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L’Europa, il Nord e i rischi dello “statuto speciale” per il Sud

di Guido Gentili

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(Epa)

2' di lettura

Uno “statuto speciale per il Sud”, ecco l’idea. Giuseppe Conte, alla sua prima trasferta a Bruxelles per incontrare la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen come premier del nuovo governo giallorosso Mov5Stelle-Pd, ha messo sul piatto una proposta che farà, e molto, discutere.

Come spiegato in un post su Facebook, è intenzione del Governo elaborare un piano di intervento straordinario per favorire la crescita del Mezzogiorno. Piano che per Conte prevedrà «il riconoscimento di un regime di favore in cui le misure in arrivo si potranno innestare». Dunque si tratta di «provare a ottenere dalla Ue il riconoscimento di uno statuto speciale per poter varare misure straordinarie per lo sviluppo».

Nel discorso per la fiducia in Parlamento, Conte aveva parlato del Sud come una priorità ed aveva menzionato il sempreverde e discutibile progetto (LEGGI L’ARTICOLO / Il sempreverde ritorno della «banca del Sud») di una nuova Banca per il Mezzogiorno fulcro per la ripresa del Meridione, idea presentata alle parti sociali assieme all'ex ministro dell'Economia Tria pochi giorni prima la crisi del suo primo governo.

Ed ora la richiesta di uno “statuto speciale” per il Sud atterra sul terreno già difficile della partita sull’autonomia regionale differenziata chiesta da Lombardia, Veneto e Emilia Romagna. Progetto che stava a cuore della Lega ma che di fatto galleggiava a rilento nel confronto tra i governatori Fontana, Zaia e Bonaccini e il vecchio governo, nonostante la presenza del vicepremier Matteo Salvini.

Il nuovo progetto (cui ha subito aderito Carla Ruocco, Mov5Stelle e presidente della commissione Finanze della Camera) non piacerà a Nord, già in preallarme per il riassetto ministeriale che vede i neo ministri Francesco Boccia (Affari regionali) e Giuseppe Provenzano (Sud) assai critici sull’autonomia differenziata.

Ma al di là degli schieramenti politici e delle tensioni sul regionalismo differenziato c'è da interrogarsi, per cominciare, sulle reali possibilità che la richiesta possa essere accettata in Europa. Ieri Romano Prodi non ha citato la proposta, ma commentando la positiva scelta di Paolo Gentiloni come commissario europeo, ha detto che l'Italia «non deve cercare o chiedere leggi speciali».

Infine, “speciale per speciale”, come non farsi la domanda, e darsi una risposta, sullo Statuto speciale della Sicilia? Forse la sua super-autonomia ha garantito ad essa di diventare un’isola prospera e felice, anche solo a confronto delle altre regioni del Sud? I risultati sono sotto gli occhi di tutti come quelli dell’intervento straordinario per il Mezzogiorno: fattore di sviluppo civile e economico vero negli anni del Dopoguerra e poi, alla lunga, un collettore di statalismo e assistenzialismo improduttivo e rapace che ha alimentato, invece della crescita, rendite di posizione e una cattiva classe dirigente.

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