ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùintervista al ministro dell’energia di baku

«L’Europa sarà sempre il mercato di riferimento per il gas azero»

Parviz Shahbazov parla di forniture e rotte, di mercati europei e asiatici nel giorno della visita in Italia del presidente azero, Ilham Alijev

dal nostro inviato Roberto Bongiorni

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Roma: il presidente Sergio Mattarella accoglie al Quirinale il presidente dell’Azerbaijan Ilham Alijev

Parviz Shahbazov parla di forniture e rotte, di mercati europei e asiatici nel giorno della visita in Italia del presidente azero, Ilham Alijev


4' di lettura

BAKU - «Da anni l’Azerbaijan esporta petrolio verso il mercato europeo. Se tutto andrà bene, nel secondo semestre di quest’anno diverrà anche un fornitore di gas naturale. Con il gas estratto dal Mar Caspio il nostro Paese contribuirà a diversificare le fonti di approvvigionamento europee. E questo grazie al gasdotto che attraversa sei Paesi per approdare sulle coste italiane».

Parviz Shahbazov, il ministro azero dell’Energia, appare soddisfatto. Alla domanda se non è più conveniente aprire una rotta verso gli energivori mercati asiatici, come qualcuno ha suggerito, la sua risposta è ferma; l’Europa è e deve restare il mercato di riferimento del gas azero.

Il sodalizio energetico tra l’Italia e l’Azerbaijan si è poi rafforzato negli ultimi anni. Scoppiata la guerra civile in Libia, dal 2011 il piccolo ma strategico Paese del Caucaso è divenuto il primo fornitore di greggio dell’Italia. Quando il Tap (Trans Adriatic Pipeline) funzionerà a pieno regime, arriveranno sulle coste pugliesi 10miliardi cubi di gas ogni anno.

Il ministro dell’Energia ha concesso al Sole 24 Ore questa intervista in occasione della visita in Italia del presidente azero, Ilham Alijev, che giovedì ha incontrato il presidente Sergio Mattarella: confermando «la grande qualità e intensità che contrassegna le relazioni tra i due Paesi», come ha detto Mattarella. Il presidente della Repubblica ha sottolineato inoltre «l’impegno svolto per la realizzazione del corridoio meridionale del gas, con la conclusione dei lavori del Tap». «Simbolo della cooperazione tra sette Stati - ha aggiunto Alijev -, un progetto speciale».

Ministro Shahbazov, al mondo sembra esserci troppo gas. I prezzi sono depressi, l’offerta è destinata a crescere, mentre la domanda in Europa non è certo brillante. Avete grandi riserve ancora da sfruttare: qual è il vostro piano?
È innegabile. Vi è molto gas sui mercati. Ma se parliamo di gas naturale, e non di Lng, preferisco affrontare il discorso da un’angolazione diversa. In questo settore dobbiamo prima trovare i compratori, poi arrivare a un accordo di lungo termine, in seguito dobbiamo investire nei giacimenti, poi estrarre il gas, che è però già stato venduto, e infine esportarlo. Non è un mercato spot, come quello Lng o del greggio. Questa è la strategia che abbiamo seguito per concludere gli accordi e sarà quella che seguiremo in futuro. Senza avere nuovi compratori non procederemo ad ulteriori estrazioni del nostro gas. Nonostante le nostre riserve. Gli obiettivi produttivi dipendono dalla domanda che troveremo.

La Russia è un vostro importante partner commerciale e politico. Aprendo un nuovo corridoio per fornire l’Europa di gas, peraltro potenzialmente capace di raddoppiare i volumi, non rischiate di creare qualche malumore con Mosca?
Non vedo alcuna concorrenza con la Russia. Innanzitutto abbiamo già venduto i volumi di gas naturale che avevamo pianificato in precedenza. La maggior parte del gas azero approderà in Italia meridionale, dove per il momento non arriva gas russo. La Russia peraltro sta fornendo grandissime quantità di gas al mercato europeo, oltre 180 miliardi di metri cubi l’anno. Noi ne esporteremo oltre 10 volte di meno. Non è possibile parlare di concorrenza. Anzi in alcuni casi con Mosca abbiamo anche accordi di cooperazione in campo energetico.

Passiamo al greggio. La vostra produzione si sta contraendo. Qual è la vostra strategia?
In gennaio abbiamo prodotto 770mila barili al giorno. Meno rispetto a 10 anni fa. Ma ora abbiamo stabilito una prospettiva di breve termine. Nei prossimi tre anni ci attendiamo un aumento della produzione rispettivamente a 36,5 milioni di tonnellate nel nel 2020, a 38 milioni nel 2021 e a 39 nel 2022. Grazie a nuove scoperte abbiamo diversi giacimenti. Crediamo che alcuni saranno esplorati quest’anno in joint venture tra Bp e Socar (la compagnia petrolifera azera). Ulteriori operazioni di esplorazione dipenderanno anche dall’andamento dei prezzi del barile. Ma tengo a precisare il mio pensiero. Sul mercato del petrolio è sempre meglio puntare a una stabilizzazione dei prezzi. È meglio per tutti gli attori coinvolti, consumatori ed esportatori.

Due anni fa avete escluso di voler entrare nell’Opec, eppure siete stati tra i principali attori di un accordo tra Paesi Opec e Paesi non Opec che prevede anche riduzioni produttive concertate.
Certo, il nostro taglio produttivo di 27mila barili al giorno ha il suo costo. Ma, come ho sempre ripetuto, l’obiettivo è la stabilità sui mercati. È stato il presidente dell’Azerbaijan a proporre nel 2016, durante il vertice di Davos, che i Paesi membri dell’Opec e i Paesi esportatori esterni si incontrassero per coordinare tra loro le future azioni. E nel 2017 è stato finalizzato l’accordo, nel quale l’Azerbaijan è uno dei partecipanti più attivi. Lo chiamiamo Opec plus. In quasi quattro anni di vita ha dimostrato di essere efficace, tagliando la produzione e stabilizzando le quotazioni.

Siete interessati a sviluppare anche le energie rinnovabili?
Il nostro presidente ha definito come priorità un piano che prevede lo sviluppo delle energie rinnovabili. Oggi i prezzi per svilupparle sono più accessibili che in passato. Il Parlamento azero sta per approvare una nuova legge sulle risorse rinnovabili. Di recente abbiamo aperto una gara. Hanno partecipato nove compagnie straniere, sette hanno fatto le loro proposte. Due di loro, una compagnia saudita e una emiratina, si sono aggiudicate due progetti industriali nel settore dell’eolico e del solare dal valore di 400 milioni di dollari. Arabia ed Emirati Arabi Uniti, pur essendo grandi esportatori di greggio, hanno compreso il valore delle rinnovabili e stanno investendo molto.

Quali sono i vostri obiettivi in questo settore?
Arrivare entro il 2030 a coprire con le energie rinnovabili il 30% della produzione elettrica. Di questa percentuale il 17% sarà idro-elettrica , il resto energia solare, eolica, geotermica e da biomasse. Siamo interessati a coinvolgere le aziende europee, e dunque quelle italiane, in questi progetti. Nel businessforum di questi giorni affronteremo l’argomento. Non è un paradosso che un Paese esportatore di gas e petrolio punti così tanto sulle rinnovabili, settore in cui abbiamo grandi potenzialità. La nostro popolazione sta crescendo rapidamente e si sta urbanizzando. I consumi elettrici aumentano anno dopo anno.

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