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L’Europa e il lavoro: la partita si gioca su Garanzia giovani e aiuti

di Francesca Barbieri


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(Adobe Stock)

4' di lettura

Più di 3 milioni di disoccupati tra i 15 e i 24 anni e 5,5 milioni di Neet (giovani che non studiano e non lavorano), con un tasso di disoccupazione giovanile al 14 per cento.
Nell'Europa dove la quota di persone senza lavoro è in calo - dal 10, 9% del 2013 al 6,8% del 2018 -, la vera emergenza restano i giovani che, soprattutto nei Paesi del Sud del Continente, continuano ad essere ai margini del mercato del lavoro. Italia (30,2%), Spagna (33,7%) e Grecia (38,8%) sono gli Stati con le criticità più alte, che si contrappongono a nazioni decisamente più virtuose, Danimarca (10,2%), Olanda (6,4%) e Germania (5,6 per cento).
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Luci e ombre su Garanzia Giovani
Per rispondere alla crisi dell'occupazione giovanile, nell'aprile 2013 è stata varata la Youth Guarantee (Garanzia Giovani). Il programma punta a proporre un'offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio, entro quattro mesi dall'inizio della disoccupazione o dall'uscita dal sistema. Tutti i Paesi Ue, e in via prioritaria quelli con un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 25%, per il periodo 2014-2020 hanno ricevuto finanziamenti mirati (6,4 miliardi la dote iniziale, poi portata a 8,8 miliardi nel 2017).
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Quali sono i risultati finora ottenuti? La Commissione europea vede il bicchiere mezzo pieno. Dal 2014 in poi oltre 5 milioni di giovani hanno aderito ogni anno a Garanzia Giovani e più di 3,5 milioni si sono avvalsi di un'offerta di lavoro, istruzione permanente, tirocinio o apprendistato.
«A cinque anni dal varo della garanzia per i giovani, la posizione dei giovani nel mercato del lavoro è decisamente migliorata» si legge sul sito della Commissione europea: nella Ue si registrano 2,3 milioni di giovani disoccupati in meno e 1,8 milioni di giovani senza lavoro in meno che non frequentano corsi di studio o formazione (i cosiddetti Neet).
In effetti la disoccupazione giovanile è calata da un picco del 24% nel 2013 al 14% nel 2019, mentre la quota dei giovani Neet è scesa dal 13,2% al 10,3% di oggi.
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Più critica la Corte dei conti europea nella sua Relazione sullo stato di attuazione delle misure relative alla Youth Guarantee dove ha segnalato la necessità di una riorganizzazione dei servizi per l'impiego utilizzando anche valutazioni di personal advisor per intercettare informazioni più specifiche dei Neet, allo scopo di definire piani di azione individualizzati e personalizzati; di mettere in campo campagne informative più incisive per richiamare i giovani maggiormente vulnerabili appartenenti alle classi di più alto svantaggio; di adottare misure fiscali strutturali in grado di incentivare le politiche dell'occupazione e di effettuare controlli più efficaci per valutare la qualità e la congruità degli stage, che in alcuni Paesi - tra i quali spicca l'Italia - rappresentano la misura più gettonata.
La Corte raccomanda anche di rafforzare l'intesa Stato-Regioni-Enti territoriali per assicurare, attraverso la piena conoscenza del mercato territoriale, l'offerta di programmi per i giovani in linea con le aspettative della domanda.
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Dall'indagine è emerso il pieno utilizzo, su tutte quelle previste, delle misure relative al tirocinio extracurriculare, al bonus occupazionale e alla formazione mentre i giovani occupati, a seguito dell'incentivo bonus occupazionale, sono stati pari a circa 61mila e il maggiore impiego ha riguardato soprattutto le aziende del settore manifatturiero, seguite da quelle del commercio all'ingrosso e al dettaglio. Per quanto riguarda il genere, non risultano differenze sostanziali tra uomini e donne; la maggiore occupabilità riguarda i 19/24enni; di contro, per quel che concerne l'indice di rischio, hanno trovato occupazione in primis i giovani universitari.
La disoccupazione in Europa
Alla ricerca di un sussidio di disoccupazione europeo
Il mercato del lavoro europeo è il collage di tanti tasselli “locali” dove appare evidente la frattura tra il Nord più virtuoso e il Sud che - pur in miglioramento rispetto agli anni bui della crisi economica - continua ad arrancare.
Per riequilibrare la situazione - in base a uno studio di un gruppo intellettuali tedeschi (tra cui Hans Eichel e Jurgen Habermas), poi sposata dalla Commissione europea - si dovrebbero veicolare fondi europei su un sussidio di disoccupazione da attivare nei diversi Stati membri solo al raggiungimento di una determinata soglia del tasso di disoccupazione. Ciò permetterebbe di aiutare i paesi in crisi, ma non solo. Questa soglia, infatti, dovrebbe riguardare le variazioni e non il livello del tasso di disoccupazione: in questo modo, anche i paesi con un tasso strutturalmente inferiore potrebbero avere benefici da questo meccanismo.
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Verso Europa 2020
Dal risultato delle urne elettorali di domenica 26 maggio dipenderà la risposta che verrà data per risollevare il mercato del lavoro europeo, dove molti paesi - tra cui l'Italia - risultano essere ancora distanti da due target di Europa 2020:  75% di occupazione nella fascia 20-64 anni; abbandono scolastico inferiore al 10%, con almeno il 40% dei laureati.
Guardando i programmi delle forze in campo, se il Il Partito popolare europeo punta a creare cinque milioni di posti di lavoro, anche attraverso il sostegno delle Pmi e il potenziamento dell'Erasmus, i socialisti scommettono sui salari minimi e ampliamento del programma Garanzia Giovani. I liberali puntano sulla formazione continua, mentre i Verdi propongono reddito minimo e rafforzamento dell'Erasmus per i giovani.
Il risultato delle urne sarà poi decisivo per la programmazione dei fondi europei per il periodo 2021-2027, che porterà, dopo l'approvazione dei regolamenti da parte del nuovo Parlamento e del Consiglio, all'accordo di partenariato tra i singoli Stati e la Ue e - entro fine 2020 - all'adozione dei programmi operativi. Una partita che per l'Italia vale 37 miliardi di euro.

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