ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLE INCHIESTE DI FIUME DI DENARO - seconda puntata

L'Europa vola a Prato (e non più in Cina) per comprare il pronto moda cinese

di R. Galullo e A. Mincuzzi


Una notte nei capannoni cinesi dove nasce il Made in Italy

6' di lettura

I commercianti tedeschi, francesi e spagnoli non hanno più bisogno di imbarcarsi su un aereo, raggiungere la Cina, scegliere il campionario, ordinare la produzione e ritirarla a domicilio per poi venderla.
Per accorciare la filiera, guadagnare tempo e denaro, basta atterrare in aereo a Firenze, percorrere una ventina di chilometri e fiondarsi nel macro lotto 2 di Prato, 150 ettari alla periferia della città dove operano oltre 400 micro e piccole imprese che danno lavoro a circa 3mila dipendenti. Quasi tutti cinesi.

Siamo entrati nel macrolotto. Centinaia e centinaia di metri che mettono in fila una serie sterminata di capannoni dove si produce e si vendono vestiti e abbigliamento in generale. E' qui che da tutta Europa, Italia compresa, i commercianti all'ingrosso e al dettaglio arrivano per ordinare i capi che poi venderanno nei negozi o nei mercati dei loro Paesi. «La filiera del risparmio si è accorciata – dichiara il tenente colonnello Federico Pecoraro, comandante del Gruppo Gdf di Prato –. Per vedere i campionari di merce e ordinare la produzione, oggi sempre più commercianti da tutta Europa vengono a Prato, scelgono e ripartono in giornata».

LE MANI STRANIERE
LE MANI STRANIERE
LE MANI STRANIERE

Ciò che si vede è la conferma di quanto ha messo nero su bianco uno studio della Camera di commercio di Prato del 7 giugno 2018 sull'imprenditoria straniera nella provincia. A fine 2017 le imprese attive a conduzione cinese erano 5.842, il 2,9% in più rispetto a fine 2016. Un'impresa straniera su tre è di proprietà cinese e la presenza maggiore è concentrata proprio nel settore manifatturiero (oltre il 50%), seguito a debita distanza da quello del commercio e dalla ristorazione. A fine 2016 (anno nel quale la Camera di commercio effettuò una ulteriore analisi) le imprese manifatturiere con presenza cinese erano 4.291, di cui 415 industrie tessili e 3.630 di confezioni.

PRIMA PUNTATA / Capannoni da incubo a Firenze: made in Italy in mani cinesi

Nonostante un trend decrescente negli ultimi anni il turn-over delle imprese straniere, e in particolare quello riferito alle aziende a conduzione cinese, resta comunque mediamente assai elevato soprattutto se confrontato con le dinamiche di ricambio proprie delle imprese italiane. Nel 2016, ad esempio, il tasso di iscrizione alla Camera di commercio di società cinesi era del 19% rispetto al totale delle imprese iscritte. «Si tratta quindi di una realtà che permea l'apparato produttivo pratese – scriveva ad aprile 2017 la Camera di commercio di Prato con riferimento alla complessiva presenza degli stranieri - praticamente in tutte le sue componenti determinandone, spesso in modo decisivo, l'evoluzione e gli equilibri».

LA DURATA
LA DURATA
LA DURATA

Un nuovo segmento: il pronto moda

Questo processo non si è concluso in una notte ma è partito negli anni Novanta quando l'arrivo dei primi immigrati cinesi era orientato soprattutto al loro inserimento in posizione subordinata, per la cucitura di capi di maglieria a domicilio, in un contesto produttivo labour intensive. Man mano che la crisi del tessile artigianale pratese avanzava – con un picco tra il 2001 e il 2009 allorché le esportazioni tessili e il numero delle imprese si sono dimezzati – i cinesi sono stati in grado di creare un nuovo segmento di mercato che in provincia non esisteva: il pronto moda.

I dati più aggiornati (fonte Irpet, Istituto regionale programmazione economica toscana, 2015) mostrano che le aziende cinesi presenti sul territorio attualmente contribuiscono al Pil provinciale per una cifra di 704,5 milioni di euro, cioè l'11,2% del totale, benché la comunità costituisca il 9% del totale della popolazione provinciale .

Il giro fatto con la Guardia di Finanza nel macrolotto e i controlli successivi che ne sono scaturiti, testimoniano quanto evidenziato nel 2017 dal Rapporto sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana, elaborato dalla Regione e dalla Scuola normale superiore di Pisa.

Le molte ispezioni effettuate dalla Gdf con Asl e Ispettorato del lavoro hanno evidenziato una media del 20% circa di lavoratori in nero nella Provincia e il 61% delle imprese ispezionate (7mila ispezionate a fine 2017, di cui più di 4mila nella sola Prato), è risultato non in regola. Sempre a fine 2017 i controlli hanno accertato l'esistenza di 886 dormitori abusivi, oltre 1.429 impianti elettrici e 1.523 macchinari fuori norma.

I SETTORI PIÙ AMBITI
I SETTORI PIÙ AMBITI
I SETTORI PIÙ AMBITI

Si gioca sui tempi

Il sistema Prato a marchio cinese è punteggiato di zone grigie. Semplificando – si legge nel rapporto - si tratta di un sistema che prevede l'apertura di attività di impresa individuali, che vengono intestate a prestanome dietro compenso, che operano eludendo le normative di settore finché non vengono sottoposte ai controlli. A quel punto vengono chiuse, solo formalmente, e intestate ad altro prestanome per continuare la loro attività.

