space economy

L’Europa punta 17 miliardi di euro sullo spazio. L’Italia ha le sue carte da giocare

di Leopoldo Benacchio


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Reuters

2' di lettura

L’Unione Europea ha appena licenziato il proprio piano spaziale per il 2021-27. Sono previsti finanziamenti per quasi 17 miliardi, cifra lievitata rispetto alla proposta iniziale della Commissione grazie a un comportamento ottimale del Parlamento di Bruxelles. La maggior parte di questi fondi va ai due programmi fondamentali della Ue, la costellazione per il geo posizionamento Galileo, la più avanzata esistente, e il programma Copernicus, anch’esso fra i più avanzati e importanti per l’osservazione della Terra.

Un terzo, apparentemente piccolo, finanziamento di oltre un miliardo va a progetti fortemente innovativi che sfruttino i dati eccezionali, di posizione, tempo e cartografia multispettrale, forniti dai due progetti. In sostanza è qui che si prevede un moltiplicatore importante e soprattutto spazio per aziende piccole e grandi. Servizi innovativi per la vita di ogni giorno, per interi settori industriali, come logistica, petrolifero, finanza, agricoltura, gestione del territorio, ricerca di materie prima e di acqua in zone aride, difesa, monitoraggio delle infrastrutture critiche come ponti e dighe e grandi edifici e ancora la lista potrebbe proseguire. Proposte e realizzazioni innovative in questi settori strategici e in grande sviluppo potranno portare gli oltre 16 miliardi, secondo la Ue, a circa 70, tenendo conto delle tante Agenzie spaziali presenti in Europa, compresa la nostra Asi, di altri fondi europei cui attingere e anche di investimenti privati, parecchio più timidi in Europa rispetto agli Usa, ma che si spera crescano.

Con questa positiva premessa come se la cava l’Italia in questo contesto che sembra essere un’occasione senza precedenti? La risposta è positiva, e non perché vogliamo bene al nostro Paese, ma per la situazione di fatto. Abbiamo fama di essere poco innovativi, ma nel settore spaziale, e specie nella new space economy, lo siamo eccome. Il valore del settore è valutato in 1,9 miliardi con 6mila addetti ad alta specializzazione, e, accanto a grandi imprese, come Thales Alenia Space e Telespazio, ci sono oltre duecento aziende piccole e medie. Queste ultime ovviamente puntano decisamente all’innovazione e alle possibilità che si aprono in una nuova space economy in cui i satelliti, divenuti piccoli e poco costosi, vengono richiesti, anche a intere costellazioni necessarie per le comunicazioni da e per la Terra, da clienti fino a pochissimi anni fa impensabili: Amazon, Google, piccoli Stati che non possono permettersi infrastrutture a terra. Un esempio per tutti: l’Internet of Things richiederà connessioni continue e ubique, non possiamo più avere zone buie sulla Terra.

L’Italia, terzo contributore per lo spazio in Europa, terzo Paese nei lontani anni ’60 a spedire in cielo un satellite, ha oggi una filiera industriale completa, sappiamo sviluppare il software per lo spazio, gestire i dati provenienti dai satelliti, abbiamo al Fucino il centro di controllo della costellazione Galileo, costruiamo i razzi vettori europei, il Vega in pratica interamente, per l’Ariane facciamo il primo stadio, abbiamo costruito o assemblato satelliti di tutti i tipi, siamo leader in tanti campi, dalle trasmissioni da e per lo spazio, alle tecnologie radar, alla costruzione di gran parte, oltre il 50% della gigantesca stazione Spaziale, la Iss. È un buon momento per farsi valere.

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