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L'Europarlamento sale in cattedra: da Buttiglione alla slovena Bratusek quattro respinti all'esame di idoneità

di Chiara Bussi


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Da sinistra: Rocco Buttiglione (Afp), Alenka Bratusek. Rumiana Jeleva (Reuters), Ingrida Udre (Afp)

3' di lettura

Rocco Buttiglione ce l'aveva quasi fatta, ma nel 2004 si è giocato il posto da Commissario quando ha definito l'omosessualità “un peccato”. A sostituirlo a Bruxelles, nell'esecutivo guidato dal portoghese José Manuel Barroso, è stato chiamato Franco Frattini che ha poi superato l'esame.
Buttiglione è stato il primo ma non l'unico Commissario in pectore a incassare una sonora bocciatura. Sono finora quattro quelli che hanno condiviso la stessa sorte: al suo nome si aggiungono anche quelli della lettone Ingrida Udre, della bulgara Rumiana Jeleva e della slovena Alenka Bratusek.
Tutti respinti senza possibilità di appello per mano del Parlamento Ue. Questo perché a poche settimane dal loro insediamento gli eurodeputati freschi di elezione entrano subito nel vivo del loro incarico e sono chiamati a stabilire se i Commissari designati dai governi sono adatti a ricoprire il ruolo pensato per loro.

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I respinti
Buttiglione ha incassato un doppio “no”: prima come Commissario alla giustizia, libertà e sicurezza, poi come vicepresidente designato dell'esecutivo Ue con l'assegnazione di un altro portafoglio.
Nello stesso anno l'Europarlamento ha posto il veto anche sul nome della lettone Ingrida Udre, accusata di corruzione da alcune Ong insieme al suo partito. Al suo posto è andato Andris Pielbags. In quella sessione di esame il candidato ungherese Laszlo Kovacs se l'è cavata con un cambio di incarico. Puntava all'energia e alle dogane, ma la commissione competente dell'Europarlamento l'ha considerato non all'altezza ed è stato ripescato.
Nel 2009 è stata la volta della bulgara Rumiana Jeleva, sostituita da Kristalina Georgieva a causa di presunte irregolarità nelle dichiarazioni sulla sua situazione finanziaria. A questo si è aggiunta una performance non proprio esaltante.
L'ultimo caso (nel 2014) risale alla slovena Alenka Bratusek che correva per l'energia e la vicepresidenza della Commissione Juncker : ha confusi i nomi di due gasdotti ed è stata definita non idonea costringendo a un rimpasto. Nella squadra è poi entrata Violeta Bulc destinata ai trasporti.

Gli esami
A curare la regia e a decidere l'esito delle audizioni è l'Europarlamento, con esami scritti e orali che si tengono in autunno, in genere tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre. Un esercizio di democrazia introdotto dal Trattato di Maastricht, dove i deputati eletti dai cittadini dell'Unione esprimono il gradimento sui “ministri” dell'esecutivo. A fare da pioniere è stato l'esecutivo guidato dal lussemburghese Jacques Santer (1995-1999). In quell'occasione Mario Monti e Emma Bonino hanno ottenuto una promozione a pieni voti. La Commissione fu però costretta alle dimissioni (proprio dal Parlamento Ue) in seguito a uno scandalo che aveva travolto la Commissaria francese Edith Cresson.
L'esame è scritto e orale. I Commissari designati dai governi inviano all'Europarlamento i loro curricula e le risposte a una serie di quesiti scritti incentrati sulle loro priorità politiche. Le domande (cinque) sono uguali per tutti e puntano a verificare l'idoneità dei candidati su motivazioni, qualifiche, grado di indipendenza, dichiarazione di intenti e le proposte che intendono presentare. Le risposte scritte servono come punto di partenza per gli esami orali che durano ben tre ore: dopo un discorso di 15 minuti i candidati devono rispondere a una raffica di domande nella commissione parlamentare competente che poi ha 24 ore per esprimere una valutazione. Se non è convinta può inviare altre domande scritte. I risultati vengono poi trasmessi al Presidente del Parlamento e valutati dalla Conferenza dei presidenti.

Il voto di investitura
Non è finita qui. Se non ci sono incidenti di percorso di solito nella plenaria straordinaria di gennaio il presidente della Commissione presenta il collegio dei Commissari per il voto di investitura. Ancora una volta da parte dell'Europarlamento che decide a maggioranza.

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