elezioni e mercati

L’Europa guarda più alla Germania, ma l’Italia rischia. Gli scenari per Borsa e BTp

di Maximilian Cellino


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(Reuters)

4' di lettura

Più la Germania che l’Italia sembrano fino a questo momento interessare agli investitori nel “Super-Sunday” elettorale che ci siamo appena messi alle spalle. Lo dice in fondo l’andamento dei mercati nelle prime ore di questo lunedì: l'euro, dopo essersi avvantaggiato nei confronti del dollaro ieri alla notizia del sostegno fornito dai due terzi del Partito socialdemocratico tedesco (Spd) alla formazione di un governo di coalizione con la Cdu di Angela Merkel, riesce comunque a mantenere le posizioni sopra quota 1,23. Piazza Affari cede invece terreno a differenza del resto dei listini continentali anche se per il momento limita i danni. E mentre lo spoglio del voto italiano continua, si allarga anche di alcuni punti base lo spread BTp-Bund, cioè il vero barometro della tensione sul nostro Paese.

Difficile sostenere che la prima reazione sia stata sorprendente, vuoi per il maggior peso specifico della Germania e della sua Grosse Koalition nelle sorti del futuro dell’Unione, vuoi per la comprensibile difficoltà degli investitori nel valutare le dinamiche politiche del nostro Paese. Se qualcosa conta per il destino europeo e per il cammino verso la tanto sospirata integrazione sono proprio le trattative per la formazione del Governo tedesco, che ieri hanno ricevuto una spinta indubbia, anche se in fin dei conti attesa, dal via libera Spd.

Due pesi differenti
Meno rilevanza, occorre ammetterlo, hanno in tal senso le vicende di casa nostra, che però rischiano di condizionare più di quanto non sia avvenuto fino a questo momento l’atteggiamento degli investitori nei confronti degli asset targati Italia, soprattutto in termini relativi rispetto all’Europa. Sotto questo aspetto la reazione iniziale in Borsa e sui titoli di Stato italiani è indicativa dell’incertezza che ancora regna fra i grandi fondi internazionali.

Un rischio (forse) sottovalutato
Finora l’imminenza delle elezioni italiane era passata sostanzialmente sottotraccia: venerdì scorso il rendimento del BTp decennale si era attestato al 2,06% con un differenziale nei confronti del Bund a pari scadenza (il famigerato spread, che resta in ogni caso la misura più fedele della tensione attorno al nostro Paese) di 140 punti base che, se da una parte poteva risultare per certi versi tranquillizzante, dall’altra aveva fatto drizzare le antenne a più di un operatore di mercato, suggerendo una sottovalutazione dei rischi insiti nel voto italiano.

Effetto incertezza
In sostanza, gli investitori non avevano penalizzato il nostro Paese per una serie di fattori economici (ripresa debole, ma consolidata) e politici (i perduranti acquisti dei titoli da parte della Bce), ma soprattutto nella convinzione che dalle urne potesse uscire un risultato tale da propiziare un Governo di larghe intese in grado di dare almeno in una certa misura continuità al programma di riforme portato avanti fra mille difficoltà dal 2013 in poi. I risultati (tutt’ora parziali) giunti fino a questo momento lasciano nella più completa incertezza circa la possibilità di formare qualsiasi coalizione che possa guidare il Paese, ma segnano l’indubbio successo delle due principali forze di rottura e più critiche verso l’Europa quali 5 Stelle e Lega, cioè una soluzione meno market-friendly.

La parola agli economisti
«In assenza di una maggioranza assoluta che emerge dalle urne i partiti hanno la possibilità di negoziare una coalizione, ma si tratta di un processo incerto. L’attività politica proseguirà durante le trattative, ma il rallentamento delle riforme potrebbe rendere l’economia vulnerabile quando il ciclo si invertirà», spiegano Daniele Antonucci e Joao Almeida di Morgan Stanley. «Non ci aspettiamo che una simile coalizione possa consegnare riforme strutturali significative e a seconda della sua composizione vediamo il rischio che le precedenti riforme possano essere cancellate», aggiunge Fabio Fois di Barclays Capital, sottolineando che «nel medio termine siamo dell’avviso che la prossima legislatura sarà caratterizzata da instabilità politica che possa culminare in una crisi di governo o in elezioni anticipate».

Le ipotesi per lo spread BTp-Bund
Quanto tutto questo possa pesare su mercati finanziari italiani nel medio termine lo vedremo ovviamente fra qualche settimana. In ogni caso un eventuale governo di centro destra con egemonia lega potrebbe, secondo le previsioni degli analisti di UniCredit, far balzare lo spread BTp-Bund fino a quota 200, che salirebbe probabilmente ancora più in su e oltre i massimi raggiunti lo scorso anno (210 punti) nell’ipotesi di un Governo di coalizione guidato dal movimento 5 Stelle. Quest’ultimo aumenterebbe infatti «le possibilità di uno smantellamento delle riforme strutturali portate avanti fino a questo momento e rappresenterebbe una minaccia a qualsiasi impegno assunto dall’Italia in termini di disciplina fiscale nei confronti dell’Europa».

Meno traumatico, almeno in teoria, risulterebbe sui mercati il caso di un ritorno alle urne in tempi brevi e (possibilmente) con una nuova legge elettorale in grado di fornire una guida più stabile al Paese. Il prolungamento dell’incertezza potrebbe infatti portare a un esito poco favorevole per i BTp, ma intermedio rispetto alla formazione di un Governo con posizioni critiche nei confronti dell’impianto europeo, con un differenziale nei confronti della Germania in crescita, ma comunque circoscritto fra 175 e 200 punti. In ogni caso, resta il sospetto che gli investitori abbiano sottovalutato il rischio Italia negli ultimi due mesi, e che possano continuare a farlo anche adesso che gli scenari a loro meno favorevoli si sono puntualmente manifestati.

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