reti dallo spazio

L’Europa contro Musk sull’internet via satellite: la Ue vuole una sua rete

Il commissario Breton prefigura la necessità di una terza infrastruttura spaziale dopo Galileo e Copernico dedicata alla connettività

di Leopoldo Benacchio

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Il commissario Breton prefigura la necessità di una terza infrastruttura spaziale dopo Galileo e Copernico dedicata alla connettività


3' di lettura

L'Unione Europea schiaccia il pedale dell'acceleratore nel campo delle reti telematiche, e lo preme fino in fondo. Non vogliamo, come Europa, diventare sudditi di progetti come Starlink, la costellazione di decine e decine di satelliti per distribuire Internet in ogni punto del mondo, voluta dal vulcanico Elon Musk, recentemente diventato l'uomo più ricco del mondo, almeno come capitale azionario.

E non c'è solo Musk, ma anche Oneweb, la costellazione di satelliti telecom anglo-indiana che ha gli stessi scopi e che pensa di dividersi la torta con Starlink.

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L'Europa non vuole cadere in braccio a questi monopoli di fatto e punta a mantenere la propria autonomia. Per questo il progetto di una rete satellitare per l'internet distribuito dallo spazio, già prevista a livello di studio, deve essere sviluppata al più presto, per non restare tagliati fuori.

È quello che emerge dal discorso che Thierry Breton, commissario Ue per il mercato interno e i servizi, ha fatto pochi giorni fa alla tredicesima Conferenza europea dello Spazio, a Bruxelles. Breton, che ha un curriculum di tecnologia e telecomunicazioni di tutto rispetto, già ministro in Francia e presidente di France Telecom, è stato di una chiarezza cristallina, più da manager quale è che da politico, quale è stato.

«Penso che l'Europa debba sviluppare rapidamente una iniziativa rivolta alla connettività basata su una infrastruttura spaziale come terza infrastruttura dopo Galileo e Copernico», sono le esatte parole pronunciate a questo riguardo da Bresson.

Delineano la volontà risoluta di realizzare il progetto e anche sottintendono le difficoltà. Galileo, il miglior Sistema di posizionamento esistente e Copernicus, il sistema europea per il telerilevamento e la sicurezza, sono costellazioni di satelliti che definiscono lo stato dell'arte a livello mondiale, ma sono costate decenni di studio e costruzione.

Questo si spiega mettendo insieme la difficoltà di realizzazione, il fatto che l'Europa aveva problemi organizzativi e altro. Ora non possiamo aspettare tanto, pare dire Breton che vuole non solo «consolidare l'esistente, ma anche anticipare le sfide future» ed evitare dipendenza da terzi in settori strategici.

Ora l'Europa ha una propria Agenzia per lo Spazio, che non deve essere confusa con l'Esa, Agenzia Spaziale Europea aperta anche a Stati non nell'Unione, come ora la Gran Bretagna, e può affrontare progetti così impegnativi in modo più coordinato ed efficace rispetto al passato.

Il primo obiettivo di una tale rete satellitare, anche in ordine di tempo, è quello di portare la rete veramente dappertutto, eliminando le cosiddette zone morte, dare la possibilità al vecchio continente di diventare del tutto autonomo rispetto ad altre iniziative non europee dello stesso tipo, mettere in sicurezza l'Unione Europea grazie all'uso della crittografia quantistica anche in caso di massicci cyberattacchi, che gli specialisti temono sempre più.

Già, ma come si fa? Un misto pare di satelliti in bassa orbita, media e qualche altro satellite, molto più distante, su orbite geostazionarie a oltre 30.000 chilometri dal suolo terrestre. Basta latenza, tempi di risposta rapidi, banda larga. In prospettiva quindi anche l'uso in tempo reale di auto a guida autonoma.

Ma questo è parecchio in là. Per il momento, e non è certo poco, Breton vuole che nell'anno in corso la Commissione porti al Parlamento europeo e al Consiglio una proposta quanto più precisa possibile, in modo da poter dare il via all'iniziativa, che non è, secondo Breton, «un progetto spaziale come al solito, ma molto più esteso».

L'appuntamento è ad aprile addirittura, quando il gruppo di industrie, compagnie di telecomunicazioni, specialisti del campo incaricato di studiare la realizzazione e gli scopi in dettaglio di questo progetto presenterà un primo schema per la discussione. Per i soldi si vedrà, mettendo insieme più fondi, dagli stati membri, da privati, dal budget della Ue stessa, che magari ha qualche anfratto in cui sarà possibile scovare altri fondi residui. Il pedale sull'acceleratore è indispensabile premerlo subito, non possiamo metterci 20 anni, come per i pur riuscitissimi programmi Galileo e Copernico.

Partendo oggi arriveremmo al 2040, completamente fuori mercato. Bisogna fare l'impossibile e arrivare per la fine del 2027. Musk e soci sono avvertiti, l'Europa non si farà da parte.

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