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L’Europa scommette sulla Serbia, Juncker: progressi enormi

di Luca Veronese

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha ricevuto ieri a Berlino il presidente serbo Aleksandar Vucic

3' di lettura

La linea ferroviaria ad alta velocità che collegherà Belgrado a Budapest traccia sulla mappa dei Balcani anche le nuove rotte di influenza economica e politica: la Serbia ha avviato da tre mesi i lavori, utilizzando un finanziamento di 300 milioni di dollari della China’s Exim Bank, l’Ungheria, che comincerà ad adeguare i binari nel 2020, potrà contare su un prestito di quasi due miliardi di dollari sempre della China’s Exim Bank.

È guardando a questi investimenti nelle infrastrutture di Pechino che la Commissione europea ha definito la nuova strategia per i Balcani occidentali. L’obiettivo è allargare l’Unione a tutti i Paesi dell’area in tempi rapidi per «riempire lo spazio politico ed economico nella regione». Bruxelles cerca di difendersi così dalle “interferenze” economiche della Cina e di prevenire ulteriori espansioni balcaniche della Russia di Vladimir Putin che ha legami solidi (anche storici e religiosi) nei Balcani. Nell’avvicinamento alla Ue, Serbia e Montenegro sono in vantaggio su Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Kosovo e Albania: Belgrado e Podgorica potrebbero entrare a far parte dell’Unione già nel 2025.

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In una vera e propria battaglia economica e politica, le diplomazie occidentali sono al lavoro per contrastare le ambizioni di Russia e Cina. Il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha appena concluso una missione in Albania, Macedonia e Serbia. «Belgrado ha percorso parte del cammino verso l’Unione europea, una parte impressionante di tale percorso», ha detto Juncker incontrando il premier serbo, Aleksandar Vucic. «Ci sono ancora dei problemi - ha aggiunto il presidente della Commissione Ue - per ciò che concerne lo Stato di diritto, la giustizia e naturalmente la questione del Kosovo, ma sono stati fatti enormi progressi».

Il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, impegnato ieri a Belgrado in un incontro trilaterale con Serbia e Albania, ha sottolineato la soddisfazione dell’Italia per la prospettiva del 2025: «È difficile - ha detto - chiedere sforzi e riforme senza offrire un traguardo e un termine temporale. Ora finalmente c’è una data per questi Paesi». L’Italia è il secondo partner commerciale della Serbia, dietro alla Germania, con un interscambio che nel 2016 ha superato i 3,3 miliardi di euro. E sono oltre 650 le imprese a capitale italiano attive nel Paese. «L’ingresso nella Ue - spiega Eric Cossutta, presidente di Confindustria Serbia - darebbe a Belgrado ulteriore sviluppo e risorse per il miglioramento delle infrastrutture, mentre per le imprese, anche per quelle italiane, sarebbero evidenti i vantaggi di avere un contesto comune di riferimento, procedure più veloci, scambi più facili».

Sempre ieri Angela Merkel ha accolto a Berlino il presidente serbo Vucic sottolineando i rischi degli accordi sulle infrastrutture conclusi da alcuni governi europei con la Cina: «Credo che ci sia grande valore nella partecipazione di Stati membri alle iniziative della Cina se viene rispettata e rappresentata anche la politica estera comune nei confronti di Pechino. Diversamente - ha detto la cancelliera tedesca - si rischierebbe solo di alimentare la divisione tra Paesi dell’Unione, la spaccatura dell’Unione». Il riferimento diretto è all’iniziativa One Belt One Road, la nuova via della seta per rafforzare i legami economici tra la superpotenza asiatica e l’Europa, o lo schema 16+1 studiato dal governo cinese per sostenere i propri interessi in sedici Paesi dell’Europa centro-orientale.

In attesa del 2025, la Cina ha già messo a punto 22 accordi di cooperazione, finanzia la realizzazione di strade, aeroporti e ferrovie nella regione, spesso partecipando alla costruzione con i propri grandi gruppi. L’Unione europea promette di confermare nel budget fino al 2027 un totale di quattro miliardi di euro a favore dei Balcani occidentali. La Cina ha già investito negli stessi Paesi almeno quattro miliardi di euro negli ultimi due anni, destinandone metà alla Serbia.

La Serbia deve completare la ricostruzione delle strutture democratiche e dell’economia dopo essere uscita dalle guerre balcaniche, in modo drammatico, solo nel 1999: servono riforme, in economia ma anche nella trasparenza delle istituzioni o nel sistema giudiziario: ci sono ancora 800mila dipendenti pubblici su sette milioni di abitanti complessivi e l’economia sommersa copre almeno un terzo del Pil. «La transizione verso un’economia aperta e matura - dice ancora Cossutta - non è ancora finita. Nelle privatizzazioni ad esempio ci sono stati molti errori e a tanti ripensamenti. Ma questo governo è stabile e sta facendo passi molto importanti, anche per aiutare le imprese».

E a sostenere l’economia di Belgrado - tornata a correre a ritmi del 3% all’anno - contribuiscono in modo rilevante gli investimenti e le grandi imprese cinesi: per Pechino infatti Belgrado dovrà essere il primo snodo della nuova via della seta, la prima tappa verso i mercati europei per le merci che arriveranno via mare ad Atene. Le linee ferroviarie ad alta velocità sono già in costruzione.

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