energia e ambiente

L’Europa vuole ridurre del 40% le emissioni entro il 2030

di Jacopo Giliberto

(Marka)

3' di lettura

Il mercato europeo dei fumi non funziona, ancora una volta. E quindi ancora una volta viene ritoccato per far salire a forza il valore dell’anidride carbonica, il gas che in sigla si chiama CO2 e che è accusato di cambiare il clima del mondo. I negoziatori dell’Unione europea hanno condiviso un’ipotesi di compromesso sulla nuova riforma dell’Ets, l’Emissions Trading Scheme che governa il mercato europeo della CO2, in modo da potersi presentare con un obiettivo netto e un programma forte al negoziato Cop23 in corso a Bonn.

L’Europa vuole ridurre del 40% le emissioni entro il 2030 dopo il -20% fissato per il 2020. L’ipotesi di nuovo accordo limita la concessione di permessi gratuiti a emettere e prevede la costituzione un fondo di aiuto ai Paesi europei meno ricchi in modo da aiutarne la transizione in chiave ambientale, e cioè prevede di rabbonire Paesi Ue come la Polonia capofila – con il suo schieramento di grandi centrali a carbone ad altissima emissione di CO2 – del movimento di opposizione alle politiche climatiche europee.

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Il sistema degli ETS
L’Ets è il sistema di mercato “cap-and-trade” individuato dall’Europa per ridurre le emissioni di CO2 e contrastare così il riscaldamento dell’aria che viene indotto dall’effetto serra: viene dato un tetto massimo (il “cap”) per l’emissione di anidride carbonica ai cosiddetti “settori Ets”, cioè i grandi impianti come centrali termoelettriche, acciaierie e cementifici. Chi supera il tetto di emissione deve comprare sul mercato Ets i diritti a emettere CO2, quindi penalizza i suoi conti e la sua competitività; chi è sotto il tetto di emissione vende i diritti a emettere e ottiene così un incentivo per i suoi investimenti verdi. Il sistema Ets regola la metà delle emissioni europee.

Il valore della CO2 espresso dal mercato Ets è sempre stato troppo basso: per indurre comportamenti virtuosi il prezzo di una tonnellata di anidride carbonica dovrebbe aggirarsi sui 20-30 euro. Ma una tonnellata di CO2 è sempre stata quotata pochissimi euro (ora è a 4,77 euro); ogni qualche anno i Paesi europei riformano senza successo il meccanismo per scaldare senza risultato i prezzi.

Da anni la maggior parte degli esperti internazionali del settore invoca un meccanismo semplice come una carbon tax, cioè tassare la quantità di anidride carbonica emessa per produrre qualsiasi bene o servizio in modo da orientare tramite il prezzo le scelte dei consumatori e dei produttori.

L’intesa europea
Il nuovo accordo è stato raggiunto ieri mattina dopo mesi di colloqui tra i Paesi Ue, il Parlamento europeo e la Commissione di Bruxelles con la mediazione dell’Estonia, presidente di turno dell’Ue. L’obiettivo è presentare una posizione decisa dell’Europa al negoziato di Bonn organizzato dall’Onu durante il quale i 190 Paesi del mondo vogliono definire le strategie per applicare l’Accordo di Parigi raggiunto alla Cop21 del 2015. Gran parte della discussione ha riguardato i fortissimi limiti imposti all’assegnazione di diritti gratuiti di emissioni ai settori in difficoltà o per le nuove imprese. Il tema centrale è stato il fondo di “modernizzazione dell’energia” per i Paesi più poveri, fondo alimentato con permessi gratuiti per 150 milioni di euro. Saranno aiutate anche la Grecia e le centrali a carbone solamente se ne viene aumentata l’efficienza tramite progetti di teleriscaldamento in Paesi il cui Pil pro-capite sia inferiore del 30% rispetto alla media Ue. La riserva di stabilità raddoppierà in 5 anni a partire dal 2019.

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