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L’evasione si combatte anche favorendo la fedeltà fiscale

di Vittorio Pelligra

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(Adobe Stock)

5' di lettura

Quantificare il volume dell'evasione fiscale in Italia è un compito arduo. Se il problema sono le dichiarazioni dei redditi mendaci o inesistenti, basarsi su queste ultime produrrà, infatti, stime del tutto inaffidabili. Spesso sono inaffidabili anche le indagini campionarie che vengono utilizzate per cercare di correggere tali stime. In queste indagini, infatti, si riscontrata la sistematica tendenza dei rispondenti, benché coperti dall'anonimato, a dichiarare redditi inferiori a quelli realmente percepiti. Uno studio dell'Ufficio Valutazione Impatto del Senato, pubblicato l'anno scorso, ha cercato di quantificare questo fenomeno, il cosiddetto “under-reporting”, per cercare di riallineare le stime ai valori reali del fenomeno.

Con questo metodo si è arrivati a calcolare un tasso complessivo di evasione per l'Irpef (il rapporto tra redditi evasi e redditi lordi dichiarati) pari al doppio di quello elaborato precedentemente coi metodi tradizionali, passando da circa il 7,5% a circa il 14,4% della base imponibile potenziale. Alla luce di queste correzioni, quindi, il valore assoluto dell'evasione fiscale in Italia si dovrebbe attestare in una forchetta che va da 124,5 a 132,1 miliardi di euro, ogni anno. Secondo un recente report di Tax Research LLP, questi valori portano l'Italia al primo posto, in termini assoluti, nella triste classifica dei campioni dell'evasione, tra tutti i paesi europei. Un fenomeno enorme al cui contrasto sono state, in questi anni, dedicate energie e risorse evidentemente insufficienti.

La lotta all'evasione fiscale è un tema politicamente piuttosto delicato, infatti, può essere piuttosto controproducente nella gestione del consenso elettorale. Il grosso dell'evasione infatti, lo dicono i dati, si annida in blocchi sociali e gruppi ben identificati, che con tutta probabilità non gradirebbero misure di contrasto troppo efficaci, che, per questo, nonostante le roboanti dichiarazioni di principio pre-elettorali, vengono costantemente rinviate. Ma anche laddove vi fosse una forte volontà politica di contrasto all'evasione questa rischierebbe di essere di efficacia limitata a causa di un elemento del tutto sottovalutato. Ciò è legato al fatto che, culturalmente, nel nostro Paese, la lotta all'evasione equivale esclusivamente al contrasto agli evasori. In altri termini se si vuole scoraggiare l'evasione bisogna concentrarsi solo su chi non paga le tasse.

Ma così facendo si dimentica l'altra metà del cielo, e cioè tutti coloro che oggi le tasse già le pagano. L'evasione si combatte non solo scoraggiando gli evasori, ma anche favorendo la fedeltà fiscale. Le due cose seguono logiche, canali e dinamiche differenti. Non tenerne conto significa dotarsi di armi spuntate. Chi paga le tasse, infatti, non lo fa solo per sfuggire alle sanzioni. Non è solo il costo atteso legato all'evasione a renderci contribuenti onesti.

Tanti cittadini, in realtà più di quanti non si possa immaginare, pagano le tasse semplicemente perché lo ritengono giusto, per una forma di motivazione intrinseca. Gli inglesi la chiamano “tax morale”. La lingua italiana non conosce un'espressione equivalente, anche se il concetto è universale, sta nel nostro cervello. In uno studio pubblicato su Science e diventato giustamente famoso, Bill Harbaugh e colleghi trovarono che trasferimenti, anche forzosi, come nel caso delle tasse, se destinati ad una buona causa, nell'esempio dello studio, il finanziamento di una organizzazione no-profit, attivano nel nostro cervello il sistema della ricompensa, che generalmente ci spinge a comportamenti piacevoli e utili per l'organismo (Harbaugh, W., 2007. Neural responses to taxation and voluntary giving reveal motives for charitable donations, Science, 316 (5831):1622-5). Questo strano risultato mette in luce un primo punto interessante, la reciprocità: la nostra disponibilità a pagare volontariamente le tasse aumenta o si riduce in relazione alla bontà e all'efficacia di ciò che lo Stato decide di fare con i nostri soldi.

