lo scenario

L’evoluzione della specie passa dall’hi-tech

di Corrado Canali

(vectorfusionart - Fotolia)

3' di lettura

Dieci anni dopo la grande crisi dell'auto a “stelle e strisce” che ha coinciso proprio con una drammatica edizione del Salone di Detroit dove le “big tree” le tre Case americane, nell'ordine General Motors, Ford e Chrysler sembravano ormai sull'orlo del fallimento, per poi miracolosamente riprendersi tanto da tornare a camminare con le proprie “gambe”, ecco che è sempre Detroit con la sua rassegna al centro di uno spartiacque che vede i costruttori impegnati a programmare una mutazione genetica epocale. Ed è una trasfomazione che non riguarda più soltanto l’industria Usa, ma l’automotive in generale. Elettrificazione, guida autonomia oltre a intelligenza artificiale sono le linee guida da seguire nella progettazione di nuove auto nei prossimi dieci anni con risultati che ancora non sono del tutto chiari.

Il più scettico al riguardo sembra essere il ceo di Fca Sergio Marchionne, sia pure ormai vicino a lasciare il suo incarico dopo 15 anni di leadership, resta il maggiore cultore della necessità che, qualsiasi scelta l’industria dell’auto deciderà di prendere, debba tenere conto del fattore sostenibilità economica. Il primo a rispondere alla “provocazione” di Marchionne è stato il numero uno di Daimler, Dieter Zetsche: «È vero che la tecnologia in generale compresa quella dell’elettrico non basta per fare business. Ma è altrettanto certo che quando le nuove possibilità che offre sono economicamente sostenibili, vale sempre la pena di sperimentarle. Per Mercedes oggi il momento giusto per farlo oltre a rientrare fra i rischi di impresa tipici del nostro campo. Ma ora più che mai crediamo sia naturale farlo». Su che base? A partire dalla considerazione che il gruppo Daimler spenderà nel 2018 più di 14 miliardi di euro in ricerca e sviluppo, nonostante si trovi in posizione dominante fra i brand premium. Zetsche, insomma, ha lasciato intendere che pur nella sua posizione di forza, è il momento per Mercedes di fare delle scelte.

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Un bivio che ha affrontato e ormai superato anche il gruppo Volkswagen mettendosi alle spalle una mina vagante rappresentata dal dieselgate che ne poteva mettere in discussione la sopravvivenza e invece alla luce del record vendite registrato alla fine del 2017 (10,7 milioni di auto) il gruppo tedesco è tornato sul tetto più alto del mondo sia per numero di veicoli vendute che per capacità d’impresa come si intuisce dalle parole spese dal suo eco Matthias Muller.

«Il record di consegne è da attribuire a una forte performance di squadra da parte di tutti i marchi e i dipendenti. Stiamo facendo investimenti decisivi nella mobilità di domani, nell’e-mobility, nella guida autonoma, nei nuovi servizi di mobilità e nella digitalizzazione. Allo stesso tempo, continueremo a sviluppare le tecnologie e i veicoli che abbiamo oggi».

C’è, però, un’inedita variabile all’orizzonte che potrebbe, forse, stigmatizzare le certezze di oggi manifestate in particolare delle case tedesche: la Cina. In un improvviso cambio di strategia dei produttori cinesi, che centrato l’obiettivo di fare del loro Paese il primo mercato al mondo, sembrano pronti a sbarcare anche fuori dai confini nazionali, da subito negli Usa, ma a seguite anche nella “vecchia” Europa con effetti che potrebbero essere devastanti per l’economia di quelle regioni.

Tanto che i primi casi si sono avvertiti già al Salone di Detroit di quest’anno dove Gac ha annunciato il debutto negli Usa per il 2019 che prevede anche l’apertura di un centro di ricerca e sviluppo nella Silicon Valley oltre ad un’antenna tecnologica a Detroit e anche ad un atelier di stile a Los Angeles. E ancora Lynk & Co, il neonato brand di Geely (che controlla Volvo), nonostante non stia ancora vendendo negli Usa i suoi modelli conta di realizzare un centro di assemblaggio in Nord America e in South Carolina, in particolare dove Volvo, l’altro brand delle galassia Geely, inaugurerà quest’anno il suo primo impianto di produzione americano. Insomma niente è più incerto come il futuro dell’auto alle prese anche coi concorrenti dell’hi-tech sponda Silicon Valley capaci di gestire al meglio l’interfaccia uomo e macchina che, complice l’intelligenza artificiale, crescerà in misura esponenziale nei prossimi anni.

È così che come altri produttori, anche Ford sta spingendo sulle auto elettriche. L’impegno è di investire 11 miliardi di euro e per i prossimi cinque anni è lanciare 13 nuovi veicoli elettrificati, oltre a puntare sempre di più sulle auto a guida autonoma. La Ford ha inoltre intenzione di accelerare l’immissione sul mercato di veicoli connessi e di nuovi servizi per la clientela. Entro il 2019 offrirà un livello di connettività al 100% per i nuovi veicoli venduti negli Usa ed entro il 2020 alzerà la soglia farà fino al 90% per l’intera gamma commercializzata in tutto il mondo.

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