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L’ex ad Marotta dà l’addio alla Juve con super stipendio da 5,6 milioni

di Cheo Condina

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3' di lettura

Giuseppe Marotta, ormai ex amministratore delegato della Juventus , archivia la sua ultima stagione nel club bianconero con uno stipendio complessivo da 5,6 milioni di euro. Marotta ha infatti percepito nell'esercizio 2017/2018 (chiuso al 30 giugno) uno stipendio fisso di 1,5 milioni, un bonus variabile di 500mila euro «legato al raggiungimento di obiettivi assegnati a inizio esercizio», 100mila euro per la vittoria dello scudetto e 502mila euro per retribuzione in qualità di dirigente.

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Oltre a ciò, il manager ha incassato 3 milioni di euro per il cosiddetto Long Term Incentive Plan, cioè un piano di incentivi stabilito su un orizzonte temporale di quattro anni (dal 2014 al 2018) e correlato a vari obiettivi finanziari posti dal cda, tra cui il contenimento dei debiti netti e l'andamento dei ricavi e del risultato operativo. Un piano destinato a 16 dipendenti che occupano posizioni di rilievo nella Juventus - si legge in documenti della società consultati da Radiocor - e che ha visto «il pieno raggiungimento degli obiettivi di performance assegnati».

L'altro stipendio pesante nel cda juventino è quello del Cfo Aldo Mazzia (anche lui in uscita come Marotta), che ha percepito 2,2 milioni (1,8 milioni di bonus a lungo termine). Il presidente Andrea Agnelli ha percepito un fisso da 450mila euro, il vice presidente Pavel Nedved di 400mila euro.

L'artefice della rinascita bianconera
E' notizia di sabato scorso, proprio dopo la vittoria per 3-1 sul Napoli, l'uscita di Marotta dalla Juventus. Il nome del manager, infatti, non è stato inserito nelle liste per il rinnovo del consiglio di amministrazione bianconero pubblicate lunedì.

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Un vero e proprio ricambio generazionale che ha spinto anche i tifosi della Juventus (nella partita di Champions di martedì) a tributare un coro a Marotta, che insieme al presidente Andrea Agnelli, al vicepresidente Pavel Nedved e al ds Fabio Paratici, ha portato la Juventus a risorgere dopo la tempesta di Calciopoli e a vincere sette scudetti consecutivi diventando leader incontrastata del calcio italiano. Una rinascita il cui simbolo più grande, oltre agli attivi di bilancio e alla crescita del fatturato, è forse l'acquisto di Cristiano Ronaldo dal Real Madrid dello scorso luglio.

Agnelli: «Cambia la leadership, non il modello di gestione»
«Il modello di gestione della Juventus resta sostanzialmente invariato con un sistema di deleghe che il cda darà dopo l'assemblea del 25 ottobre. Esso si baserà su tre pilastri: i ricavi, affidati a Giorgio Ricci, i servizi e la finanza a Marco Re e l'area sport a Fabio Paratici», ha dichiarato al proposito il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, a margine dell'assemblea di Lega Calcio di lunedì scorso. Agnelli ha anche escluso categoricamente un'uscita di Fabio Paratici e ha sottolineato come cambierà la leadership dei singoli pilastri su cui poggia il modello di gestione della Juventus con l'ingresso di «gente di 45 anni pronta e preparata grazie allo straordinario lavoro di Marotta e Mazzia». Il club bianconero, secondo Agnelli, prosegue dunque in continuità di governance per affrontare le prossime sfide globali e per competere con le squadre europee che «oggi sono leggermente avanti a noi sui ricavi».

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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