficoltà di attirare nella scuola giovani laureati di qualità, che abbiano scelto di insegnare, non solo adattandosi in mancanza di meglio. Le ragioni della scarsa attrattiva della professione docente sono molte, dalla poca chiarezza nelle modalità di accesso, continuamente modificate senza un vero motivo, alla mancanza di una carriera o della possibilità di modificare la retribuzione in base alla funzione, alla materia, alle condizioni di lavoro. Pesa anche la possibilità di trovare alternative preferibili, soprattutto per i laureati in materie tecniche o scientifiche. Gli insegnanti lamentano, più ancora che di essere pagati poco, di essere pagati tutti allo stesso modo.

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La modalità di reclutamento

Attualmente, non è possibile alle scuole scegliere gli insegnanti, ma nemmeno agli insegnanti di scegliere la scuola. Lʼassegnazione dal centro è una modalità fallimentare, perché ostacola ogni possibilità di realizzazione del progetto educativo, e attiva un meccanismo incontrollabile di turn over. A mio parere, e come accade nella maggioranza dei paesi, lo Stato fissa i requisiti necessari per diventare insegnanti, e ne attesta il possesso, dopodiché fra tutti quelli che rispondono ai requisiti fissati, le scuole o le reti di scuole possono reclutare quei docenti che sono disponibili a collaborare al raggiungimento degli obiettivi educativi. Se sono neolaureati, devono poterli formare; se sono insegnanti esperti, devono poter differenziare la loro retribuzione, a partire da un minimo fissato centralmente attraverso la contrattazione sindacale, a seconda della funzione, della materia, dellʼorario di servizio e anche, perché no, della qualità del loro lavoro.
Se queste condizioni verranno realizzate, attraverso un percorso articolato negli anni e non con misure estemporanee, o peggio demagogiche, sarà possibile arrivare ad un giorno in cui allʼinizio della scuola la maggior parte delle cattedre sarà occupata, magari anche da insegnanti migliori.

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