«Spesso – dichiara Pecoraro – lo schema evasivo perpetrato al fine di omettere il versamento delle imposte si perfeziona con la creazione di ditte “apri e chiudi” intestate a soggetti nullatenenti e che poi ricompaiono sul mercato come nuovi soggetti economici. È di fondamentale importanza cercare di intervenire il prima possibile per combattere l’evasione fiscale, identificare i reali titolari e recuperare risorse attraverso lo strumento del sequestro per equivalente in materia fiscale».

Il meccanismo è favorito dalla possibilità di accedere a procedure semplificate per l'apertura di ditte individuali, con il solo filtro di un professionista, consulente del lavoro o commercialista, che gestisce anche la successiva vita dell'impresa. «Il sistema costituisce il perno – spiega il rapporto - il presupposto e la schermatura di una serie di altri illeciti: a monte del favoreggiamento dell'immigrazione clandestina c'è la vendita di permessi di soggiorno ottenuti tramite l'attestazione di falsi contratti di lavoro; a valle, di pratiche produttive che eludono le normative previdenziali, fiscali e di sicurezza sul lavoro, talvolta connesse al mercato delle merci contraffatte, e che generano, in uscita, un ampio fenomeno di riciclaggio di denaro illecito».

EVASIONE FISCALE
EVASIONE FISCALE
EVASIONE FISCALE

Tornano gli spalloni

Nel 2018 il Gruppo di Firenze della Guardia di Finanza ha effettuato 1.453 controlli sui passeggeri transitati nell'aeroporto fiorentino di Peretola. Il 50% dei 139 passeggeri che sono stati trovati in possesso di valuta superiore a 10mila euro era di etnia cinese. Questi viaggiatori hanno tentato di esportare 665.859 euro irregolarmente (su 1.176.000 complessivi esportati irregolarmente da tutte le etnie) e importato irregolarmente euro 249.225 (su 904.859 euro complessivi di tutte le etnie).

Il dato è particolarmente significativo, sottolinea la Gdf, sia perché le esportazioni sono di gran lunga più significative delle importazioni (sintomo di rimpatrio di capitali), sia perché le altre etnie esportano e importano irregolarmente valori molto più contenuti.

LA SICUREZZA DEI PRODOTTI
LA SICUREZZA DEI PRODOTTI
LA SICUREZZA DEI PRODOTTI

Analizzando i dati sulle imprese registrate presso la Camera di commercio, la Procura di Prato ha notato la sistematicità del meccanismo: la quasi totalità delle 11mila imprese cinesi costituite a Prato dalla fine del 2006 al marzo 2015, ovvero ben 10.105 unità produttive, risultano essere ditte individuali e tra queste più del 50% ha cessato la propria attività in meno di tre anni.

La ragione della rapidissima mortalità, secondo gli inquirenti, è riconducibile alle tempistiche dei controlli sulle imprese, che solitamente si attivano a due anni dall'avvio delle attività (51 mesi per l'iter dell'Agenzia delle entrate e 25 mesi per l'iter dell'Inps, dall'iscrizione dell'impresa nell'apposito registro all'attivazione dell'ente per la riscossione dei mancati pagamenti esattoriali).

LAVORO NERO E IRREGOLARE
LAVORO NERO E IRREGOLARE
LAVORO NERO E IRREGOLARE

Il ruolo dei colletti bianchi

Tutto questo non sarebbe possibile se non ci fosse un pugno di professionisti italiani disposti a spianare la strada al sistema.
Nel 2016 la Procura di Prato ha portato alla luce la gestione complessiva di quasi 3mila imprese cinesi e in particolare nella produzione di documenti utili al rilascio di decine di permessi di soggiorno irregolari in capo a due soli studi di consulenza. Le prestazioni, a pagamento, riguardavano principalmente la produzione di false assunzioni (e false buste paga) e false titolarità d'impresa. Nel novembre nel 2017 ci sono stati 12 patteggiamenti per dipendenti italiani e cinesi degli studi coinvolti e due sentenze di primo grado in rito abbreviato.

L'operazione Cian Liu (“Fiume di denaro”) - finita nell’aprile 2018 con il proscioglimento di oltre 200 imputati perché i reati loro contestati, in gran parte fiscali, si sono prescritti - aveva individuato, invece, a Prato l'esistenza di un'organizzazione dedita al trasferimento e riciclaggio dei proventi di presunti reati, tra cui contrabbando di merci e contraffazione di marchi, sfruttamento

della prostituzione, ricettazione, evasione fiscale e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, che venivano drenati verso la Cina. Anche in questo caso la presenza dei professionisti ha giocato un ruolo fondamentale.

Una passeggiata nel centro di Prato

Anche se a chilometri di distanza, il macrolotto del pronto moda ha un'appendice nella centrale via Pistoiese di Prato, lunga oltre due chilometri. Un arco divide il centro della città, dove ancora resistono gli esercizi commerciali in mano italiana, dalla via Pistoiese ormai completamente in mano ai cinesi. E' una piccola città nella città dove, oltre a laboratori artigianali, ci sono mercati, supermercati, varie attività commerciali che soddisfano ogni esigenza della comunità e perfino un angolo dell'amore. Per non equivocare, va detto che si tratta di una serie di vetrine che riguardano i servizi matrimoniali: dagli abiti alle fotografie. Non solo pronto moda dunque ma un’economia a tutto tondo.

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