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L’Europa può dirsi ancora cristiana?

Per Olivier Roy la scristianizzazione è in corso da tempo e il cristianesimo non costituisce più l'interlocutore privilegiato

di Armando Torno


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2' di lettura

Il titolo di un libro di Olivier Roy, docente e noto esperto di problemi internazionali, dovrebbe far riflettere anche in Italia, Paese cattolico per tradizione che ha qualche dubbio sulle indicazioni (comunicate dalla gerarchia della Chiesa) da seguire. Eccolo: “L'Europa è ancora cristiana?” (Feltrinelli, pp. 160, euro 17). Il sottotitolo specifica: “Cosa resta delle nostre radici religiose”.

Una domanda simile tutti se la sono posta in questi ultimi anni. Roy ricorda, tra l'altro, che l'eredità cristiana è “un dato evidente”, così come la scristianizzazione, che è in corso da tempo. Ci si chiede ancora se sia possibile fondare la morale al di fuori della religione, come taluni pensatori fecero nel XVII secolo. Si direbbe ormai che il cristianesimo non costituisca più l'interlocutore privilegiato.

Roy individua alcuni momenti del fenomeno di secolarizzazione della religione europea e analizza la rottura antropologica che è avvenuta negli anni Sessanta del secolo scorso; inoltre si chiede “Quale Europa di fronte all'Altro?”. Ovvero come ci stiamo comportando con l'Islam, come sono cambiati i valori testimoniati dalla Chiesa, cosa sostengono i laici e come interpretare fenomeni quali il populismo.

Non si deve dimenticare che tre dei quattro fondatori dell'Europa, ovvero Robert Schuman, Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, i primi due morti in odore di santità, intesero il cristianesimo come centro dell'identità del Vecchio Continente e lo consideravano in sostanza l'unico riferimento spirituale per la costruzione politica a cui attesero (anche se non lo ricordarono nei loro scritti).

Oggi, però, il panorama è ben diverso. I riferimenti possono anche rimandare a valori cristiani, ma lo fanno in maniera vaga o lieve. La stessa cultura politica si è assottigliata così tanto da non contenere più quei principi che per secoli caratterizzarono la morale europea.

Non è qui il caso di elencare lamenti e paure, di certo l'Europa del futuro potrà conservare alcuni valori cristiani soltanto se riuscirà a farli convivere con quelli dell'Islam e con esigenze politiche che ispireranno i nuovi movimenti, partiti o tendenze sempre più imprevedibili.

E questo va detto anche se i nostri codici e i nostri sentimenti morali sono ancora apparentemente figli del cristianesimo; la questione è da porsi persino nelle mense, deve la tradizione cristiana ha determinato le diete. Ogni tanto le cronache riportano i cambiamenti che si fanno per una festa o per un simbolo. Ma è soltanto l'inizio.

Il futuro non è argomento facile, anche perché la domanda da cui parte il libro di Roy è difficile abbinarla a una risposta valida per il presente. Conviene consolarsi e meditare con quanto scrisse, poco meno di tre secoli fa, Diderot nell'”Aggiunta ai pensieri filosofici”: “La religione di Gesù Cristo, annunciata da ignoranti, ha fatto i primi cristiani. La stessa religione, predicata dai dotti, oggi fa soltanto degli increduli”.

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