Scenari

L’Europa sceglie Tusk e isola la Polonia

di Beda Romano

3' di lettura

Doveva essere un vertice sottotono, in attesa dell’apertura dei negoziati sull’uscita del Regno Unito dall’Unione e a ridosso delle celebrazioni per il 60esimo anniversario del progetto di costruzione europea il 25 marzo a Roma con il quale i Ventisette vogliono rilanciare la sofferta integrazione comunitaria. Invece la prima giornata di una due-giorni di riunioni europee al vertice ha visto riemergere prepotentemente drammatiche divisioni politiche tra Est e Ovest dell’Europa.

Nodo del contendere è stata la riconferma di Donald Tusk alla presidenza del Consiglio europeo. La premier polacca Beata Szydlo è giunta ieri qui a Bruxelles con l’obiettivo di impedire la rielezione del suo rivale politico e predecessore alla guida della Polonia, perché l’uomo non garantirebbe «l’imparzialità». Agli occhi di molti osservatori, la mossa aveva motivazioni di politica interna, il tentativo di mostrare alla pubblica opinione che Varsavia è capace di far sentire la propria voce nei consessi comunitari.

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Invece, con un voto alla maggioranza qualificata, Donald Tusk è stato rieletto senza problemi per un nuovo mandato di due anni e mezzo: 27 voti a favore e uno contrario, quello del suo Paese. «Farò del mio meglio per fare l’Unione migliore», ha commentato il 59enne ex premier. Il ministro degli Esteri polacco Witold Waszczykowski ha parlato di «Diktat di Berlino». Per tutta risposta, la cancelliera Angela Merkel si è detta certa che i Paesi membri torneranno presto a collaborare con Varsavia.

Dinanzi alla sconfitta politica, la signora Szydlo ha annunciato ieri sera, in una pausa del summit bruxellese, la decisione di impedire l’adozione formale delle conclusioni del vertice, che richiede il benestare unanime dei Ventotto. Nella sostanza, poco cambia, perché le conclusioni dovevano contenere impegni noti, come quello di trovare entro giugno un accordo sul nuovo diritto d’asilo; ma nella forma la divisione tra i Ventotto è pessima per l’immagine dell’Unione.

A vertice ancora in corso, circolava l’idea che le conclusioni venissero trasformate in una dichiarazione della presidenza, come già avvenuto in passato. Secondo una bozza del testo, i Ventotto dovevano definire «incoraggiante» la ripresa economica. Nella discussione con i leader, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha notato che il ciclo elettorale non deve indurre i governi a posticipare riforme economiche, utili soprattutto a ridosso di una progressiva stretta monetaria.

Sempre sul fronte economico, i Ventotto dovevano apprezzare la decisione della Commissione di valutare la questione della “doppia qualità” degli alimenti venduti nel mercato unico. Il riferimento è alle lamentele di alcuni Paesi dell’Est secondo i quali prodotti occidentali sarebbero di qualità inferiore a quelli che circolano a Ovest. Esponenti dell’esecutivo comunitario notano che le ricette possono cambiare da Paese a Paese e violazioni vi sarebbero solo se le etichette non riflettessero le differenze.

I Ventotto dovevano anche approfittarne per ribadire l’appoggio a «un sistema commerciale che sia aperto e basato su regole multilaterali» e dare nuova linfa ai negoziati in vista di nuovi accordi di libero scambio attualmente in corso, in particolare con il Giappone. La presa di posizione è una risposta ai segnali protezionistici giunti dalla nuova amministrazione americana. Sempre sul versante economico, i Ventotto dovevano sottolineare l’importanza di completare l’unione bancaria.

Infine, la prima giornata del vertice di questa settimana doveva essere l’occasione per i leader di ribadire “la prospettiva europea” dei Balcani occidentali, mentre in molti Paesi le tensioni etniche e religiose stanno riaffiorando violentemente. Su questo fronte, la mancata adozione di formali conclusioni da parte del Consiglio europeo fa temere un minore impegno europeo nella regione e rischia di contribuire a una sua lenta deriva verso altre sponde, in particolare russa, turca e anche saudita.

In ultima analisi, la vicenda di ieri ha riportato d’attualità una divisione tra Est e Ovest dell’Europa (anche se gli altri tre Paesi del Gruppo di Visegrad - Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia - hanno votato a favore di Donald Tusk). Ora, il timore è che Varsavia si metta di traverso anche nel negoziato sulla dichiarazione che l’Unione vuole pubblicare in occasione del 60mo anniversario dell’Unione. Insieme ad altri Paesi dell’Est, la Polonia vede con sentimenti contrastanti l’ipotesi di nuove cooperazioni rafforzate.

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