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«L'Europa può competere con Cina e Usa sul cloud, noi pronti a collaborare col Psn»

A parlare è Michel Paulin, ceo del gruppo di web hosting francese. Il quadro normativo adatto c'è; ora, dice l'ad, va reso effettivo in tempi rapidi

di Simona Rossitto

Michel Paulin, ceo di OVHcloud

6' di lettura

L'Europa ha «le tecnologie e il potenziale» per competere con Cina e Usa sul cloud. Il messaggio è di Michel Paulin, ad di OVHcloud, recentemente a Palazzo Farnese per un evento dedicato proprio a queste tematiche e intitolato “Affermare la sovranità digitale europea: il consensus di Roma".

Il quadro regolatorio adatto, secondo il ceo, esiste già, ma va implementato e reso effettivo «in modo coerente e in tempi raidi, coinvolgendo a pieno titolo anche tutti i cittadini che fanno parte dell'Unione europea». OVhcloud, azienda di web hosting francese, la più grande d'Europa, inoltre si dice pronta a collaborare con il Polo nazionale strategico del cloud, un progetto sui dati delle Pa in fase di assegnazione.

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L'Europa non può rinunciare alla sua sovranità digitale, come sostenuto da capi di Stato e di governo. Ha un quadro regolatorio completo per questo scopo?

Un quadro regolatorio completo e dettagliato rappresenta la chiave per un ambiente condiviso, sicuro e fondato su principi, con regole uguali per tutti i player, in particolare per quanto riguarda la sovranità dei dati. In questo senso l'Unione Europea si è dotata di un quadro normativo molto avanzato, che la colloca all'avanguardia e in una posizione di assoluto privilegio per potersi porre alla testa di un movimento che valichi i confini continentali e ponga il tema della digital sovreignty al centro del dibattito pubblico mondiale. Grazie agli importanti risultati conseguiti e ai notevoli progressi compiuti attraverso Dsa (Digital Services Act), Dma (Digital Markets Act), nonché mediante la certificazione Enisa e il lancio del Data Act o di progetti Ipcei, l'Europa dispone di un framework in grado di avere ricadute e influenze a livello globale, stabilendo regole che potrebbero essere seguite in tutto il mondo. La normativa però deve essere implementata e resa effettiva in modo coerente e in tempi rapidi, coinvolgendo a pieno titolo anche tutti i cittadini che fanno parte dell'Unione Europea. Ora che le line guida sono state definite e completate, è tempo di passare all'azione e a rafforzare il nostro ecosistema digitale europeo per aprire una "terza via" in uno scenario digitale globale.

Anche il ceo di Gaia X ha recentemente affermato che l'Europa deve controllare la piattaforma dei dati. Siete d'accordo con l'apertura del modello di standard europeo agli altri Paesi extra europei?

OVHcloud è tra i soci fondatori e tra i maggiori promotori di Gaia – X, un progetto che noi intendiamo in senso partecipativo, condiviso e non escludente. Ciò significa che non ci sono preclusioni a priori verso alcun player, inclusi quelli extraeuropei. Naturalmente per essere parte di Gaia – X ciascun attore deve garantire di aderire alle linee guida adottate dal consorzio, assicurando la perfetta compliance con quanto previsto in termini di policy e regole. La recente pubblicazione del labelling del sistema di Gaia-X ha l'obiettivo di stabilire chi realmente può considerarsi in linea con i suoi principi, se un'azienda non fosse in linea con questi criteri non dovrebbe far parte di Gaia-X. La condivisione di informazioni tra organizzazioni pubbliche, private, europee ed extraeuropee è la chiave di volta per giungere a ecosistema dei dati innovativo e, in conclusione, un'economia digitale davvero innovativa.L' obiettivo è quello di creare un modello di business capace di coniugare al meglio le massime garanzie in tema di tutela della privacy insieme a un livello di qualità dei servizi sempre all'avanguardia. In tal senso, OVHcloud ha siglato delle partnership con aziende extra europee che si sono dimostrate pronte ad accogliere le crescenti esigenze in materia di sovranità dei dati. Il nostro obiettivo è di offrire tecnologie costruite su un'infrastruttura affidale per supportare aiutare le imprese di ogni settore a mantenere un rigoroso controllo -sui propri dati, potenziare la sicurezza e garantire trasparenza e privacy nell'implementazione di applicazioni cloud native.

Dal punto di vista industriale manca in Europa un campione in grado di competere con Cina e Usa. L'Europa potrà ugualmente essere competitiva?