Nell'esperimento di Harbaugh i soggetti sono felici che i loro soldi vadano alla no-profit, perché sanno che il loro denaro sarà usato per fare del bene. Analogamente, nel caso delle tasse, se riteniamo che i nostri soldi siano ben spesi, nel finanziare, per esempio, un sistema scolastico, sanitario, giudiziario e amministrativo di qualità, e delle le politiche economiche e infrastrutturali utili ed efficaci, allora la nostra motivazione a contribuire aumenterà, viceversa, saremo meno propensi a fare il nostro dovere di contribuenti. In questo senso è fondamentale il ruolo della percezione che hanno i cittadini circa il ruolo e l'efficacia dell'azione di Governo. Ma non solo. In uno studio che uscirà nel prossimo numero del Journal of Behavioral and Experimental Economics, Francesco Nemore e Andrea Morone, mostrano come la percezione del fenomeno immigrazione, negli ultimi anni, abbia avuto un effetto fortemente negativo sulla “tax morale” dei contribuenti italiani. Si teme infatti, questo il messaggio che viene diffuso, che una presenza eccessiva di immigrati possa drenare risorse dal finanziamento di servizi di welfare destinati ai cittadini italiani.

Tutta la retorica politica dei partiti di destra, Lega, Fratelli d'Italia, e per molti versi anche Forza Italia, impegnati nel far passare il messaggio che i migranti ci stanno invadendo e che i soldi spesi in accoglienza sono soldi spesi male, ha come effetto di ridurre la “tax morale” e, quindi, questa è la conclusione dello studio, di favorire l'evasione fiscale. Un altro elemento che, in questo senso, impatta fortemente sui comportamenti dei contribuenti è il cosiddetto “effetto dei pari” (peer effect), che deriva dai confronti sociali. Cosa fanno gli altri? Quanti sono ad evadere? Perché il pizzaiolo o il barista, o il dentista o il medico (la lista potrebbe essere lunga) non mi fanno mai né scontrino né ricevuta, e io invece dovrei pagare fino all'ultimo centesimo le tasse ad un fisco che, per queste disparità di trattamento, considero iniquo? Del resto, lo diceva anche un Presidente del Consiglio, qualche anno fa, che a volte l'evasione fiscale è moralmente giustificata. Il clima sociale e la percezione che abbiamo circa la diffusione dell'evasione, in un circolo vizioso di autogiustificazioni, finisce, in questo modo, per influire in maniera fortemente negativa sulla fedeltà fiscale. Discorso analogo si può fare per i condoni, poco efficaci e socialmente patogeni, perché lanciano segnali che scoraggiano i contribuenti onesti. Infatti, anche se io non ne sono toccato perché non ho mai evaso e non ho contenziosi con il fisco, il continuo ricorso a sanatorie di varia natura e ampiezza, non farà altro che ricordarmi quanto sia stato ingenuo a fare fino in fondo la mia parte di onesto contribuente. Se nel prossimo futuro, poi, un altro condono arriverà, e certamente arriverà, a chiudere un occhio sulle infedeltà fiscali, perché pagare oggi? L'effetto demotivante del sentirsi circondati da furbetti che costantemente la fanno franca, è enorme. Ecco perché, per esempio, la maggior parte degli stati Americani utilizzano politiche di “Name and Shame”, volte a stigmatizzare pubblicamente i maggiori evasori. Non c'è bisogno di arrivare a provvedimenti come quelli adottati a Patna, nello stato del Bihar, in India, dove le autorità inviano cantanti professionisti davanti ai negozi degli evasori, affinché vengano messi pubblicamente alla berlina, ma certamente una maggiore riprovazione sociale contro i contribuenti infedeli aiuterebbe a rafforzare la motivazione intrinseca degli onesti.

L'evasione fiscale, costituisce, nel nostro Paese, una pesantissima zavorra per le possibilità di sviluppo. Si combatterebbe in maniera decisamente più efficace, non solo scoraggiando gli evasori con sanzioni sempre più pesanti e magari credibili, ma anche incoraggiando i contribuenti onesti attraverso una attenta e lungimirante gestione della “tax morale”, delle motivazioni intrinseche a fare la propria parte per finanziare quei beni pubblici di cui tutti noi godiamo. La reciprocità tra Stato e cittadini, la delegittimazione sociale degli evasori assieme alla valorizzazione e il riconoscimento dei contribuenti fedeli sono tre potenti leve che il Governo potrebbe azionare, da subito, per combattere davvero l'evasione in Italia. Tre leve che, al momento, sembrano agire efficacemente, ma in direzione ostinatamente contraria.

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