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L'eterno ritorno dei “responsabili”, da Scilipoti a Mallegni

Sul Parlamento si allunga l'ombra dei responsabili, storico modo con il quale vennero definiti i parlamentari dell’opposizione passati in maggioranza durante l’ultimo governo di Silvio Berlusconi, in carica dal 7 maggio 2008 al 16 novembre 2011

di Andrea Gagliardi


Conte: maggioranza? Io non mi lascio distrarre da polemiche

2' di lettura

Sul Parlamento si allunga l'ombra dei responsabili, storico modo con il quale vennero definiti i parlamentari dell’opposizione passati in maggioranza durante l’ultimo governo di Silvio Berlusconi, in carica dal 7 maggio 2008 al 16 novembre 2011: il governo nato dopo la caduta dell’esecutivo Prodi per la quale fu decisivo il voto del senatore Sergio De Gregorio. Eletto nel 2006 con l'Italia del Valori e passato poi al Popolo della Libertà, il 24 febbraio 2008, De Gregorio votò contro la fiducia al governo Prodi, contribuendo alla sua fine. Con tanto di accusa di essere stato corrotto da Silvio Berlusconi per il suo passaggio al centrodestra nel 2007.

La nascita dei responsabili
Storicamente la nascita dei “responsabili” è ascrivibile a gennaio 2011 quando nacque il gruppo parlamentare di “Iniziativa Responsabile”. Partita da 21 parlamentari, la terza gamba' del governo alla Camera, (che raccoglieva deputati provenienti dalle forze politiche minori che il 14 dicembre sostennero il governo Berlusconi in occasione della mozione di sfiducia delle opposizioni) salì a quota 28 con l'adesione tra gli altri di personaggi come Paolo Guzzanti, Antonio Razzi, Domenico Scilipoti. Ed evitò che la “diaspora'' finiana facesse cadere l'esecutivo Berlusconi.

Un cordone di sicurezza per Conte
In questa legislatura è il governo Conte a traballare. Tre dissidenti M5S sul Mes - Ugo Grassi, Stefano Lucidi e Francesco Urraro - hanno ufficializzato il passaggio alla Lega (Gianluigi Paragone invece per il momento resta). Per compensare le fughe un altro gruppo è pronto a sostituirli e a creare un cordone di sicurezza attorno a Giuseppe Conte. Tra questi ci sono certamente quei parlamentari M5S per la maggior parte eletti all'uninominale e insofferenti alla gestione di Di Maio. Ma questa pattuglia non sarebbe sufficiente a garantire la sopravvivenza dell'Esecutivo e della legislatura.

I movimenti dentro Forza Italia
Ecco allora che si guarda con attenzione ai movimenti tra gli azzurri. Il giorno dopo il voto del Parlamento alla risoluzione di maggioranza sul fondo salva Stati, i riflettori si spostano su FI. Complici le assenze di 10 senatori azzurri che, secondo i più maliziosi, si sarebbero messi d’accordo con la maggioranza per non partecipare al voto. Avrebbero così abbassato il numero dei 'no' alla risoluzione, facendo quindi da stampelle al governo. Qualcosa si muove dunque, dentro Forza Italia. Ma più che fughe verso altri lidi o nuovi satelliti autonomi, nel partito di Silvio Berlusconi starebbe prendendo forma un gruppetto di 'volenterosi' pronti a sostenere la maggioranza se serve.

I parlamentari vicino alla Carfagna
Tra questi sei parlamentari vicini a Mara Carfagna (capeggiati da Massimo Mallegni). Gruppo che per ora resta all'opposizione nel centrodestra ma al momento buono potrebbe diventare l'ago della bilancia per decidere le sorti della legislatura, saldandosi con i responsabili M5S. Così come il senatore forzista Paolo Romani che parla di 12 forzisti al Senato e 20 alla Camera pronti a entrare al gruppo misto. Alla Camera intanto ieri nuovo addio per Forza Italia: Davide Bendinelli, ex coordinatore del Veneto, ha aderito a Italia Viva.

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