ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl futuro dell’Unione

L’Europa divisa tra realtà e ideologia

È un bene che la Germania sia uscita dal dogma dell'austerità, ma dovrebbe applicarsi a livello europeo

di Sergio Fabbrini

(artjazz - stock.adobe.com)

4' di lettura

Non dovevano prendere decisioni ma discutere le decisioni da prendere. Questo è stato lo scopo della doppia riunione del Consiglio europeo dei 27 capi di governo dell'Unione europea (Ue), riunitisi informalmente a Praga (giovedì) con 17 capi di governo di Paesi europei che non sono membri dell'Ue e quindi (venerdì) da soli. La riunione di giovedì doveva servire a discutere il ruolo di una Comunità politica europea costituita di membri e non membri dell'Ue. La riunione del venerdì doveva discutere (tra le altre cose) la risposta da dare all'incremento del costo del gas. Le due riunioni hanno mostrato come, nella politica europea, realtà e ideologia divergono. Cominciamo dalla riunione di venerdì in cui si doveva preparare (tra i 27 capi di governo dell'Ue) la risposta da opporre all'incremento dei costi dell'energia (risposta da formalizzare nella riunione del prossimo Consiglio europeo del 20-21 ottobre).

Nella riunione c’era “un elefante nella stanza” (per dirla con il Financial Times), ovvero la decisione unilaterale presa pochi giorni fa dal governo tedesco di creare debito per 200 miliardi così da sussidiare imprese e famiglie tedesche colpite dall’incremento del costo dell’energia. Naturalmente, anche altri governi nazionali (come quello spagnolo) hanno preso decisioni simili. I governi nazionali rispondono innanzitutto al loro elettorato. Così ha fatto il governo tedesco, anche se le conseguenze delle sue decisioni non sono equivalenti a quelle degli altri governi nazionali. Per le sue dimensioni (un debito equivalente al 5 per cento del Pil seppure spalmato su due anni), il sussidio fornito alle imprese tedesche è destinato ad alterare la competizione con le imprese degli altri Paesi. Tant’è che è stato apertamente criticato dai commissari Paolo Gentiloni e Thierry Breton e sarà oggetto di valutazione da parte della commissaria alla competizione, Margrethe Vestager. Dunque, il governo del socialdemocratico Scholz, che pure si basa su un programma impegnato a promuovere la solidarietà con gli altri Paesi europei, ha pensato prima ai tedeschi di fronte alla crisi energetica. Essendo la politica energetica una competenza dei governi nazionali, non poteva essere diversamente. Tuttavia, la decisione del governo Scholz contraddice clamorosamente ciò che i governi tedeschi hanno continuato a sostenere per più di un decennio. Ovvero che fare debito è un “peccato” e che l’austerità di bilancio è l'unica ricetta di politica economica per contrastare la tendenza speculativa dei mercati finanziari. Posizione quindi riaffermata poche settimane fa dal ministro tedesco del Tesoro, il liberale Christian Lindner, che ha riaffermato (in un non-paper del suo Ministero) la necessità di reintrodurre presto il Patto di stabilità e crescita, sospeso dopo la pandemia, seppure rendendolo “più flessibile”. Al punto che, pochi giorni fa, la Corte dei conti tedesca ha giudicato il nuovo debito in contrasto con il principio del pareggio di bilancio celebrato nella costituzione tedesca. È un bene che il governo tedesco sia uscito dal dogma dell’austerità, anche se ciò dovrebbe applicarsi anche a livello europeo e non solo nazionale. Così, di fronte ad una crisi drammatica, la realtà si è imposta sull’ideologia anche a Berlino.

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Vediamo ora la riunione del giovedì della nascente Comunità politica europea. Quest’ultima deriva dalla proposta avanzata dal presidente francese Macron nel discorso tenuto a Strasburgo il 9 maggio scorso. In quell’occasione, il presidente francese propose di dare vita ad una Comunità di stati allargata a tutti i Paesi europei «che condividono i nostri valori». Poiché il processo di allargamento dell’Ue è complesso ed ha tempi lunghi, la Comunità politica europea dovrebbe costituire il forum dove discutere sin da subito le sfide comuni a tutte le “nazioni europee”, come le sfide militari o ambientali o energetiche.

La presidenza ceca di turno dell’Ue ha così invitato a Praga 17 Paesi europei considerati democratici, escludendo per ragioni geografiche Israele (che aveva chiesto di parteciparvi). La Comunità politica europea può essere un utile forum per fare dialogare i governi europei, esterni ed interni all’Ue, socializzando i loro leader a comuni standard di comportamento. Tuttavia, essa non può sostituire l’Ue, in quanto è priva di capacità decisionali. Essa è l’espressione dell’Europa dei popoli proposta dalle destre sovraniste europee (tra cui la Lega di Salvini e i Fratelli d’Italia di Meloni). Per i due partiti italiani, infatti, l’Ue dovrebbe essere sostituita da un’«Europa delle nazioni» in cui i singoli stati mantengono il pieno controllo della propria sovranità nazionale, limitandosi a coordinarsi con gli altri stati nazionali. Un coordinamento volontario che si realizza attraverso i capi di governo nel Consiglio europeo (come è avvenuto a Praga), senza intrusioni da parte di istituzioni sovranazionali come la Commissione europea o la Corte di giustizia europea. A Praga, però, si è visto che l’Europa delle nazioni può fare molto poco per contrastare l’aggressività della Russia o per sviluppare una politica energetica europea. Di fronte alla magnitudine delle sfide, lo stato nazionale non dispone della dimensione sufficiente per affrontarle. Anche a Roma, la realtà è destinata ad imporsi sull’ideologia.

Insomma, il governo tedesco ha dovuto prendere atto che il dogmatismo contabile non funziona neppure a Berlino, mentre il futuro governo italiano dovrà prendere atto che il nostro interesse nazionale non si difende con l’Europa delle nazioni. La realtà continua a farsi un baffo dell’ideologia.

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