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L’euforia dei mercati e quel gioco sottile che rischia di innescarsi con la Fed

Volano bond e azioni, scende lo spread. Gli investitori credono nella fine dei rialzi dei tassi. ma se esagerano con l’ottimismo rischiano di rimettere in moto le Banche centrali.

di Maximilian Cellino

(AFP)

3' di lettura

Il giorno dopo la decisione della Federal Reserve di mantenere ancora una volta fermi i tassi di interesse Usa i mercati sembrano crederci: il ciclo rialzista di politica monetaria più rapido e violento degli ultimi decenni potrebbe davvero essersi concluso, negli Stati Uniti e forse anche altrove. Si spiega in fondo così la reazione estremamente favorevole avuta giovedì dalle Borse, dai titoli di Stato e in generale la buona intonazione di tutte le attività a rischio che in ultima analisi ha favorito anche un restringimento dello spread fra BTp e Bund.

La cronaca di giornata impone di registrare il rialzo di Piazza Affari (+1,77% l’indice Ftse Mib) a braccetto col resto d’Europa (+1,48% Francoforte, +1,85% Parigi e +2,04% Madrid) con un occhio a Wall Street che ha proseguito la marcia innestata dopo l’annuncio Fed e la successiva conferenza stampa del presidente, Jerome Powell. Gli acquisti sono affluiti anche sui titoli di Stato, i cui rendimenti sono ,diminuiti in misura sostanziosa fino a tornare ai livelli di fine settembre: 4,69% il decennale Usa, 2,71% il Bund tedesco e 4,56% i nostri BTp, che hanno appunto ridotto a 185 punti base lo scarto Italia-Germania.

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SPREAD E BORSE
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Il braccio di ferro

Il fatto che sempre la Banca d’Inghilterra sia rimasta ferma per la seconda volta consecutiva sui tassi, decisione peraltro largamente attesa, ha in fondo rafforzato la convinzione degli investitori. A questa si contrappone tuttavia una certa cautela da parte dei responsabili di molte società di gestione, memori forse delle ripetute fughe in avanti dei mercati in chiave ottimistica riguardo all’atteggiamento dei banchieri centrali, che dopotutto hanno lasciato ancora la porta aperta a ulteriori rialzi.

Primo test: occupazione Usa

«I rally del mercato obbligazionario possono essere fragili, poiché i rendimenti a lunga scadenza sono già ben al di sotto del tasso di riferimento e soffrono di un carry negativo», spiega sotto l’aspetto tecnico UniCredit, ritenendo quindi «probabile che la volatilità dei rendimenti persista fino a quando la Fed non inizierà ad ammorbidire la sua retorica o i dati degli Stati Uniti non mostreranno una marcata perdita di slancio dell’attività economica». L’abituale appuntamento del primo venerdì del mese con le indicazioni sul mercato del lavoro Usa potrebbe sotto questo aspetto rappresentare un primo test di rilievo.

Il perdurare dell’incertezza sull’andamento della politica della Fed potrebbe comportare la continuazione di un andamento incerto e senza direzione

Ubs Global Wealth Management Mark Haefele

In ogni caso è evidente come un certo sollievo, se non proprio ottimismo, sembra iniziare a diffondersi anche fra gli addetti ai lavori. «Il perdurare dell’incertezza sull’andamento della politica della Fed potrebbe comportare la continuazione di un andamento incerto e senza direzione», segnala Mark Haefele, Chief Investment Officer di Ubs Global Wealth Management, che d’altra parte vede «prospettive positive per le varie classi di attivi per i prossimi sei-dodici mesi» e ritiene soprattutto che «questo sia un momento opportuno per arricchire i portafogli diversificati».

Attenzione all’euforia

L’eccessiva euforia sui listini potrebbe tuttavia rivelarsi paradossalmente controproducente ed è un elemento che la Fed, per sua stessa ammissione, tiene sott’occhio prima di prendere le proprie decisioni. «Il fatto che i mercati abbiano reagito positivamente, con un calo dei rendimenti obbligazionari e un rialzo dell’azionario, non fa che sottolineare il gioco di equilibri che i banchieri centrali dovranno affrontare nei prossimi mesi, cercando di garantire che le condizioni finanziarie rimangano sufficientemente restrittive», avvertono Tiffany Wilding e Allison Boxer di Pimco. Un notevole allentamento di queste ultime condizioni «aggiungerebbe - secondo i due economisti - una pressione significativa per un inasprimento della politica monetaria». Da circolo virtuoso a vizioso, il passo rischia di essere quindi davvero breve.

Riproduzione riservata ©
  • Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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