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Alemanno condannato a 6 anni. I pm: «Così è stato corrotto dal boss di Mafia Capitale Carminati»

di Ivan Cimmarusti


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3' di lettura

L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è stato condannato a sei anni. La sentenza, connessa a uno dei filoni dell’inchiesta Mondo di mezzo, è stata emessa dai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Roma. Secondo il tribunale Alemanno avrebbe ottenuto illecitamente denaro dall’organizzazione mafiosa capeggiata da Massimo Carminati. L’ex sindaco è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. Inoltre è stata fissata una provvisionale di 50mila euro sia per la municipalizzata dei rifiuti (Ama) che per il Campidoglio. Ad Alemanno sono stati anche confiscati 298mila euro.

L’imputazione
Alemanno è accusato di corruzione e finanziamento illecito. Secondo l’accusa, tra il 2012 e il 2014, per il tramite l’ex ad di Ama Franco Panzironi avrebbe ricevuto, attraverso la fondazione Nuova Italia, oltre 223 mila euro mila euro per compiere atti contrari ai doveri del suo ufficio, tra cene elettorali, finanziamenti alla sua fondazione e soldi cash, questi ultimi nell’ottobre 2014, a due mesi dalla prima tranche di arresti avvenuti a dicembre. I soldi, in base all’impianto accusatorio, sarebbero giunti da Salvatore Buzzi in accordo con Massimo Carminati.

Alemanno: «Sentenza sbagliata»
L’ex sindaco, al termine della lettura del dispositivo, ha detto: «Una sentenza sbagliata. Ricorreremo sicuramente in appello dopo aver letto le motivazioni. Io sono innocente l’ho detto sempre e lo ribadirò davanti ai giudici di secondo grado».

I pm: «Alemanno ha venduto la sua funzione»
Stando ai pubblici ministeri, «attraverso la vendita della sua funzione di sindaco e il compimento di atti contrari ai doveri dell’ufficio (...) il sodalizio criminale Mafia Capitale è riuscito a ottenere il controllo del territorio istituzionale di Ama spa, società presieduta dal Comune di Roma, incaricata di pubblico servizio». Alemanno avrebbe «consentito di porre le strutture del suo ufficio, di Ama spa e di Eur spa a disposizione di Salvatore Buzzi e di Massimo Carminati».

Le dazioni di denaro
Le indagini dei carabinieri del Ros Roma hanno ricostruito le dazioni illecite di denaro, giunte da Carminati e Buzzi sul conto corrente della Fondazione Nuova Italia di Alemanno. Leggendo le documentazioni bancarie si scopre che ha ricevuto dalle società riconducibili ai corruttori Buzzi e Carminati - sul c/c n. 2520013457, acceso presso la Banca Popolare di Milano, intestato alla Fondazione Nuova Italia, sul quale era delegato a operare Alemanno - denaro per un valore complessivo di 198.500 euro, nel periodo compreso dal 4 gennaio 2012 al 3 settembre 2014. Inoltre, ha percepito, da parte di Sial Service srl e Formula Sociale (riconducibili a Buzzi-Carminati), 25.000 euro sul c/c intestato a Fabrizio Pescatori, mandatario elettorale di Alemanno, per la campagna elettorale delle amministrative del 2013. Utilità ammontanti, dunque, a 223.500 euro, versate da soggetti economici riconducibili al duo Buzzi Carminati (Casa Comune 2000, Unicop, Eriches 29, cooperativa Formula Sociale, Sarim Immobiliare e Sial Service), ovvero da soggetti economici che agivano in accordo con il medesimo Buzzi (Edera di Franco Cancelli per la somma di 60.000 euro, coop. Un Sorriso e Impegno per la Promozione di Sandro Coltellaci per la somma di 15.000 euro).

Lo scambio
Diversi gli interventi in favore del clan Mafia Capitale. Per i pm Alemanno avrebbe compiuto, in cambio, interventi per l’erogazione dal Comune di Roma di finanziamenti a Eur spa, finalizzati a consentire il pagamento di crediti di soggetti economici riconducibili a Buzzi e Carminati. Inoltre avrebbe compiuto pressioni sui competenti organi di Ama per lo sblocco dei crediti vantati dalle imprese di Buzzi-Carminati, inoltre ha fatto interventi finalizzati a costruire le condizioni per l’approvazione del bilancio di previsione del 2012 e la realizzazione dell’assestamento di bilancio del comune che ha permesso di rinvenire risorse economiche utili per l’attività del sodalizio (con riferimento, in particolare, ai crediti vantati in relazione al campo nomadi di Castel Romano e ai minori non accompagnati). Infine, ma non per ultimo, c’è la nomina Giuseppe Berti, avvocato civilista, nel CdA di Ama. Secondo le indagini il professionista era gradito ai vertici dell’associazione mafiosa.

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