corsa a ostacoli

Ex Ilva in bilico tra piano, esuberi e Procura

Atteso per lunedì 9 dicembre il parere del Pm sulla proroga ai lavori di messa in sicurezza dello stabilimento.Tra i temi dello sciopero nazionale di 24 ore di martedì 10 dicembre anche l’incremento delle “comandate” da parte dell’azienda denunciato dai sindacati. Ovvero lavoratori che, proprio perché “comandati” di presidio agli impianti, non potranno scioperare

di Domenico Palmiotti

La notte dell’Ilva, la notte di Taranto

Atteso per lunedì 9 dicembre il parere del Pm sulla proroga ai lavori di messa in sicurezza dello stabilimento.Tra i temi dello sciopero nazionale di 24 ore di martedì 10 dicembre anche l’incremento delle “comandate” da parte dell’azienda denunciato dai sindacati. Ovvero lavoratori che, proprio perché “comandati” di presidio agli impianti, non potranno scioperare


3' di lettura

Si apre un’ennesima settimana delicata per l’Ilva, ora ArcelorMittal. Restano in primo piano i nodi giudiziari, occupazionali e di piano industriale al centro di una serie di incontri. Ma c’è anche lo sciopero nazionale di 24 ore di martedì 10 dicembre dei lavoratori del gruppo, con manifestazione a Roma.

Sciopero che a Taranto sarà di 32 ore (dalle 23 del 9 alle 7 dell’11 dicembre) e si arricchisce, oltre ai 4.700 esuberi prospettati da ArcelorMittal, anche di un altro motivo di contrasto: l’incremento delle “comandate” da parte dell’azienda denunciato dai sindacati. Ovvero lavoratori che, proprio perché “comandati” di presidio agli impianti, non potranno scioperare.

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Nodo messa in sicurezza
Per lunedì 9 dicembre è atteso il parere della Procura sulla richiesta di proroga avanzata da Ilva in amministrazione straordinaria per effettuare gli ulteriori lavori di messa in sicurezza dell’impianto. La proroga serve a superare l’attuale scadenza del 13 dicembre, data iniziale in cui i lavori si sarebbero dovuti concludere. Ma non sarà la Procura a decidere se accordare o meno la proroga di nove mesi a Ilva, quanto il giudice competente, Francesco Maccagnano, che si pronuncerà tra il 10 e l’11 dicembre. A quest’ultimo, la Procura inoltrerà il suo responso.

Al vaglio della Procura c’è già la relazione del custode giudiziario dell’area a caldo del siderurgico, Barbara Valenzano, che da sì atto a Ilva (proprietaria degli impianti) di essere intervenuta ed innovato le procedure operative per un lavoro più sicuro sull’altoforno, ma evidenzia pure che ArcelorMittal (gestore) queste procedure non le ha applicate. Questo spinge Ilva a temere che alla fine il giudice Maccagnano negherà la proroga. Se così fosse, Maccagnano trasmetterà il suo verdetto alla Procura, la quale ordinerà nuovamente il sequestro senza facoltà d’uso dell’impianto e chiederà al custode giudiziario di riavviare il cronoprogramma di fermata e spegnimento dell’impianto. Che essendo già stato avviato tra agosto e settembre scorsi - quando ci fu il secondo sequestro a causa della parziale adozione delle prescrizioni di

sicurezza, poi superato dal verdetto del Tribunale del Riesame -, non parte da zero ma da una fase intermedia. E quindi per spegnere l’altoforno stavolta ci vorrà meno tempo.

Altoforno 2
La Procura esaminerà anche il 9 dicembre il caso altoforno 2. Ilva spera in un parere favorevole della Procura alla proroga, magari condizionato all’adozione delle nuove procedure operative, ma studia già i passi da fare al Riesame se dovesse trovarsi la strada sbarrata. Si calcola che il deposito dell’impugnazione al Riesame contro un eventuale no di Maccagnano potrebbe avvenire il 20 dicembre ed essere discusso nella prima udienza utile: 7 gennaio.

Piano industriale
I commissari Ilva si incontreranno domani a Roma col negoziatore incaricato dal Governo, Francesco Caio, presidente di Saipem, per mettere a punto il piano industriale alternativo a Mittal. Piano sul quale il Governo fa leva per mantenere l’occupazione sostanzialmente invariata, altrimenti destinata ad essere fortemente ridimensionata col progetto Mittal che l’esecutivo ha già respinto. Sia la versione Mittal che quella del Governo prevedono unmix tra altoforno da ciclo integrale e altoforno elettrico con 3 impianti funzionanti. Solo che il Governo rimette in pista l’ammodernamento dell’altoforno 5, il più grande d’Europa, e questo permette di spingere la produzione sino a 8 milioni di tonnellate l’anno, mentre Mittal lo esclude e prevede 4,5 milioni in un primo step e 6 milioni in un secondo. Martedì, inoltre, ci sarà un nuovo confronto tra Ilva in as e ArcelorMittal per vedere se è possibile trovare un accordo dopo la rottura dei giorni scorsi.

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Sciopero e "comandate"
Al centro della protesta di martedì ci sono i 4.700 esuberi ritenuti «irricevibili» dai sindacati che chiedono che la trattativa parta dall’accordo di settembre 2018 sui 10.700 occupati. A Taranto ArcelorMittal è sott’accusa anche per le “comandate”. L’azienda, dicono i sindacati, ha predisposto quattro turni di comandate allargate «vietando di fatto ai lavoratori la possibilità di scioperare» ed è un «atto unilaterale» poiché l’azienda «è inadempiente sul versante della sicurezza, della salvaguardia ambientale e impiantistica dello stabilimento».

Per approfondire:
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