la legge approvata dall’europarlamento

L’Europa punta 16 miliardi di euro sull’economia dello Spazio. Ma diventerano cinque volte tanto

di Leopoldo Benacchio


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5' di lettura

Il Parlamento europeo, nell'ultima seduta di questa legislatura ha approvato a larga maggioranza una legge fondamentale per rifinanziare e soprattutto ridefinire la politica dell’Unione per lo Spazio. Il periodo in esame è il 2021-2027, i soldi iniettati nel sistema Spazio sono oltre 16 miliardi, che comunque muoveranno una cifra anche 5 volte superiore, e viene chiarito meglio il campo di azione della Agenzia spaziale europea, Esa, che viene un po' limitato rispetto al passato.

Occorre spiegare sommariamente al lettore. Chi tiene le bretelle in questo campo, come si dice in Texas, è l'Unione europea, composta oggi dai 28 Stati membri. Questa gestisce in proprio alcuni programmi chiave: Galileo, il sistema di satelliti per il geo posizionamento proprio dell’Ue, che useremo sempre più al posto, o in sinergia, dell’americano Gps, e il sistema di satelliti Copernicus, che bada alla nostra vita quotidiana con occhi di falco dallo spazio, con un continuo monitor: dalle risorse della Terra alle acque all'atmosfera.

Esa invece è sì l'Agenzia spaziale europea, cui però partecipano anche Stati che non fanno parte dell’Unione, come ad esempio la Norvegia, e a tutti questi si riferisce. Esa si occupa di lanci e satelliti, per dirla in breve, e anche in parte di ricerca. In sostanza su Marte ci andremo con Esa, mentre la strada giusta per tornare a casa in macchina, la sorveglianza del traffico aereo e i dati sulle risorse per l’agricoltura ce la danno i satelliti della Ue.

Una situazione un po' confusa secondo molti, e certo non del tutto a torto, che ora trova un quadro più certo con la legge che è stata appena approvata, a larga maggioranza. Galileo, nel periodo considerato, avrà 9,7 miliardi, Copernico 6 e altri programmi, Ssa/Govsatcom qui sta la novità, 1,2 miliardi. Sembrano pochi, specie per l'ultima attività, che dovrebbe essere di sviluppo e innovazione e che comprende temi di tutto rispetto come la sorveglianza dello spazio vicino alla Terra per la prevenzione dei rischi da residui spaziali in orbita, tema sottovalutato e in cui, per inciso, il nostro Paese è all'avanguardia con una serie di industrie medio piccole.

Le attività sotto il nome di Ssa rischiano di essere il vero asso nella manica che potrà crescere parecchio. Ci sia aspetta comunque un apporto ulteriore, molto consistente, soprattutto da parte di Agenzie nazionali, con ricadute fondamentali sul sistema industriale per una cifra che il relatore dell'importante legge, l’italiano Massimiliano Salini deputato per Fi/Ppe, stima in 60-70 miliardi. Ma le industrie, in tema soprattutto di innovazione, potranno attingere anche ai cospicui fondi del progetto successore di Horizon 2020, che il Parlamento europeo ha portato a un budget superiore a quello proposto dalla Commissione: fino a 120 miliardi.

«Le cifre dovranno essere confermate a fine anno dalla prossima legislatura» specifica Salini, ma comunque averle portato a un valore superiore a quanto proposto dalla Commissione conferma il valore dell’ opera del Parlamento, di cui questa legge è un buon esempio. Ha richiesto infatti lunghe discussioni per ritrovare un equilibrio che potesse soddisfare i principali “contendenti”, tipicamente Francia, Germania e Italia che sono i tre principali stati impegnati nello Spazio. Pare averla spuntata l'accoppiata Francia Italia, legate a doppio filo sia nel settore satelliti che in quello lanciatori, nonostante le pressioni tedesche, stato membro che sembra, secondo molti parlamentari europei, farla troppo da padrone a Esa e in questo caso è arrivata fino a lamentarsi pesantemente con il presidente della Commissione Junker, a poche ore dall'approvazione, per bloccare il provvedimento.

Nessuna guerra, è da specificare, ma una’opportuna riaffermazione della sovranità del Parlamento europeo, eletto, sulla Commissione, che in questo caso aveva ruolo diciamo consultivo. Esa che, con l'attuale direttore generale, il tedesco Johan Dietrich Worner, sembrava aver preso iniziative al limite del suo campo di azione, viene ora limitata proprio nella parte di innovazione che viene portata nei programmi Ssa, Space situational awarness, che d'ora in avanti sono di stretta competenza della Gsa, l'agenzia per lo spazio direttamente dell'Unione europea, che ora assumerà un nome nuovo dal 2021 EUspa dove spa significa “space program agency”.

Ssa vuol dire conoscenza di tutto quanto sta succedendo nello spazio vicino alla Terra. Detriti spaziali quindi, rientro in atmosfera di satelliti “morti”, ma anche Space weather, clima dello spazio che comprende radiazioni provenienti dal Sole, particelle che formano il vento solare e così via saranno di competenza della Unione europea direttamente e non dell'Esa. In tempi di riscaldamento globale si tratta del tema forse più importante e più sottovalutato finora. Una divisione fra Europa e Europa che si fa un po' di difficoltà a capire ma val la pena di sforzarsi, dato che gli equilibri e i soldi in gioco sono tanti.

«Quello raggiunto con questa legge è un accordo vitale per il settore aerospaziale italiano che fattura più di 15 miliardi di euro ogni anno e sarà un volano di sviluppo per economie dei territori, la ricerca e sviluppo in Italia» conclude Salini. D'altronde anche il solo fatto che il relatore di questa legge sia un italiano testimonia come la tanto citata Space economy veda il nostro Paese fra i player principali.

Se programmi come Galileo o Copernico, fondamentali per rendere autonoma l'Unione europea nella geo localizzazione, dove siamo stati dipendenti dagli Usa fino a ieri, o nel monitoraggio del territorio, dove invece siamo a livello di assoluta eccellenza con Copernicus, sono quelli maggiormente finanziati, sembra essere nei servizi al cittadino il vero obiettivo di molti degli articoli della legge. Da questi due programmi abbiamo infatti dati di posizione e tempo raffinatissimi, con Galileo, mentre Copernicus ci fornisce dati preziosi sul territorio. Il downloading, l'uso di questi dati, è il vero tesoro e anche il moltiplicatore di ricavi e benefici se si riuscirà a sviluppare applicazioni che vadano a incidere positivamente sulla vita del cittadino europeo e sull'industria innovativa. Proposizione già avanzata in passato e che si spera oggi possa prendere vigore vista anche la disponibilità di denaro assicurata dai vari progetti europei.

Grande attenzione quindi a definire i confini di esercizio delle due agenzie europee per lo spazio e anche, all'interno della Ue, a evitare sovrapposizioni fra civile e militare, che non viene mai citato, anzi si specifica spesso nella legge che il finanziamento e il programma spaziale 2021-2027 è solo ed esclusivamente per uso civile. Anche se, ovviamente, un'immagine dallo spazio, inutile negarlo, può essere usata anche per scopi militari, ma fino a che non ci sarà, semmai, un esercito comune della Ue questo resta un campo off-limits.

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