dall’ecofin di sofia

L’Europa attende l’Italia al varco

di Adriana Cerretelli


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(EPA)

3' di lettura

Da quasi due mesi l’Italia galleggia su una nuvola di stabilità finanziaria nonostante ancora non si veda la fine dell’incertezza politica post-elettorale né l’insediamento imminente o il profilo chiaro di un nuovo Governo. Riuniti ieri a Sofia, ovviamente i ministri finanziari dell’Eurozona hanno evitato commenti ufficiali. Li hanno evitati per non rischiare di interrompere una bonaccia che fa comodo a tutti.

Ufficiosamente però, e dietro garanzia di assoluto anonimato, c’è chi non si sottrae: «Attenzione, la bomba potrebbe esplodere a effetto ritardato perché l’Italia è entrata in una fase di instabilità e di discontinuità che potrebbe trasformarla in un interlocutore inaffidabile, un po’ come è oggi considerata l’America di Trump nei consessi internazionali». E aggiunge: «A differenza di Belgio, Olanda e Germania, che pure più o meno di recente hanno conosciuto lunghissime gestazioni prima di partorire i rispettivi Governi, l’Italia non ha un solido sistema di interlocutori strutturali e strutturati in grado di tenere oltre la crisi e lo scossone politico inferto dalle elezioni. Con il risultato che l’arrivo nelle assise europee di controparti sconosciute e magari anche inesperte potrebbe complicare ulteriormente un dialogo già marcato da troppe e più o meno giustificate diffidenze verso il Paese».

L’analisi riassume bene lo stato d’animo con cui a Bruxelles e dintorni attendono gli sviluppi politici nella terza economia dell’euro, il timore che il suo enorme debito possa finire per avere effetti rovinosi sulla tenuta dell’area. Per questo non andrebbe liquidata, magari con fastidio, dai destinatari: non perché sia il verbo rivelato, tutt’altro. Ma perché tra centro e periferia dell’Eurozona si sta gradualmente ricostruendo, dopo la grande crisi finanziaria, una crescente convergenza. Che rischia di ridurre il nostro Paese in piena solitudine.

Non è una novità che i Paesi periferici dell’euro, che dal 2011 in poi erano stati costretti a chiedere aiuti finanziari ai partner in cambio di condizioni stringenti quando non draconiane, siano ormai usciti dal tunnel: non solo risanati ma tutti con invidiabili tassi di sviluppo, dall’Irlanda al Portogallo passando per la Spagna.

Di nuovo c’è che, con ritmi di crescita da qualche anno quasi sempre doppi rispetto ai nostri, investimenti effervescenti contrariamente ai nostri in frenata e banche risanate, Madrid è riuscita, sia pure per un’incollatura, a mettere a segno l’anno scorso il sorpasso sull’Italia in termini di Pil pro capite a parità di potere di acquisto. Senza un cambiamento di rotta italiano, la tendenza si accentuerà, lascia intendere l’Fmi.

E di nuovo c’è che perfino la Grecia, la “bestia nera” che il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble voleva cacciare dall’euro senza rimpianti invece di graziarla con un programma di salvataggio, dopo ben otto anni di durissima quarantena, sta tornando alla normalità. In agosto riprenderà a finanziarsi sui mercati. Resterà una sorvegliata speciale in Europa dove però, a patto che attuino le riforme che ancora mancano all’appello, potrà beneficiare di una riduzione del fardello del debito.

«Oggi sulla Grecia possiamo essere molto più ottimisti di qualche anno fa», ha dichiarato ieri a Sofia Olaf Scholz, il successore di Schäuble, che però ne condivide la linea. Tanto è vero che, se taglio del debito ci sarà, non potrà essere automatico secondo Berlino e i nordici, ma condizionato. Magari ai ritmi di crescita (più sviluppo-più tagli e viceversa), di sicuro alle riforme fatte e ai conti mantenuti sempre sani.

Anche se per ora e probabilmente almeno fino all’autunno, in attesa del nuovo Governo e delle sue mosse Bruxelles e i ministri dell’Eurogruppo non hanno nessuna intenzione di mettere l’Italia in croce su Def, banche o debito, i segnali indiretti arrivati ieri, greci compresi, fanno capire che alla lunga non ci saranno grandi sconti: pochi sugli impegni presi, ancora di meno sulle regole vecchie e nuove.

Ammesso che davvero al vertice Ue di giugno si arrivi all’accordo sull’Unione bancaria, difficilmente per esempio la coalizione del Nord rinuncerà alla battaglia sulla riduzione dei Titoli sovrani in carico ai bilanci delle banche. Come difficilmente la solidarietà giocherà un ruolo pesante nel nuovo bilancio Ue pluriennale (2021-27) alle voci della convergenza economica o della coesione. Come la crescita economica, anche «la convergenza deve cominciare negli Stati membri», ha avvertito ieri Valdis Dombrovskis, il vicepresidente della Commissione Ue.

È questa l’Europa che attende al varco la nuova Italia: un’Eurozona che si ricompatta dopo la crisi, dove i Paesi ricchi sono sempre più egoisti e i più poveri si sono adeguati, raccogliendo però dividendi positivi. Dove si chiede più responsabilità e si distribuisce meno solidarietà. Non è un’Europa che fa sognare, ma snobbarla potrebbe trasformarsi in incubo. A.A.A abili negoziatori cercansi.

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