Dopo la vittoria di Macron

L’Europa riscopre le virtù del centrismo

di Valerio Castronovo

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3' di lettura

Si sta assistendo a un ritorno in auge del centrismo in Europa, quasi come ai tempi lontani della creazione nel 1957 della Cee, quando ne erano stati protagonisti Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi. Naturalmente si tratta di una situazione ben diversa da quella di allora, in cui era indispensabile uscir fuori dalle drammatiche conseguenze della seconda guerra mondiale e avviare il Vecchio Continente, sulla scia del Manifesto di Ventotene (redatto nel 1941 da Altiero Spinelli e altri due antifascisti italiani relegati da Mussolini al confino nell’isola pontina) verso un futuro di feconda e operosa concordia.

Oggi, alla base di questa reviviscenza di una prospettiva centrista è dato riscontrare soprattutto le crescenti difficoltà delle due principali forze politiche della Ue, rappresentate dalla destra moderata e dalla sinistra riformista, nel venir a capo del groviglio di problemi e dilemmi imposti da una concatenazione di radicali mutamenti di scenario e di prospettiva sopraggiunti negli ultimi tempi: dalla comparsa di un universo politico multipolare e instabile; a un ritorno di fiamma di varie forme di protezionismo; da una quarta rivoluzione tecnologica segnata dalle applicazioni del digitale che ha cambiato i modi di lavorare e produrre; alle conseguenze di una pesante recessione prolungatasi per circa otto anni; da una massiccia immigrazione da varie contrade dell’Asia e dell’Africa verso il Vecchio Continente; all’irruzione alla ribalta di un terrorismo di matrice islamista su scala globale; a un’impetuosa reviviscenza di macro e micro-nazionalismi; a un’ondata di sussulti di marca populista. Senza contare il passo di marcia sempre più rapido assunto non solo da una potenza monolitica come la Cina ma anche da una compagine poliedrica come l’India, destinata (secondo il Fondo monetario internazionale) a scalzare nel giro di sette anni la Germania dalla piazza di quarta più grande economia del mondo e a buttar fuori dal club delle prime cinque l’ex Impero britannico.

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Soprattutto dalle sponde della sinistra riformista francese, è oggi in atto una corsa verso il centro dello schieramento politico, all’indomani della spaccatura registratasi nelle primarie nell’ambito del partito socialista, sfociata nell’esclusione sia del candidato ufficiale Benoît Hamon sia di Jean-Luc Mélenchon (il leader della sinistra radicale euroscettica) dal primo turno delle elezioni presidenziali, e poi del forzato ripiegamento di Hollande, pur di sbarrare il passo alla “pasionaria” dell’ultradestra Marine Le Pen, sull’artefice di un neo-movimento centrista indipendente come Emmanuel Macron, riuscito alla fine largamente vincente nel ballottaggio del 7 maggio.

Sulla scia di questo successo l’ex premier Manuel Valls è giunto a dichiarare pressoché morto il partito socialista proponendosi perciò di correre nelle elezioni legislative dell’11-18 giugno nelle liste della formazione creata da Macron, salvo poi a dover constatare che la sua proposta è stata nettamente respinta dall’esponente politico suo eterno rivale in passato.

Frattanto è sceso in campo a fianco di Macron Tony Blair, fautore a suo tempo della “Terza via”, all’insegna di un indirizzo lib-lab, con l’intento di sterilizzare adesso le conseguenze della Brexit, in appoggio ai conservatori di Theresa May, e di rilanciare il ruolo della Gran Bretagna e quello suo personale nel firmamento europeo. D’altra parte, non è detto che la Spd di Martin Schulz, dopo il vistoso insuccesso accusato nelle ultime tornate elettorali regionali svoltesi in Germania, non venga indotto ad ammorbidire il suo programma originario per un’“Europa più sociale”, al fine di evitare nelle elezioni politiche di settembre un’ennesima vittoria della Cdu di Angela Merkel. Del resto, Gerhard Schröder, proprio in quanto patrocinatore a suo tempo di un “Neue Mitte”, aveva reso possibile la performance della sua coalizione di governo rosso-verde.

Quanto a Matteo Renzi (tornato a capo dopo le recenti primarie del Partito democratico e la scissione del gruppo di Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema), numerosi segnali sembrano accreditare l’ipotesi di un suo spostamento su posizioni tendenzialmente centriste in seguito al caloroso apprezzamento da lui espresso nei riguardi di Macron e della linea di condotta annunciata dal neo-presidente francese per una “rifondazione” del progetto europeo in base a una revisione della politica di rigida ortodossia finanziaria prevalsa finora a Bruxelles per opera della Germania.

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