new space economy

L’Europa torna nello spazio: Vega (con Avio) porta in orbita 50 satelliti

I satelliti vengono lanciato e immessi nell’orbita giusta: i razzo europeo presidia un mercato in grande espansione

di Leopoldo Benacchio

Spazio, l'Italia torna in orbita con la missione VV16 del Vega

I satelliti vengono lanciato e immessi nell’orbita giusta: i razzo europeo presidia un mercato in grande espansione


3' di lettura

L'Europa torna nello spazio, il 19 giugno prossimo quando in Italia saranno le 3:51. Lo fa alla grande, spedendo in cielo un razzo vettore Vega, vanto dell'industria italiana, che avrà alla sommità un vero e proprio dispensatore di satelliti che ne metterà in orbita oltre 50 in orbite fra loro differenti, accontentando così 21 clienti diversi di 13 Paesi.

Una prima assoluta quindi per il sedicesimo volo di Vega, che mantiene l'Europa, e l'italiana Avio che costruisce gran parte del vettore europeo Vega e ha disegnato il complesso marchingegno che distribuirà i satelliti nelle varie orbite, ai vertici della tecnologia spaziale.

Non solo, ma fra gli oggetti da lanciare in orbita ce ne è uno della italiana D-Orbit che, a sua volta, è un secondo dispensatore di satelliti di un unico cliente, Planet Lab la società di San Francisco che continuamente monitora la Terra con la sua costellazione di satelliti, cui ora si aggiungeranno quelli lanciati in questo volo.

Un'ora e quarantaquattro minuti dal momento del decollo per raggiungere i 500 chilometri e passa di altezza richiesti per la missione ed espellere i 53 satelliti che, complessivamente, pesano al lancio oltre 700 chili.

Un bell'impegno quindi che deve dimostrare come l'Europa e la sua Agenzia spaziale, Esa, siano allo stato dell'arte della New Space Economy presenti in un mercato, quello dei vettori di media dimensione, che sembra fra i più profittevoli, dato che i nuovi piccoli satelliti oggi possibili, dai cubetti 10 per 10 centimetri, denominati 1 U, ai suoi multipli, da un chilo fino ai 500, rappresentano i carichi ideali che devono essere portati in orbita a prezzi concorrenziali.

Che senso ha infatti costruire un satellite con costi ridotti all'osso per poi spendere una fortuna per lanciarlo, si chiedono i clienti, e Vega è concorrenziale con i vettori di questa grandezza e prestazioni che stanno nascendo non proprio come funghi ma quasi, dai consolidati Falcon di SpaceX ai razzi di Rocket Lab, una delle poche società americane cresciute senza miliardari alle spalle.

Fra i 53 satelliti troviamo un po' di tutto, dall'osservazione della Terra alle telecomunicazioni, dall'analisi della qualità dell'aria al satellite per l'Università di Madrid, che servirà agli studenti al primo satellite in assoluto lanciato dai nostri vicini Sloveni.

Dopo il fermo dovuti alla epidemia Covid che nella Guiana, di fatto territorio francese, non è ancora del tutto finita la base è stata rimessa in funzione perfettamente, almeno per questo lancio dai 60 ingegneri e tecnici di Avio, sede di Colleferro, che sono partiti con un volo speciale Alitalia da Roma e da un mese lavorano notte e giorno per ripristinare la base spaziale, nel rispetto delle rigide norme previste per l'epidemia in corso.

Tutto è pronto dopo un intenso lavoro e una vita definita quasi monacale da Andrea Preve, responsabile dei sistemi di lancio di Avio che guida questa particolare missione italiana nella base europea e il Vega, col suo carico, verrà formalmente consegnato ad Arianspace, che pensa al decollo e volo della missione.

Il dispenser di satelliti è stato ideato da Avio e realizzato dalla Sab Aereospace, Repubblica Ceca, e inizierà a lavorare a quaranta minuti dal decollo, quando i primi tre stadi avranno portato alla quota giusta il prezioso carico, sospinto dal quarto e ultimo stadio. La caratteristica fondamentale non è solo quella di lanciare i vari satelliti, ma anche di immetterli nell'orbita giusta in questo modo: lancio il primo satellite, aziono i motori e cambio orbita, qui lancio il secondo satellite e così via.

La vera differenza coi lanci precedenti è questa e viene da rimanere a bocca aperta a pensare a questa specie di scuolabus del cosmo che, come dicono gli americani, porta sulle spalle il suo carico, piggyback, e lo rilascia in modo impeccabile.

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