Editoriali

L’Europa resta competitiva se riparte dai propri valori

di Josef Nierling (Amministratore Delegato di Porsche Consulting)

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(Ipp)


4' di lettura

C´è una buona notizia che porto con me dal World Economic Forum di Davos: non si parla solo di Cina e Stati Uniti, l´Europa è ancora fortemente al centro dell´attenzione. E, in particolare, vedo una via europea anche sui temi tecnologici che ad oggi sembrano essere dominati dai due poli sopra citati.
Tre sono le motivazioni, discusse in diverse sessioni del Forum, a dare energia a questa visione positiva per l´Europa: il sistema valoriale europeo, la non linearità dei cambiamenti prodotti dalle tecnologie esponenziali, e i potenziali delle tecnologie nel B2B, specialmente nel manifatturiero, ancora lontani dai livelli raggiunti nel B2C.

Partiamo dal primo: se è vero che i 28 paesi dell´Europa mostrano tra loro forti differenze e visioni politiche talvolta divergenti, sono accomunati da valori come la democrazia, i diritti umani, il diritto pubblico alla sanità e all´istruzione. Tra i valori che ci avvicinano, c´è ad esempio l´approccio all´utilizzo dei dati personali, dove l´Europa è considerata il faro mondiale. Se oggi i principi di data privacy fanno parte delle leggi che governano l´Europa, come il recente GDPR, domani potrebbero assumere un valore decisamente superiore: possono essere “incapsulati” nell´offerta di prodotti tecnologici europei (hardware e software) che hanno l´etica come principio di design. Ciò consentirebbe una nuova valorizzazione a livello globale dei prodotti europei, riconoscibile in maniera analoga all´attuale valorizzazione della qualità dei nostri prodotti alimentari. Insomma, un nuovo modo di guidare la trasformazione digitale tutto europeo, con ideali che si possono trovare ben espressi nella Copenhagen Letter del 2017.
Del resto, l´Europa è ancora leader nell´innovazione: il Bloomberg Innovation Index, presentato anch´esso durante il WEF, evidenzia cinque paesi europei tra i primi dieci classificati. La Germania si trova al secondo posto dopo la Corea del Sud, e spicca in particolare nei criteri di valore aggiunto nel manufacturing in percentuale sul PIL, e di densità di aziende high-tech. L´Italia è al ventunesimo posto globale, perdendo una posizione rispetto al 2018, ed è al diciannovesimo posto per densità di aziende high-tech. Ma, come ha invocato Angela Merkel nel suo discorso durante il WEF, anche la Germania deve ancora diventare leader nell´utilizzo delle tecnologie digitali in altri ambiti, come quelli sociali.

Ed è questo l´approccio di base proposto nel libro “Moonshot for Europe”, lanciato a Davos durante il WEF da Harald Neidhardt, a capo di Futur/io, istituto che ha l´ambizione di supportare la via europea alla progettazione ed utilizzo delle tecnologie esponenziali puntando ad un elevato impatto sociale.
Potrei riassumere le discussioni avute con i membri di Futur/io a Davos con una frase che mi ha molto ispirato: spostiamo il focus da un approccio con al centro l´uomo -spesso visto come mero cliente- ad un approccio con al centro l´umanità. Ciò vale per qualunque business, in ogni settore: ad esempio, nel settore automotive, significa abbandonare il focus sul prodotto e ripartire immaginando la vita nelle città del futuro, un futuro desiderabile.

Disegnare un progetto “Moonshot”, ispirandoci alla visione rivoluzionaria di viaggio -allora incredibile- verso la Luna di J.F. Kennedy è, prima di tutto, aspirare ad un grande impatto per l´umanità, ottenendo profitto come risultato, non come fine. Ciò è profondamente radicato nei valori europei di economia di mercato sociale. E poi, trovarsi in un momento di sviluppo esponenziale come quello attuale, in cui la velocità di cambiamento delle tecnologie sta accelerando sorprendentemente.

Alcune di queste tecnologie provengono dalla Silicon Valley, come quelle della Singularity University, ma dobbiamo essere in grado di crearne di nostre, in Europa. Per questo, sebbene l´Unione Europea investa circa 80 miliardi di euro per la ricerca, credo sia necessario trovare ulteriori sorgenti di sviluppo dell´innovazione radicale. Un esempio è la recente costituzione dell´agenzia JEDI (Joint European Disruptive Initiative), nata dalla collaborazione franco-tedesca, che, come la DARPA statunitense, finanzia progetti tecnologici di interesse pubblico. Tra le iniziative della JEDI c´è l´applicazione dell´Artificial Intelligence nella sanità, con progetti dedicati al riconoscimento del cancro o alla realizzazione del “digital twin” della persona per sviluppare cure personalizzate.

Se infatti l´Europa vuole proteggere i suoi valori, come il diritto all´assistenza sanitaria pubblica descritto nell´articolo 35 della Carta dei Diritti Fondamentali dell´Unione Europea, deve trovare la propria alternativa etica all´approccio puramente economico attualmente dominante, ad esempio creando una piattaforma di Artificial Intelligence open-source al servizio della salute di tutti i suoi cittadini. Per far questo è necessaria una forte collaborazione tra paesi: in tal senso è stata molto chiara Angela Merkel, che ha più volte invocato nel suo discorso un approccio multilaterale in un momento di forti rischi di frammentazione e protezionismo nazionale.

Del resto negli anni ´90, nell´era 3.0 dell´elettronica, siamo stati in grado di creare in Europa un polo di eccellenza per la produzione di chip con la fusione tra l´italiana SGS Microelettronica e Thomson, ottenendo un´azienda che ancora oggi è il quinto produttore mondiale e che vede un ruolo paritario e sinergico tra Francia e Italia. Oggi dovremmo fare lo stesso nelle tecnologie 4.0 come l´Artificial Intelligence. Se alcuni player - statunitensi e cinesi in particolare- sembrano molto avanti con gli sviluppi, non è detto che non si possa raggiungerli e superarli: siamo solo nella fase iniziale di cambiamento esponenziale, non dobbiamo spaventarci facendo proiezioni lineari sul futuro. E se anche la partita del Business to Consumer fosse già stata vinta dalle piattaforme come Amazon, Google, Tencent, Alibaba, quella per il Business to Business è tutta aperta: Il WEF ha realizzato tra l´altro uno studio sulle sedici “Manufacturing Lighthouses”, i siti produttivi leader mondiali per l´adozione e integrazione di tecnologie 4.0 per il manifatturiero. Tra di essi, nove sono situati in Europa, e due in Italia. Uno dei due è lo stabilimento della Elettrotecnica Rold, una PMI italiana che produce componenti elettrici a Cerro Maggiore.
In conclusione, come leader dell´economia e della politica dobbiamo creare una visione coraggiosa per il futuro europeo, e sostenerla con azioni coerenti e orientate al lungo termine per realizzare un futuro desiderabile.

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