domani il voto

L’Europarlamento sceglie il presidente, Tajani favorito

dal nostro inviato Beda Romano

I due candidati italiani alla presidenza dell’Europarlamento Gianni Pittella e Antonio Tajani

3' di lettura

STRASBURGO – È una partita ancora molto incerta quella che si giocherà domani al Parlamento europeo quando l’assemblea parlamentare sarà chiamata a eleggere un nuovo presidente, in sostituzione di Martin Schulz che ha deciso di dimettersi per candidarsi alle prossime elezioni legislative in Germania. Su fronti opposti si sono candidati due italiani: Gianni Pittella per i socialisti, e Antonio Tajani per i popolari. Pur favorito, quest’ultimo dovrà aspettare domani per avere certezze.

Cosa sapete del presidente del Parlamento europeo?

Il sistema di elezione del presidente del Parlamento europeo è complicato. Nelle prime tre tornate a scrutinio segreto vince colui che raccoglie la maggioranza assoluta dei voti. Alla quarta tornata si presentano i due candidati più eletti nella tornata precedente. In questo caso, vince chi raccoglie la maggioranza dei suffragi. Nessuno dei due principali candidati può contare su sufficienti voti provenienti dal suo partito per essere eletto nei primi turni, e attualmente il gioco delle alleanze è molto incerto.

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Agli occhi di molti, né Pittella né Tajani convincono pienamente. Spiega l’ecologista belga Philippe Lamberts: «Né Pittella, né Tajani rispettano le nostre condizioni». Nota Othmar Karas, un popolare austriaco: «Avrei preferito un processo completamente diverso per selezionare un candidato alla presidenza del Parlamento. Prima avremmo dovuto discutere il profilo del presidente e il ruolo futuro del Parlamento. Solo dopo una intesa trasversale fra i partiti possiamo trovare una personalità appropriata».

In linea di massima, i socialisti possono contare sul voto della sinistra radicale, di alcuni liberali, e possibilmente di alcuni ecologisti, nonostante le prese di posizione della vigilia. Dal canto loro, i popolari hanno detto di non volere beneficiare dei voti dei partiti euroscettici. Devono quindi pescare come minimo tra i liberali. La stessa compattezza del voto popolare a sostegno di Tajani, un ex vice presidente della Commissione, è in dubbio, come si evince dalle parole di Karas.

I candidati per la presidenza del Parlamento Ue

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Gli scrutini inizieranno alle 9 di domani. Non è un caso se il programma prevede che le tornate successive avvengano alle 13, alle 17 e alle 20. «C’è tempo tra le tornate per negoziare un eventuale accordo, evitando il ballottaggio del quarto scrutinio», spiega un esponente parlamentare. «Più passa il tempo, più Tajani ha chances di farcela. In questo momento il tempo gioca a suo favore», aggiunge un diplomatico brussellese. Il problema è che l’uomo politico rischia di essere eletto con una maggioranza risicata.
Negli ultimi anni, il presidente del Parlamento europeo è sempre stato eletto da una grande coalizione socialista-popolare. Al netto di un eventuale nuovo accordo nelle prossime ore, l’intesa è stata però rinnegata dai socialisti. Molti osservatori temono che l’assenza di una grande coalizione in Parlamento possa pesare sui prossimi lavori della Commissione europea, che ha potuto godere finora in Parlamento dell’appoggio di una solida maggioranza socialista-popolare.

A Strasburgo, i popolari hanno 216 deputati, i socialisti 189. Il Parlamento europeo conta in tutto 751 parlamentari. Oltre a Pittella e a Tajani, si sono candidati anche il liberale Guy Verhofstadt; Laurentiu Rebega, del gruppo euroscettico di Marine Le Pen; Helga Stevens del gruppo conservatore; la verde Jean Lambert; ed Eleonora Forenza della sinistra radicale. L’ultimo presidente italiano dell’assemblea di Strasburgo fu il democristiano Emilio Colombo, dal 1977 al 1979.

«La nostra previsione sulla corsa alla guida del Parlamento europeo è che Tajani ha un lieve vantaggio su Pittella – analizza in conclusione il centro studi Vote Watch –. La nostra simulazione mostra che Verhofstadt potrebbe farcela in un ballottaggio contro Tajani, grazie a un accordo con i socialisti. Tuttavia, dopo il ventilato ingresso del Movimento Cinque nel gruppo liberale, il quale non si è materializzato (con danni all’immagine dell’ex premier belga, ndr), questa possibilità appare molto remota».

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