L'Europa ha tutte le competenze, le tecnologie e il potenziale per competere con i player cinesi e americani. Perché questo potenziale si possa effettivamente dispiegare, proprio nell'evento Consensus di Roma siamo giunti alla definizione di quattro pilastri per garantire un'evoluzione sicura, organica e condivisa dell'economia digitale in Europa. In prima battuta si è concordato che l'adesione a norme e regolamenti, come precedentemente detto, rappresenta un passaggio fondamentale per la creazione di un ambiente condiviso, sicuro e fondato su principi. Ad essi si associano le attività di Ricerca e Sviluppo, che vanno ulteriormente stimolate e supportate per conseguire la sovranità tecnologica, anche grazie a una più efficace e profonda sinergia tra settore pubblico e privato, in un continuo rapporto di emulazione reciproca. In questo senso è e necessario erogare finanziamenti strategici, sostenibili e a lungo termine per contribuire alla nascita di veri e propri leader europei di respiro globale. Naturalmente, alla base di ogni strategia, ci sono politiche chiare ed efficaci di istruzione e formazione, che garantiscano che i cittadini, i leader aziendali e le istituzioni siano in grado di compiere scelte sicure ed efficienti, che assicurino la sovranità digitale per tutti. L'obiettivo finale è che non solo un player europeo possa competere ad armi pari con i competitor di altri continenti, ma creare una pluralità di campioni del digitale cresciuti in Europa che possano offrire servizi all'avanguardia, efficienti e originali in tutto il mondo e promuovere uno stile di vita digitale europeo.

Che tipo di politica industriale bisogna adottare per cercare di recuperare il gap (visto che 3 realtà extra europee controllano il 70% del mercato del cloud)?

È tempo per l'Europa di assumere una leadership più forte per guidare il proprio futuro digitale e rafforzare la propria sovranità tecnologica. Al fine di poter progredire verso un'ulteriore evoluzione, sono stati concordati quattro pilastri fondamentali, da svilupparsi in tre fasi principali: breve termine (nei prossimi tre mesi), medio termine (fino alla metà del 2023) e lungo termine (dopo la metà del 2023): norme e regolamenti che rappresentano la chiave per un ambiente condiviso, sicuro e fondato su principi, con regole uguali per tutti i player, in particolare per quanto riguarda la sovranità dei dati. Questo schema può rappresentare un primo esempio in grado di avere ricadute e influenze a livello globale, stabilendo regole che potrebbero essere seguite in tutto il mondo; ricerca e sviluppo visto che l'evoluzione dell'innovazione e il conseguimento della sovranità tecnologica è possibile stimolando ulteriormente la consolidata attività di ricerca e sviluppo europea, e un ulteriore rafforzamento sarà dato dalla fusione sinergica del settore pubblico e di quello privato, in un continuo rapporto di emulazione reciproca; finanziamenti e gare erogando finanziamenti strategici, sostenibili e a lungo termine per contribuire alla nascita di veri e propri leader europei di respiro globale; istruzione e formazione, garantendo che i cittadini, i leader aziendali e le istituzioni siano in grado di compiere scelte sicure ed efficienti, che assicurino la sovranità digitale per tutti, attraverso una formazione e un'istruzione continue in tutte le fasi della loro vita e a tutti i livelli di competenza.

Come giudicate il progetto di polo strategico nazionale che l'Italia sta implementando per condividere i dati delle Pa, soprattutto quelli più critici? Siete pronti a collaborare?

Già nella scorsa edizione dell'incontro presso l'Ambasciata di Francia in Italia avevamo plaudito all'iniziativa del Governo italiano, mirante alla creazione del polo strategico nazionale. Lo riteniamo un passo che va proprio nella direzione di una maggiore tutela dei dati condivisi, soprattutto quelli più critici quali ad esempio quelli sanitari. Come OVHcloud siamo pronti a fare la nostra parte e a collaborare con le autorità italiane e la Pa, centrale e locale, per rendere tale progetto efficace e sicuro, forti delle nostre soluzioni conformi alle varie normative europee sulla protezione dei dati - Agid in Italia, SecNumCloud in Francia, C5 in Germania, G Cloud nel Regno Unito - oltre che alla compliance rispetto alle certificazioni ISO/IEC 27001 e ISO/IEC 27701 in materia di sicurezza delle informazioni e privacy dei dati. Il settore pubblico costituisce il perno su cui far level per supportare i player locali nella evoluzione tecnologica, questo appare evidente nella metodologia definita dal cloud nazionale.

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