guerre commerciali

L’Europa sfida Trump: «Abbattere i dazi sulle auto». Apertura dagli Usa

di Gianluca Di Donfrancesco


Campagna contro i dazi di Trump

3' di lettura

Minacce e ramoscelli d’ulivo. Nel giro di pochi giorni, l’Europa completa il ventaglio delle risposte strategiche da opporre all’offensiva commerciale di Washington: dopo aver minacciato tariffe su circa 300 miliardi di dollari di importazioni dall’America, Bruxelles potrebbe sfidare il presidente Donald Trump a intavolare un negoziato «plurilaterale» per abbattere i dazi sulle auto. L’iniziativa trova una sponda a Berlino, dove il pressing dei grandi marchi tedeschi sull’ambasciatore Usa ha ottenuto una prima apertura. Nel calderone della guerra commerciale, sobbolle però di tutto: il cancelliere tedesco Angela Merkel mette in guardia dai rischi dell’escalation; la Cina invita l’Europa a una alleanza contro gli Stati Uniti.

Abbattere i dazi sull’auto
Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker sta preparando la sua missione a Washington, in programma questo mese, e prima di partire vuole poter mettere in valigetta una « proposta indecente» da offrire a Trump per convincerlo a recedere dalla minaccia di tariffe (dal 20 al 25%) sulle auto Ue. A tal fine, avrebbe messo al lavoro i tecnici dell’Esecutivo. L’idea sarebbe quella di proporre un negoziato multilaterale ai Paesi esportatori, allargando l’invito anche a Giappone e Corea del Sud.

Le parti si impegnerebbero, secondo questa ricostruzione non confermata ufficialmente, a ridurre le tariffe esistenti a un livello concordato su una lista di prodotti: è quello che si chiama in gergo accordo plurilaterale, consentito dalla Wto. Oltre a disinnescare uno scontro potenzialmente devastante tra le due sponde dell’Atlantico, l’iniziativa avrebbe l’effetto collaterale, ma non secondario, di coinvolgere gli Stati Uniti in un negoziato multilaterale all’interno della cornice di regole dell’Organizzazione mondiale del commercio. Sarebbe una significativa correzione di rotta per un’Amministrazione che dichiara ripetutamente di preferire trattati bilaterali e che denuncia i limiti della Wto.

A maggio, Trump ha ordinato un’indagine del dipartimento del Commercio finalizzata a stabilire se le importazioni di auto negli Stati Uniti siano una minaccia per la sicurezza nazionale, facendo leva sulla stessa normativa utilizzata per arrivare a imporre i dazi su acciaio e alluminio. La prospettiva è quella di tariffe del 20% (almeno) anche in questo settore. Le conseguenze economiche per l’Europa e soprattutto per la Germania sarebbero pesanti. Tanto che Bruxelles si è spinta a minacciare a sua volta dazi su circa 300 miliardi di dollari di importazioni dagli Usa (nel 2017 la Ue ha importato 283 miliardi di dollari di merci dall’alleato atlantico).

L’ipotesi che circola negli ambienti della Commissione si scontra con alcuni ostacoli. In primo luogo, la Francia è decisa a non trattare su nulla con gli Usa fino a quando Washington non ritirerà i dazi sulla siderurgia. Secondo: è tutto tranne che scontata la risposta degli Stati Uniti. E non solo da parte della Casa Bianca. I produttori di Suv americani, attualmente, sono schermati da dazi del 25% e potrebbero non gradire l’idea di perdere questo vantaggio sul segmento più interessante del mercato dell’auto.

Pressing tedesco
L’azzeramento delle tariffe su questo segmento farebbe al contrario molto piacere ai costruttori tedeschi. Oggi, i vertici di Volkswagen, Daimler, Bmw e Continental hanno incontrato l’ambasciatore americano a Berlino, Richard Grenell. Secondo Handelsblatt, il diplomatico avrebbe riferito ai partecipanti che Washington sta cercando di aprire un negoziato con la Ue per cancellare del tutto i dazi reciproci sul settore.

L’allarme della Merkel
A ricordare qual è la posta in gioco ci pensa il Paese che più avrebbe da perdere da uno scontro sull’auto: la Germania. In un intervento al Bundestag, il cancelliere Angela Merkel ha ricordato che l’uscita dalla crisi finanziaria del 2008 è stata possibile solo grazie alla cooperazione tra i Paesi del G-20. È la via da seguire, ha concluso, offrendo così sostegno agli sforzi diplomatici della Commissione.

Il fronte cinese
Anche Pechino si muove, e su due binari. Il 6 luglio entreranno in vigore i dazi Usa su 34 miliardi di dollari di importazioni cinesi: la Cina ha dichiarato di essere pronta a rispondere lo stesso giorno con tariffe su un pari valore di importazioni Usa.

Parallelamente, Pechino intensifica gli sforzi diplomatici per convincere l’Europa a fare fronte comune contro Trump. Il pressing su Bruxelles si fa sempre più forte e vivrà un momento chiave durante il vertice sino-europeo in programma a Pechino il 16-17 luglio. In quell’occasione, per convincere la riluttante Europa (dove molti condividono le preoccupazioni di Washington verso la Cina), il Governo metterà sul piatto l’offerta di aprire alle imprese del Vecchio Continente alcuni settori economici. Nemmeno questa è una trattativa semplice: i summit del 2016 e 2017 si sono chiusi senza dichiarazioni congiunte per le divergenze su Mar della Cina meridionale e, appunto, commercio.

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