sistema galileo

«L’Europa unita può partire dallo spazio»

di Leopoldo Benacchio


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3' di lettura

La prima vera infrastruttura paneuropea è stata realizzata dalla Ue non al suolo del proprio continente, ma attorno alla Terra. Si tratta del sistema di geoposizionamento Galileo, oggi pienamente funzionante, una costellazione di 26 satelliti che racchiude al suo interno il globo terrestre come una rete e che costantemente invia verso terra segnali che permettono di stabilire la posizione di un ricevitore, come quello che abbiamo nei navigatori delle auto, con una precisione sia nello spazio che nel tempo, che sono le migliori attualmente disponibili.

Di questo sistema, vanto della tecnologia europea, si è parlato in un convegno tenutosi a Padova nei giorni scorsi, NavSpace 2019, in cui si sono affrontati il futuro e i problemi collegati a questo complesso sistema. Importante la presenza italiana in questo convegno internazionale, con le industrie che hanno finora partecipato allo sviluppo di Galileo, da Leonardo a Thales Alenia Space e Telespazio, fino alla più piccola, molto innovativa, Qascomm, che ha organizzato il convegno stesso.

Galileo è un sistema del tutto trasparente a noi utenti, che lo utilizziamo però costantemente. Per esempio ad oggi si stimano in 700 milioni gli smartphone che sono in grado di utilizzare il sistema per dare la posizione, integrandosi anche con altri sistemi, come il Gps. Utilizziamo il sistema, senza saperlo, quando prendiamo un aereo, montiamo su un treno anche regionale, prendiamo il tram o l’autobus o anche il taxi. La posizione continuamente monitorata di questi mezzi permette l’ottimizzazione di percorsi e orari, e, di conseguenza, i consumi. Si risparmia tempo e denaro e si calcola che, da qui al 2022, grazie a Galileo, in Europa si produrranno ben 15 milioni di tonnellate di anidride carbonica in meno.

Il percorso, e il soccorso in caso di problemi sono garantiti non solo agli aerei ma anche alle navi, campo sempre più importante, e alle auto: dal 2018 le auto vendute in Europa sono predisposte per il sistema e-call che, in caso di incidente, fa partire una chiamata ai soccorsi con la posizione precisa dell’auto. Sempre in campo automobilistico poi la guida autonoma che si sta sperimentando in varie nazioni, con alterni successi, non può fare a meno della determinazione costante della posizione con una precisione ben al di sotto del metro.

Questi esempi, che ci rendono il sistema più visibile, non devono far dimenticare altre caratteristiche di Galileo che, ricordiamo, è il solo sistema di geoposizionamento di progettazione e gestione civile, mentre l’americano Gps, il russo Glonass e il cinese BeiDu sono disponibili ai civili, ma la gestione è militare.

Il servizio di tempo preciso, che Galileo trasmette assieme alla posizione è prezioso nel mondo delle telecomunicazioni così come nella finanza, campi in cui la determinazione del tempo e la conseguente sincronizzazione al meglio sono requisiti indispensabili, basta pensare che in un secondo nei canali finanziari passano migliaia e migliaia di operazioni, ognuna delle quali deve avere il suo “francobollo” temporale preciso, per evitare frodi. Si potrebbe continuare, ma appare chiaro che per l’emergente Internet delle cose, Galileo è indispensabile.

«I benefici di Galileo sono stati recentemente stimati in 1,3 trilioni di euro da uno studio inglese - ci dice Carlo Des Dorides, direttore esecutivo dell’Agenzia europea che si occupa del geo posizionamento, Gnss – e un guasto che ci lasciasse senza Galileo per un solo giorno costerebbe all’Europa 1 miliardo».

Questo ci fa capire il livello di sicurezza che devono avere i centri di controllo in Italia e Germania. A livello economico, a parte i grandi benefici nei campi che abbiamo accennato, i sistemi di navigazione satellitare sono il cardine attorno al quale ruota un mercato, hardware, software, servizi, già fiorente ma che per il 2025 si stima arriverà ai 268 miliardi di euro.

L’integrazione con gli altri sistemi esistenti è già elevatissima e crescerà ulteriormente in futuro grazie anche al lavoro delle industrie italiane, come Leonardo, che sta lavorando, fra l’altro, al Galileo di seconda generazione o a Telespazio, che sta sviluppando sistemi di monitor dell’attività solare, che può accecare, come già successo in passato, i sistemi satellitari. Sapere in tempo reale eventuali anomalie geomagnetiche della nostra generosa stella può evitare disastri.

«Galileo è il frutto di investimenti europei, non solo in termini economici, ma soprattutto in termini di capitale umano, conoscenza e innovazione, nessuno Stato sarebbe stato capace di raggiungere questo risultato da solo. In tempi in cui la parola Europa non è sempre di moda, Galileo serve a ricordarci che l’Europa può essere molto di più della somma delle sue parti» conclude Des Dorides.

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